Ritorno al futuro. Con nostalgia

 

Non si vive di solo presente. E facebook è proprio una brutta bestia. Specie con quell’ “Accadde oggi” che quotidianamente ti riporta indietro di qualche anno. Amicizie nate quel dì di qualche lustro fa, ma anche pensieri che tornano in mente, frullano, sfruculiano, suggeriscono comparazioni, più o meno azzardate. Per me che frequento facebook da soli due anni si tratta di operazioni di una memoria relativamente corta. Non oso pensare a coloro che i social li utilizzano da più tempo. O dalla loro nascita. E a quelli che digitano compulsivamente, poi.
A me, che ho persino il difetto di non saper scegliere, capita di escludere raramente qualche post. In fondo sono tutti figli miei. E quindi, visto che per di più, sono incline, per formazione di studi, ormai antichi, ahimè, mi viene immediato il “come eravamo” e il “come ci siamo ridotti”. Perciò mi dovete perdonare, almeno un po’, per questa mattinata di “ritorno al futuro”.

Epperò, in testa mi si fa largo con beffarda prepotenza (per dire come quel meraviglioso colpo di tacco di CR7 con la Lazio che nello spazio di un nanosecondo si è autoannullato la gioia del primo gol nel campionato Italiano, più che quello di ieri sera, perfetto, del romanista Pastore) l’auto ironia del gesto. Anzi del post. Specie se paragonati ai tempi attuali. Sono vecchio. Perdonatemi per questo. 

E quindi bando alle ciance intimiste. Anche se, infine, devo confessarvi che spesso ho atteso qualche minuto dopo la mezzanotte per guardare curioso che cosa mi aveva stimolato a postare uno o due anni fa. 

Perciò oggi mi capita, andando indietro nel tempo, di sobbalzare di fronte al ricordo di una mia condivisione. È di due anni fa. Autori quei buontemponi di “Bastardi Dentro”, zuzzurelloni della rete. Porta a vetri di un esercizio qualsiasi. Si direbbe, forse più’ un’officina. Ingresso con cartello e prima frase…. “Ripariamo qualsiasi cosa”, a caratteri maiuscoli. Con seguente avvertenza fra parentesi e minuscolo “Bussare forte alla porta perché il campanello non funziona”. E commento di Bastardi Dentro “Possiamo riparare qualsiasi cosa…” a cui, due anni, fa aggiunsi “Quando si dice il buongiorno… “

Solo che a due anni di distanza mi folgora un’idea per il mio personale “ritorno al futuro” e posto senza esitazioni: “Mi fa venire in mente il nostro Governo. Senza offesa per nessuno. Eh?”. 

Tanto, che un po’ o onanisticamente, mi viene da pensare che, beffardamente, a volte quei tempi ritornino appositamente dall’inconscio per costringerci a riflettere. E dopo il collasso del Morandi, che era un ponte e ora è un pezzo di memoria ormai indelebile, e difficilmente cancellabile – Per Genova, più o meno, come l’ante e post Cristo- quel post sia ricomparso non a caso. Dopo liti, dichiarazioni di intenti, querelle su chi ha la colpa e chi ricostruira’. Persino attriti fra i nostri amministratori locali (il governatore Giovanni Toti e il sindaco Marco Bucci) e i nostri rappresentanti del governo.

 Il vicepremier Giggino Di Maio e il suo ministro Danilo Toninelli, baciati in fronte dall’ansia di statalizzazione. Tanto che poi, i pentastellati, riescono persino a farci fare pace con i due rappresentanti del centrodestra, invisi fino al momento della tragedia, almeno una parte dei genovesi stufi di proclami e vernice. Eppero’ il crollo del Morandi, come dicevo, ha assunto per la città tutta il significato della catarsi in cui i genovesi hanno riacquistato, dopo polemiche infinite, il senso dell’unita’ di maglia. E ci mancherebbe, visto che all’orizzonte si profila un autunno caldissimo in cui fra traffico e Ilva i nostri amministratori potrebbero essere segnati per sempre. Perché poi ai genovesi più delle fazioni politiche importa il senso pratico, e l’imbottigliamento da traffico, ancorché rallentato ulteriormente da qualche manifestazione dei lavoratori, potrebbe significare l’inglorioso tracollo per chiunque. Percio’ quel “possiamo riparare qualsiasi cosa” con l’avvertenza “bussare forte perché il campanello non funziona” sintetizza benissimo l’attuale situazione della nostra città’. Sospesa fra teoria e pratica, in bilico sul vuoto di quel ponte crollato. Comprese incomprensioni fra il governo centrale e quelli periferici. Il primo obnubilato dalle operazioni di mera propaganda, diviso fra opportunismi finanziari e problemi di principio. I secondi al contrario consapevoli di quanto da qui a poco potrebbe scatenarsi. Qualcuno, a due settimane esatte da quella tragedia, inizia persino ad obiettare che non e’ giusto che quel ponte collassato si sia ormai trasformato in una passerella per i nostri politici nazionali. E quella porta chiusa con impossibilità di annunciarsi, per quel campanello in stallo, danno perfettamente l’idea di quanta incomunicabilità si possa creare, passando dalla teoria alla pratica, perfino fra entità politiche che hanno per gran parte lo stesso simbolo. Con cortocircuito che grava in definitiva sulle nostre teste di periferici sudditi.

