Gli sfollati del Morandi: la vita in un carrello

Eccolo.
Immobile nel rombo della sua caduta. Ammasso di lamiere, cemento e sangue.
Scheletro arrugginito dall’incuria che incombe sulle case e sui carrelli che, avanti e indietro, portano ricordi e pezzi di vita.
Ora spunta un quadro. Una fotografia. Vestiti. Un’aspirapolvere.
Non doveva finire così.
Una fila di sedie all’ombra accoglie chi non vorrebbe lasciare la propria casa e sta lì, Cerbero degli anni duemila, a guardia della memoria.
Nella consueta zona rossa italiana, non vogliamo che resti la solita nebbia abitata da ombre innacertabili.

Simona Tarzia

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