Uomini, donne e avvoltoi

 

Ho cercato qualche segnale di solidarietà, vera, presunta, o anche solo formale, addirittura politica, o soltanto di genere, nei confronti di Elisa Serafini, l’ex assessore della giunta del sindaco Marco Bucci che ieri sera ha abbandonato la riunione con i colleghi sbattendo, forte, la porta. E poco più tardi ha formalizzato le sue dimissioni. Confermate oggi, dopo una lunga, e si presume tormentata, notte passata a pensare e a rigirarsi nel letto, con alcune sentite righe pubblicate, da buona influencer, sul suo profilo social. Una cinquantina di righe nelle quali spiega le ragioni della sua dipartita dall’agone della politica in nome di una coerenza con se stessa e con le sue idee, che evidentemente in questo anno devono aver infastidito, e non poco, il Sindaco e i suoi colleghi.

Ho sondato profili social di donne e di uomini e ho trovato pochino. A dire la verità una delle poche a concederle l’onore delle armi e’ stata Monica Magnani, precedentemente sua compagna di avventure nella lista “Vince Genova” degli arancioni di Bucci.

La Magnani passa per essere persona diretta e leale, dunque c’è poco da stupirsi. Spiega Monica “Molto dispiaciuta per le dimissioni di Elisa Serafini, una donna, giovane, indipendente, motivata, che a preferenze nella lista di “Vince Genova” si è conquistata la stima di tutti. Posso ben comprendere le tue motivazioni, grazie per la tua coerenza, integrità e il lavoro che in questo anno hai fatto per Genova. Ti abbraccio forte”.

Naturalmente, o no, non ho visto le solite trite e ritrite litanie, a suon di “quote rosa indebolite”, di “sesso debole in balia di sesso e poteri forti”, pur non potendo vantare, la giunta di Bucci, un numero particolarmente  congruo di donne al suo interno. Sei fra assessori e consiglieri delegati sul totale dei 18 – il famoso e rivendicato terzo, come numero minimo – che con le dimissioni della Serafini scendono a 5 e quindi al di sotto della soglia.

Nemmeno da parte del capogruppo del Pd Cristina Lodi che al tema di genere ha volutamente anteposto quello politico. E il comunicato della Lodi, apparso già ieri sera sulla sua pagina facebook, giustamente, visto che il Pd dovrebbe fare opposizione, non tocca nemmeno lontanamente la solidarietà di genere. Anzi cerca di coinvolgere tutta la giunta, uomini e donne, nella situazione di litigiosita’ e incomprensioni. Del resto che cosa c’è da aspettarsi da un sindaco passato per essere sin dai primi giorni irascibile e incontinente? Descritto con felice metafora come “u scindecu cu cria”. Sempre con gli occhi puntati sugli obiettivi, non quelli fotografici eh. Con la mentalità del manager a scapito di quella più diplomatica del politico. Talmente calato nella sua parte da negare, già ieri sera, tanto il diverbio che le prossime dimissioni, e da rispondere “Non mi risulta”. Una versione riveduta e corretta del “Questo io non lo creto” che ha fatto la fortuna del senatore Razzi plasmato da quel gran comico che è Maurizio Crozza


Dicevo della Lodi, con quel cognome ci si sarebbe attesi almeno uno sfuggente onore delle armi. Invece niente, dritto per dritto nella polemica politica. In cui la Serafini diventa un caso, non il caso. Il caso emblematico e il primo episodio di resa di una giunta in difficoltà che evidenzia la prima crepa di un possibile disfacimento. Comunque le voci di un rimpasto aleggiavano su palazzo Tursi già da tempo. Spiega, infatti la capogruppo del Pd soffiando sulle ceneri ardenti delle contraddizioni: “Le dimissioni arrivate dopo l’ennesimo litigio all’interno della giunta di Bucci, dove in questi ultimi giorni, non sono mancati scontri e dissapori, ultimo in ordine di tempo quello di ieri fra il sindaco e il vicesindaco sulla questione Amt”. Poi il siluro diretto al Sindaco: “Evidentemente Bucci è incapace di fare gioco di squadra”. A seguire affonda la Serafini “E in questa situazione la Lega prende sempre più campo e condiziona le scelte politiche del sindaco. E, a questo punto, con le dimissioni improvvise della Serafini, il settore della cultura rischia un ennesimo grosso arresto dopo una cattiva gestione, ad esempio Ducale, Villa Croce e Cresta Festival”. Infine il requiem politico per Sindaco e assessori “Quello che è accaduto in giunta non può essere derubricato a lite di famiglia ma rappresenta l’emergere di una crisi politica profonda in settori strategici per i genovesi. Crisi della quale la città rischia di pagare le conseguenze”. A un simile de profundis verrebbe solo da aggiungere “Amen”.

