Polpetta avvelenata

Ci sono argomenti e temi su cui un uomo non può permettersi di sbagliare. E tantomeno di scherzare. Figuriamoci, poi se quel rappresentante del genere alfa alla genetica unisce anche una lunga frequentazione con la professione del pubblicitario. Perché la pubblicità è anche l’arte di saper colpire la suggestione degli occasionali utenti attraverso una frase banale a cui si vuole dare una sfumatura particolare. Valga per tutti quel “Le donne hanno in testa una cosa sola” manifesto nato con l’intento di pubblicizzare una lacca e finito fra gli strali di molte donne e altrettanti uomini evoluti nel mirino dell’Autority pubblicitaria, con segnalazione particolare dell’avvocato Elena Fiorini, ex assessore alla legalità della giunta del marchesino Marco Doria. Con l’azienda pubblicitaria che si è cosparsa il capo di cenere e ha sospeso l’affissione di quei criminali manifesti.

Insomma, ci sono temi sacri sui quali, quando ci si avventura magari per ischerzo, si corre il rischio di essere travolti da una mandria di bufali. Argomenti che più di altri urtano la sensibilità’ e non solo quella femminile. Ma soprattutto quella. E a volte l’esasperazione diventa un museo degli orrori. Il tema della maternità è uno di quelli, anche se il “Signor distruggere” sulle distorsioni/ aberrazioni di certi gruppi di mamme che la praticano senza e senza ma ci ha costruito il suo successo.

Percio’, pochi giorni fa il tema dell’allattamento in plein air e’ diventato divisivo quanto e più della lacca. Se non fosse accaduto al mio amico social Paolo Vanni, il baffo del Caffè’ Berio, riciclatosi il re delle polpette di piazza Matteotti, magari il tutto sarebbe passato sotto silenzio. Ma ci è rimasto in mezzo l’eclettico sessantaquattrenne che ha avuto un passato nella pubblicità, e una vicenda giudiziaria per la rinnovata gestione del suo ex locale ancora in piedi, e quindi i social hanno fatto il resto dopo la denuncia di una giovane mamma che pretendeva di attaccare al seno il figlioletto in piazza Matteotti, nei pressi del nuovo locale del Vanni, e ha raccontato di essere stata allontanata in malo modo. Offrendo poi, attraverso i social, al linciaggio pubblico l’uomo del baffo. Lui si è scusato, ha fatto un post di scuse poi ritirato di fronte al proseguire della gogna mediatica. Anche perché ha avuto la malaugurata idea di insinuare che quel seno nudo con tanto di poppante attaccato potesse dare fastidio a qualche sensibilità, ne’ più ne’ meno di una sigaretta accesa. Insomma il Vanni ha proprio pestato una deiezione canina, di quelle che i proprietari di cani a volte lasciano con protervia in mezzo alla piazza, anche piazza Matteotti. Tanto che la saggia del sindaco Marco Bucci, Manuela Arata, quella ex Pd renziano, che ha facilità a fendere le barricate da una parte all’altra e ad accomodarsi al tavolo del vincitore, si e dilungata in una sorta di morale facile facile. Da mamma, da donna. Decidendo che l’argomento della poppata in plein  air non potesse essere divisivo almeno quanto il Liguria Pride su cui il Sindaco Marco Bucci e l’assessore Elisa Serafini avevano iniziato ad incrinare i loro rapporti. Dispiace per il Vanni, che ricordo, tanto per mantenere il discorso sul filo difficile dell’equilibrio, affrontando il tema sdrucciolevole  della sessualita’, come spacciatore di profilattici nel suo antico esercizio. Probabilmente, da ex radicale, sensibile al tema della maternità/paternità’ consapevole.

Evidentemente, ironia della, sorte, è rimasto vittima di una polpetta avvelenata – qualcuno ha raccontato addirittura che fosse inquieto perché la mamma non stesse consumando – condita con le evacuazioni degli impalatori da tastiera che spessissimo ignorano a bella posta di chi e di che cosa stiano parlando. 
Tanto per capire l’uomo. Sembra che voglia preparare una riunione di mamme allattanti proprio nel suo locale. E, magari, da buon pubblicitario, riuscirà anche a sostenere che le sue polpette abbiano effetti benefici per l’allattamento. Superando così col genio la propaganda negativa con tanto di possibile boicottaggio. Una polpetta avvelenata, in fondo si può sempre smaltire. Specie se si ha un buon stomaco.

Paolo De Totero