Complotti e Dio che sta nei dettagli

Sono rimasto particolarmente sconcertato leggendo le ultime vicende di un certo Giggino Di Maio, che di professione, ultimamente, dovrebbe fare il vicepremier e ministro del lavoro dello sviluppo economico e delle politiche sociali. Quali vicende, direte voi, ce ne sono state tante. E avete pure ragione. Ma, a parer mio, la sua interpretazione nelle ultime, quelle del presunto complotto ai suoi danni, per la clamorosa gaffe del decreto dignità, della diminuzione di 80 mila occupati, risoltosi con accuse di un presunto complotto e di presunti complottisti che starebbero tramando alle sue spalle, diventa emblematica di quanto sia caduta in basso la politica italiana. Perché non c’è solo l’altro vicepremier a scaldare la piazza, o ad avvilirla, a seconda delle posizioni in commedia, non c’è nemmeno l’impalpabilità del premier Giuseppe Conte, sempre più, per dirla come il Manzoni, vaso di coccio fra vasi di ferro. Che rischia, via via, di uscirne stritolato. Come don Abbondio. A tenerci con il fiato sospeso di fronte all’ulteriore salvataggio con polemica di uomini in mare, e per farci sorridere, se non ci fosse davvero da piangere, c’è la guittaggine fantasiosa in cui il leader pentastellato riesce a coinvolgerci. Quasi avesse appreso tutta in un fiato la vis comica del Grillo televisivo. Percio’, in soldoni: annuncio del decreto dignita’ con autogol, perché nei documenti c’è scritto che si perderanno in dieci anni 80 mila posti di lavoro. Suspense, Di Maio che non può smentire – i documenti sono inclusi nella sua relazione – e tira fuori l’alibi del complotto. Lo staff ammicca, poi di fronte all’incalzare dei giornalisti che come sempre fiutano il sapore del sangue, la replica piccata e seccata. E si apprende infine che la documentazione non poteva non essere acclusa alla relazione, trattandosi di uno studio appositamente redatto dall’Inps, e che l’intera documentazione era stata messa a disposizione del vicepremier una settimana prima di essere portata in aula. Non vorrei definire la figura per non incorrere in querele varie o in vilipendio, ma fate un po’ voi.

E mi vengono in mente due massime. Che l’eleganza sta nei dettagli. E tutto si può dire tranne che Giggino, attribuendo le sue responsabilità, ad altri, suoi sottoposti, abbia saputo dimostrare classe ed eleganza nel cercare di tirarsene fuori. La seconda più filosofica, è che “Dio e’ nei dettagli” come suggeriva Flaubert con potenziale stravolgimento completo, frutto del dualismo bene/male, per cui anche il demonio potrebbe manifestarsi nei dettagli, o… nella mancanza di dettagli.


A questo punto, raccontando di dettagli e della differenza fra la classe politica d’antan, che saliva in cattedra solo dopo scuole di partito e anni di gavetta e apprendistato, vorrei citare un episodio vissuto nella mia carriera professionale di cui sono stato indirettamente protagonista.