Insomma, si parlava da tempo di una opposizione in letargo, oziosa e anestetizzata dalla propaganda battente del centrodestra. C’è da dire che in questa occasione, estate o non estate, è riuscita ad afferrare la palla al balzo. Anche se sara’ istruttivo ascoltare e registrare gli interventi della minoranza nell’occasione, si spera prossima, in cui il Sindaco e la Giunta dovranno comparire di fronte al consiglio comunale per ratificare le dimissioni della Serafini e comunicare il nome del successore. Donna o uomo che sia. La cultura, sulla quale gravita il turismo, come sottolinea la Lodi, per una città che ha simili aspirazioni, non può attendere i balletti e i riti del mai troppo obsoleto manuale Cencelli.

Sin qui la vicenda politica. Ma mi fa piacere ritornare a quella umana, che ho introdotto all’inizio del mio articolo. Per rispondere, magari, al quesito su che cosa l’ex Ludo, trasformatasi in assessore alla cultura, vorrà fare da grande, e che legittime aspirazioni abbia. Anche in questo caso gli aspetti personali si intrecciano con quelli politici. Per esempio qualcuno dice che in campagna acquisti, come per il calcio mercato, fosse in procinto delle visite mediche per trasferirsi armi, bagagli e solipsismo, a Milano, dove abitava e dove sarebbero giunti gli echi delle sue gesta genovesi. Insistentemente cercata per un posto da assessore della sua squadra, dal presidente della giunta della regione lombarda, il leghista Attilio Fontana. Ipotesi suggestiva, cavalcata qualche giorno fa da “Il giornale”.
Eppero’ “dopo la caduta degli dei”
, alcuni ben informati parlano di un tentativo di depistaggio. Magari goffo, magari autoprodotto con sagacia. E con la benevolenza di qualche giornalista che ha dato seguito ai rumors, e poi, in definitiva, è incorso in una bufala. Un espediente per portare il livoroso Bucci a domandarsi: “Ma se la vogliono a Milano, magari è il caso che me la tenga qui, ben stretta, e provveda a limare il mio caratteraccio?”. Ma Bucci è uomo tutto d’un pezzo, all’antica e di parola. Vedi l’ultima visita agli abitanti di Begato dove ha esposto, insieme ai suoi assessori e al governatore Giovanni Toti, la soluzione a tutti i loro annosi problemi. Poi tra il dire e il fare come sempre c’è di mezzo il mare. La politica, pero’, è fatta e vive di promesse. Magari, alla fine dei conti, mai mantenute.

Perciò la Ludo/alias Elisa Serafini nel suo messaggio di congedo, che lascia l’amaro in bocca a tanti suoi supporter, conquistati per strada in campagna elettorale, o a suon di distribuzione di patenti da saggio, si limita a chiudere una porta e ad aprirne un’altra. “ Da alcuni mesi lavoro alla realizzazione del primo “incubatore” di politiche pubbliche. Un centro studi che possa aiutare gli amministratori di tutta Italia a realizzare soluzioni efficaci sui territori. Quello sarà da domani il mio unico progetto pubblico. Per il resto, io mi fermo qui. Torno ad essere un politico di “passione” e non di professione come scriveva Max Weber.

Grazie alle tante persone che mi stanno scrivendo in queste ore, a chi ha scelto di darmi fiducia. E’ anche per voi che ho preso questa decisione. Elisa”. Insomma dopo un solo anno pretendera’ di insegnare agli amministratori a far politica. Rullo di tamburi, sipario e the end. Come uscita di scena davvero non male. Ad onta di chi aveva pronosticato che, ennesimo colpo di scena, stasera alla presenza del Governatore Toti, fra i primi sponsor della Serafini, durante gli Stati Generali di Forza Italia, dove si presumeva spuntassero i lunghi coltelli per confermare il senatore Sandro Biasotti, troppo appiattito sull’arancione, come coordinatore regionale, finisse tutto a tarallucci e vino. Con la riconciliazione fra la Serafini e Bucci, Toti benedicente ed un tripudio di folla a consacrare la rinnovata coesione del centrodestra. Probabilmente non andrà così. O forse sì. Sai che scoop per la stampa e che messaggio propagandistico? E, soprattutto, che risultato per la Serafini che fino alle prossime regionali diventerebbe praticamente una intoccabile. Eppero’ poi l’immaginario si ferma contro il muro della realtà reale che sconfigge il lieto fine, tipo film romantico o bella fiaba. Perché anche Toti alla fine la scarica. E la frase è un classico. Anche se da un giornalista ci attendevamo qualche cosa di meno banale, ma magari non avrà dormito abbastanza pensando all’impegno pomeridiano con tanti augusti rappresentanti di Forza Italia e fedelissimi di zio Silvio. Insomma non è riuscito ad andare al di la’ del classico “Tutti sono utili ma nessuno indispensabile”. Condito con un perentorio “Se non sa stare in un gruppo se ne vada”. E magari il Governatore avrà pure pensato al destino, un po’ bastardo, che all’ultimo momento gli mette il sassolino negli ingranaggi di una macchina che avrebbe dovuto essere perfettamente oliata per far registrare la pace sociale fra azzurri e arancioni siglata proprio nella convention. E, al contrario, di fronte alla lite e alle dimissioni avrà pronosticato strascichi e qualche tensione.

