Giù le mani dal presidio di via Porro, i residenti: “Se ce lo tolgono sarà come essere sfollati una seconda volta, sarà come essere cancellati”

Genova – Il gazebo è un po’ come una seconda casa per gli sfollati di via Porro. Un luogo dove il pasto consumato insieme è diventato un modo per condividere il dolore, per continuare a vivere nei luoghi conosciuti da sempre e per cercare di superare, uniti, la tragedia di ritrovarsi senza casa.
È il luogo di una nuova comunità nata da una tragedia. 
Eppure ieri ha rischiato di essere smantellato con tutto il presidio.

“Noi vogliamo che il punto d’incontro resti”,  spiega Loredana, che in via Porro ci è nata, e aggiunge: “È un modo per non farci morire del tutto. Se ce lo tolgono sarà come essere sfollati una seconda volta, è come essere cancellati”.
C’è una persona di 80 anni, sfollata, che al punto d’incontro ci va tutti i giorni: “Lui viene qui tutti i giorni perché spera di tornare a casa sua”, si sfoga Loredana, ieri si è trovato in mezzo alla strada di nuovo, perché hanno portato via i tavoli, le sedie. Questo non è giusto”.

Un dramma palpabile, vissuto dagli sfollati con dignità ma anche con l’apprensione di chi non ha certezze perché il ritorno alla normalità si profila lento e faticoso.
Noi stiamo vivendo una situazione psicologica che non è per niente bella. Cammino per la strada e sento i discorsi della gente, sento che dicono che arrivano gli sfollati, che sono fortunati perché gli danno una casa, i soldi”, si confida Loredana che poi continua emozionata: “In quella casa sono nati i miei figli e lì c’è un pezzo della mia storia. In casa ho un muretto dove i miei figli, a due anni, hanno disegnato tutte le loro mani e io questo muretto non lo riavrò mai più perché i miei figli non avranno più due anni“.
Finiamo l’intervista emozionati anche noi come Loredana, che abitava in via Porro…

Simona Tarzia