Non dire gatto se c’è il … fuori sacco. Ripetizioni per settembre

Marco Bucci e Sandro BiasottiHa fatto appena in tempo, il sindaco Marco Bucci, a celebrare il primo anno di incarico, commentando, magari un po’ troppo ottimisticamente, i suoi 365 giorni di palazzo Tursi, e la situazione sembrerebbe sfuggirgli di mano. A riportare tutti con i piedi per terra, dopo qualche mese vissuto nel gratificante limbo dei proclami, delle comparsate, delle floralie e degli scivoli che non scivolano, ci ha pensato l’assessore, anzi l’ex assessore Elisa Serafini, che non solo ha puntato i piedi, ma ha anche sbattuto forte la porta. E mentre all’orizzonte si prospetta un incombente rimpasto, e non solo per ridistribuire le deleghe della ex Ludo, ma addirittura con qualche altra testa eccellente pronta a cadere, l’impressione per questo manipolo di assessori che circonda il sindaco Marco Bucci, con tutto il suo pessimo carattere, non può che essere quello dei dilettanti allo sbaraglio. Probabili, possibili, potenziali futuri clienti della Serafini e della sua scuola per la pubblica amministrazione.

L’ultima tegola caduta sulle teste della giunta di Bucci, che deve ancora riprendersi dallo choc delle dimissioni della ex favorita del governatore Giovanni Toti, è stato l’invito a tutti gli assessori da parte del neo Segretario Generale Antonino Minicuci, subentrato da qualche settimana a Luca Uguccioni, trasferitosi con le medesime mansioni a Forlì, a sottoporgli almeno 48 ore prima le delibere. Insomma molti assessori avrebbero il vizio del “fuori sacco”, cioè a inserire per il dibattito e le votazioni troppi provvedimenti all’ultimo momento, rendendo di fatto problematico il compito di garanzia del segretario generale che ha il compito di segnalare agli amministratori proponenti le illegittimità ivi contenute, avvertendoli che queste potrebbero produrre un danno erariale di cui il Comune sarebbe chiamato a rispondere. Insomma un corso per “piccoli politici crescono” forse non sarebbe male. Anche perché pochi mesi fa Marco Bucci, aveva dovuto rinunciare al precedente segretario generale che evidentemente aveva annusato l’aria che tirava e aveva preferito un trasferimento a Forlì, rinunciando, pare, a una cospicua parte di compenso. Uguccioni aveva addotto ragioni personali e una difficoltà a rapportarsi con il primo cittadino accusato di trattare Tursi come un’azienda privata. Insomma anche la burocrazia ha le sue regole, specie se il rischio diventa quello di dover poi sborsare i soldi di tasca propria su invito della corte dei conti. Nel frattempo, tanto per non ridurre tutto a questa scuola privata della Ludo/Serafini ecco comparire il Vivaio Liguria, altrimenti detto il vivaio Arancione, una sorta di ibrido fra la scuola radio/Elettra e il non è mai troppo tardi del maestro Alberto Manzi. 

Marco Bucci e Matteo SalviniData di inizio corsi, travestiti da convention il 30 luglio. Anche perché l’impegno di lealtà preso da Sandro Biasotti e Giovanni Toti con i messi di Silvio Berlusconi se da una parte ha contribuito a pacificare la piazza va spiegato, ratificato e fatto recepire. Mica tutti sono come Lilli Lauro che contiene in se il dono dell’ubiquità. Metà arancione come consigliere regionale e metà azzurra, come consigliere comunale e braccio destro di Marco Bucci. Poi c’è Il problema di cercare di mantenere equilibrio ed equidistanza dalla Lega del vicepremier Matteo Salvini, polo attrattivo per Bucci e Toti – per Biasotti no, tanto lui continua imperterrito a farsi i fatti suoi dopo aver firmato un patto personale con quel diavolo del Cavaliere. Il sorpasso leghista, insomma qualche insofferenza negli azzurri la crea eccome. Perciò bisogna far tutto con modo. Quella che potrebbe sembrare, ad altri, ambiguità va spiegata, limitatata e dipanata. Poi studiata per benino. Pena altri scivoloni e colpi di testa. Perciò tutti rimandati a settembre. E nel frattempo urgono ripetizioni. 

Giona