All’epoca, molto più giovane di adesso, ero un acerbo cronista politico de “Il Corriere Mercantile” che ogni giovedì frequentava palazzo Tursi per assistere al consiglio comunale. Quel giorno avrebbe dovuto esserci una seduta monotematica dedicata al porto e alla portualita’. E sul Corriere Mercantile, che in quel periodo era un giornale del pomeriggio, avevo anticipato in gran parte l’intervento di Tonino Bettanini, assistente universitario e allora consigliere comunale emergente del Psi, legato all’imprenditore Titti Oliva, che rappresentava il ramo aziendalista del partito. Entrai nella buvette di Tursi e mi trovai di fronte proprio a un Bettanini rosso e stravolto, seguito a breve distanza, dall’allora Sindaco Fulvio Cerofolini. E quella di Bettanini fu un’ondata di improperi che mi travolse mentre Cerofolini si dirigeva verso l’aula impettito. Mi presi per intero quella sfilza di invettive, dirette contro di me e i giornalisti mendaci in generale, ed andai ad accomodarmi nel settore per la stampa per assistere alla seduta e, di li’ a poco, all’esposizione di Bettanini, scoprendo che rispetto a quanto avevamo pubblicato le linee guida erano state cambiate in corso d’opera. Il tutto risultava ingentilito e annacquato, insomma, per non alimentare dissapori tra Cap e Comune sulla visione sul porto. Alla fine del suo intervento Bettanini mi fece segno di trasferirci nella buvette dove si scusò e mi confido’ che aveva forzatamente sottoposto il suo intervento al Sindaco e che la bozza gli era stata restituita segnata a tratti di matita in rosso e blu. Cerofolini aveva evidenziato le cose che si potevano dire in pubblico in sala rossa, cancellato quelle che non bisognava assolutamente proferire e aveva messo mano a quelle che occorreva edulcorare. Così funzionava la politica tanti anni fa. Oggi va tutto più veloce. 

A parte la topica del Di Maio che non si azzarda a rileggere e ripassare la documentazione di un decreto tanto importante, mi viene da pensare al sindaco Marco Bucci che promette di fronte al folto pubblico di Begato di interrompere i rapporti con Arte, da tempo inosservante e carente riguardo alla manutenzione e ripristino degli alloggi della Diga, con il governatore Toti che pochi giorni dopo lo smentisce pubblicamente spiegandogli che interrompere il rapporto non sarebbe stato possibile. Poi il sindaco in compagnia degli assessori Pietro Piciocchi e Stefano Garassino, e affiancato dal governatore Giovanni Toti e dall’assessore regionale Marco Scajola è risalito sino a Begato per presentare un progetto che prevede nuovi impianti sportivi e sociali e telecamere per la sicurezza, oltre a un centro di ascolto per la cittadinanza, un futuribile piano di mobilita’per gli abitanti che desiderano emigrare e uno per riscattare le abitazioni divenendone proprietari. Ma di togliersi dai piedi Arte non ne ha più parlato. Anzi ieri il comune ha rinnovato la convenzione.

 Oppure c’e da riflettere sul vicesindaco Stefano Balleari, che in campagna elettorale si è giovato, in lungo e in largo, della percezione di insicurezza da parte dei cittadini e martedì,  durante la seduta, rispondendo a una interrogazione che riguardava le aggressioni ad autisti amt, serali e non, a bordo dei mezzi sembrava tanto il marchesino Marco Doria quando, sullo stesso argomento, prendeva le distanze dalla percezione popolare, a suo vedere esagerata. Tanto per smentirsi Balleari, dopo aver assicurato che la situazione era “attenzionata” si è giustificato di fronte ai consiglieri in sala rossa: “Ritengo pero’ che la percezione di insicurezza sia amplificata”. E lo ha persino riportato in un post sul suo profilo. E anche la querelle con smentita del sindaco su Amt in house o non in house, emersa dopo lunga a faticosa commissione, meriterebbe qualche riflessione su questi cortocircuiti in serie. Ma andrei lungo e il mio amico Fabio Palli, che spesso mi richiede capacita’ di sintesi, se ne avrebbe a male. Comunque la politica viaggia veloce, come i social del resto, e sono ormai in pochi a ricordarsi quello che è accaduto pochi giorni prima. Figuriamoci se parliamo di un anno fa e a parti e maggioranza invertite. La chiamavano/si chiamava coerenza. E un tempo non era un dettaglio. Perciò, anche se Dio sta davvero nei dettagli i nostri neopolitici si dimostrano parecchio carenti in materia. Il tutto gravato, come se non bastasse, dalla mancanza di umiltà e dalla consapevolezza, purtroppo soltanto nostra, che occorrerebbe, probabilmente, tornare sui banchi di scuola. Se non altro per tentare di non far crescere in noi, quell’urticante sensazione che oltre alle dichiarazioni ad effetto, ai proclami e ai post sui social, sotto al vestito non ci sia davvero niente.

Giona