Morire sul lavoro per il crollo di un viadotto

Genova – La sensazione dell’uomo comune, è quella di essere soggetto a un ricatto occupazionale. E questa percezione non riguarda soltanto la tendenza del mercato a creare posti temporanei, ma soprattutto la percezione negativa della sicurezza sul lavoro.
Secondo dati Inail, tra gennaio e dicembre 2017, sono state presentate all’Istituto 635.433 denunce di infortuni sul lavoro (-0,2% rispetto al 2016), 1.029 delle quali con esito mortale (+1,1%).
469, invece, i morti tra gennaio e giugno 2018.

A questo calcolo macabro ora andranno aggiunti anche i morti del crollo del Morandi, coperti dalle macerie della negligenza. 

Sono Bruno Casagrande, Mirko Vicini e Alessandro Campora, due loperai di AMIU – la municipalizzata genovese dei rifiuti – e uno di Aster – la municipalizzata delle manutenzioni – che si trovavano nell’area ex Rialzo, quella che insieme alla rimessa di Campi è intrappolata sotto i piloni di quel viadotto da dove, almeno dal 2016, piovevano calcinacci e pezzi di ferro.

Così Paolo Petrosino, dipendente di AMIU Genova, delegato USB e vicecoordinatore RSU, denuncia una situazione gravissima:“La rimessa di Campi negli ultimi 2 anni è stata colpita da pezzi di ferro che cadevano dal viadotto, tanto che, oltre alle reti, è stato necessario montare a protezione una struttura fatta da impalcature che impedisse ai colleghi il passaggio a piedi allo scoperto”.

Segni premonitori di tragedia annunciata ma che nessuno si aspettava davvero.   

Simona Tarzia

Nel video girato dalle telecamere dell’isola ecologica, ora acquisito per le indagini, si vede la spazzatrice che transita sotto al viadotto un attimo prima del crollo e un lavoratore che scappa di corsa: