Fusione AMT e Atp: si allontana la gestione “in house”?

Genova –  Il 21 novembre del 2017, con la fusione tra Amt S.p.A e Atp S.p.A, sembrava finalmente posta la prima pietra per mantenere in house il trasporto pubblico locale.
Poi qualcosa si è inceppato e il passo successivo non è stato fatto. Non c’è stata l’integrazione del secondo ramo di Atp, cioè Atp Esercizio S.r.l. che rappresenta il personale viaggiante e conta 430 dipendenti, condizione necessaria per rendere davvero effettiva la fusione.
Ed è qui che si nasconde il problema: una metà di Atp Esercizio S.r.l., che vale 750.000 euro, è in mano ai privati di Autoguidovie e dunque, per tenerla in house, questi privati dovrebbero essere liquidati.

Ci sono le risorse per farlo?
“Dopo le storiche cinque giornate di sciopero del novembre 2013, Marco Doria, nella sua veste di Sindaco Metropolitano, aveva stanziato 2 milioni di euro per la ricapitalizzazione di Atp”, precisa Maurizio Rimassa coordinatore regionale USB, che aggiunge: “Il processo, però, non è stato portato avanti dal Sindaco Doria né ci sono notizie che il Sindaco Bucci intenda procedere in questo senso”.

Tutto fermo nonostante ci sia anche una sentenza di ANAC, cioè l’Autorità Nazionale Anti Corruzione, che ne certifica un’operazione di acquisto non trasparente.
Nel fascicolo sulla Cessione quote della società titolare di concessione di servizio di trasporto pubblico della Provincia di Genova senza procedura concorrenziale, infatti si legge: “La vendita diretta delle quote sociali di ATP Esercizio s.r.l. da parte di SMC s.c.a.r.l. ad Autoguidovie S.p.A. in assenza di procedura ad evidenza pubblica non è conforme ai principi ditrasparenza, imparzialità e concorrenza che devono ispirare anche l’azione delle società apartecipazione pubblica se non motivata da apposita delibera dell’organo competente ai sensi del dell’art. 5 del D.lgs 175/2016 che recepisce un principio desumibile da quelli generali di contabilità pubblica, motivazione che dia analiticamente atto della convenienza economicadell’operazione di negoziazione diretta con un singolo acquirente, con particolare riferimento alla congruità del prezzo di vendita”.

Si aprono due strade diverse per il TPL? AMT in house e Atp a gara?
Ad oggi non si sa nulla di preciso e questa incertezza preoccupa lavoratori e sindacati: “Registriamo che al momento l’unica procedura che c’è sul tavolo, il cosiddetto Dialogo competitivo, apre le porte a una gara per l’assegnazione del servizio”, continua Rimassa che poi focalizza come né AMT, né Atp, a differenza di AMIU, sono state iscritte all’ANAC. E questo ci preoccupa molto”.
“Il tempo è poco”,
sottolinea ancora Rimassa, “perché l’affidamento del servizio scade il 3 dicembre 2019 e, al di là delle dichiarazioni di facciata, il Sindaco deve dire quale percorso intende seguire”.
Per avere dei chiarimenti, USB ha chiesto e ottenuto un incontro monotematico con il Primo Cittadino, fissato per giovedì 9 agosto.

Se dunque il futuro del Trasporto Pubblico Locale è indeterminato, il presente per i lavoratori è una certezza fatta di mezzi ormai vecchi, che hanno bisogno di manutenzione continua e che spesso prendono fuoco mentre svolgono il servizio.
Una certezza fatta di officine con pochi meccanici e senza pezzi di ricambio: “Questo costringe i lavoratori e gli utenti a viaggiare in condizioni molto complesse, anche dal punto di vista della sicurezza”, conclude Rimassa.

Simona Tarzia