Io ho cercato in rete, riscontrando da parte dei diretti interessati un assordante silenzio. Vuota in merito la bacheca di Laura Lilli Lauro, una e trina, nella sua triplice veste di consigliere delegato a Tursi, consigliere regionale e commissario cittadino degli azzurri, sgomitante esponente del cerchio magico di Biasotti, probabilmente troppo impegnata in vista della convention delle 17.oo, ospitata sulla terrazza roof garden, della concessionaria del senatore Biasotti, in via di Francia, dove il coordinatore, che giocherà in casa, da buon anfitrione renderà tutti gli onori necessari ai convitati.

Comunque storia spessa, quella della Serafini, storia di insofferenze e di liti fra donne. Perché l’alterco con Bucci pare che sia nato da incomprensioni proprio fra lei e Manuela Arata, ex presidente del Festival della Scienza con livori per il marchesino Doria che l’aveva defenestrata, ex renziana, passata anima e cuore, dopo la sconfitta di Gianni Crivello, fra le fila di Bucci in qualità di saggia. Di lei hanno sempre parlato come una rappresentante del gentil sesso dal carattere egoriferito e bizzoso. E fra due personaggi del genere è plausibile che siano scoppiate scintille. Pare che siano volate parole forti su un progetto per il museo del Jeans. E Bucci nel tentativo di uscirne fuori, con la sua riconosciuta arte diplomatica, abbia relegato il tutto a una misera questione di protagonismo femminile. Facendo così inquietare le altre rappresentanti delle quote rosa. Percio’ era logico presupporre che, in quanto a post, soprattutto le donne si dimostrassero perlomeno abbottonate. A maggior ragione con la Serafini vittima del fuoco amico e l’Arata che non passa per essere una che lascia correre, e che curiosamente viene data in rampa di lancio per l’assessorato, tanto da far pensare ad un agguato in piena regola, e’ naturale che le esponenti del gentil sesso si chiudano a riccio. Solidarietà sarebbe troppo. Eppero’ nemmeno sciacallaggio. O peggio rischiare di far imbufalire il sindaco e la sua saggia. Quindi calma e gesso.

Così ho colto al volo appena una spigolatura sul profilo di Anna Pettene, altra esclusa illustre della campagna elettorale per le comunali. Lei direttamente cercata e intenta alla prova costume, mi risponde che è tutto frutto della mia perversione professionale. Comunque, in omaggio al mio fiuto, pubblico egualmente il post, che io trovo leggermente allusivo “Sto leggendo un libro molto divertente…. divorziare con stile. Oltre alla comicità, pregevole è l’analisi della realtà familiare. C’è un’affermazione molto vera che riguarda l’ipocrisia “cemento” per molte famiglie”. Vabbe’ lei fa il mediatore familiare. Pero’ la Lodi  – Lodi, Ludo, che confusione – da perfetta politica, come capogruppo del Pd a Tursi aveva ammonito: “Quello che è accaduto in giunta non può essere derubricato a lite di famiglia”. Messaggi subliminali o curiosa analogia? Comunque, sia come sia, mi piace concludere con il subdolissimo post di Giuseppe Vittorio Piccini, mio amico social ed esponente socialista nella coalizione del centro destra, che mette la pietra tombale alla vicenda “#Genova: un saluto a @Elisa Serafini, assessore anche alla cultura di @Comune di Genova. Giovanna d’Arco di individualismo senza socialita’, pur tuttavia incompatibile con giunta che ha scelto volto identitario e sanfedista in linea con il neoleghismo. Borzani incombe. Continuita’”. Già nell’immagine per i posteri: Giovanna d’Arco arsa sul rogo. Giovane pulzella che sentiva le voci.

Paolo De Totero