“Fate presto”. L’urlo dei commercianti di via Fillak, in ginocchio dopo il crollo del Morandi

GenovaNon si lavora più, non c’è più il passaggio di prima. Era una via molto praticata. Ora c’è il deserto“.
Così Mario, il benzinaio del distributore automatico di via Fillak, riassume la situazione di tutti i commercianti del quartiere che, dopo il crollo di Ponte Morandi, si sono ritrovati confinanti con la “Zona rossa”.
Dal giorno del disastro, infatti, via Fillak è diventata una strada senza sbocco, “un vicolo chiuso e in fondo non si vede la luce”, aggiunge Francesco della Società Ciclistica del Campasso che poi racconta: “È un disastro per tutti. Avete visto il fruttivendolo? Sta seduto lì fuori senza frutta“.

Bloccate in una situazione di isolamento che peggiora ogni giorno, le aziende rischiano di dover tirar giù le serrande: “Noi guadagniamo sul venduto”, ci spiega ancora Mario, “e così non vendendo più niente, o comunque vendendo anche quei 1.000 litri, non ci uscirà mai uno stipendio“.
La percentuale per il presidiante di un distributore automatico, infatti, è di 4 euro ogni 1.000 litri e con queste cifre si va poco lontano.
“Mi hanno solo detto di dare il nominativo della mia ditta, la partita IVA e che sarò chiamato. Io devo ricevere una chiamata ancora adesso”, conclude Mario.

I commercianti di via Fillak, come quelli di Certosa, chiedono velocità nelle decisioni perché la loro vita non si fermi per una fila di transenne.

Simona Tarzia

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