E poi, siccome nella mia vita professionale mi sono sempre imposto l’equidistanza, che in Italia targano aprioristicamente e con malcelata insofferenza come cerchiobottismo, oltre che per l’asino ce ne è anche per chi lo mena.

Perciò il post successivo, direttamente dal 2016 a voi, riguarda un’antica festa dell’Unità.
Quando la Settembrata, a Genova e per Genova, era ancora una festa. Mica come adesso, dopo il ciclone Bucci che ha invertito la tendenza di ventisette anni di centrosinistra, ed è salito al soglio di palazzo Tursi. Perché oggi la battuta più in voga per l’imminente festa dell’Unita’ riguarda la solitudine degli ex primi della classe passati in un sol colpo dal “bullo”  e onnipresente Matteo Renzi all’impalpabile Maurizio Martina, attraverso un referendum fatale e amministrative e politiche capestro. Tanto che i social si sono popolati di meme del tipo… “Ho necessita di solitudine, voglio stare da solo. Vado alla festa dell’Unità”. La solitudine degli ex numeri primi, verrebbe da dire parafrasando il titolo del romanzo di successo di Paolo Giordano. E pensare che solo due anni fa il problema principale, oltre a quello degli argomenti dei dibattiti, in cui immigrazione e sicurezza erano stati a lungo in forse, era la querelle sulle focaccette di Crevari, marchio doc, sostituito da anonime focaccette taroccate. Nemmeno in materia di food il Pd si era dimostrato previdente. E Percio’ punizione divina per l’allora segretario provinciale Massimo Terrile, ancora alle prese con il tormentone del marchese del grillo “Marco Doria/si’ Marco Doria/no”, retrocesso all’anonimo ruolo di un militante qualsiasi a lavare piatti. Poi fu Crivello e come andò a finire ce lo ricordiamo benissimo. Vinse il Marco Bucci con conseguente direzione ostinatamente contraria. Sembra un secolo fa, ma da quel post è passato appena un biennio. Il ponte era ancora in piedi e si stagliava prepotente, colosso d’argilla – diremmo oggi – fra la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra. Ante e post. Più o meno come il passaggio fra prima e seconda Repubblica. Fra secondo e terzo millennio. Periodi in cui, alla fin fine, parrebbe essere cambiato ben poco. Comunque, come dicevo, allora il segretario Terrile, come ogni buon militante che si rispetti teneva fede ai suoi doveri di iscritto al Pd, pur blasonato, in friggitoria. “Braccia sottratte al food”, commentavo aspro. Epperò Cassandra/Giona ci azzecca. Quasi sempre. Perché che dire dell’ennsiama trovata comunicativa del Pd. Qualcuno commenterebbe “sciacalli”, ma io non mi lascio tentare. Per quella festa dell’Unita’ che per molti avrebbe dovuto fare rima con disimpegno tanto che la battuta che circolava era appunto “Ho voglia di stare solo me ne vado alla Festa dell’Unita”. Con un colpo d’ingegno l’impalpabile segretario Maurizio Martina annuncia che la Festa non sarà una festa – e sin qui – e che cambierà il suo nome storico in Unita’ per Genova in Valpolcevera. E vabbè ogni fonte dà l’acqua che ha. Sino a che poi tracima. La Festa, anzi la non festa, anzi l’Unita per la Valpolcevera, da Ponedecimo si trasferirà sino a lambire l’area sottostante Ponte Morandi. Probabilmente sui due monconi sarebbe stato troppo. E non si tratterà di festa – e di cosa senno’ – ma di impegno militante. I volontari andranno a dare man forte agli sfollati. E li aiuteranno anche a traslocare, se necessario. Qualcuno parlerebbe di mobilitazione un po’ tardiva rispetto a quando il Pci,Ds,Pds,Pd era effettivamente un partito di massa abituato a organizzare e organizzarsi per la ggente.
Ma, come si dice… ognuno ha il bagno di folla che si merita. E se Maometto non va alla montagna… la montagna va a Maometto. Iniziamo, comunque a fare gli scongiuri, perché tradizionalmente le date della festa dell’Unità, per la nostra città, hanno coinciso con nubifragi, bufere, e trombe d’aria. Insomma, la fortuna è cieca ma la sfiga, solitamente, ci vede benissimo.

Giona