Vieni avanti…cretino

 

Siamo alle comiche e se non fosse che nel mezzo, tra il cul de sac e il sac de cul – in fondo sempre di prenderlo li, si tratta – ci ritroviamo noi genovesi, insieme a tutta la città’, qualche sommessa risata riuscirebbero persino a strapparcela. 

Perche’ il rischio della farsa generale appare ormai evidente. Con quel “sono complice di Salvini”, e variazioni #iostoconsalvini, o #iostoconilcapitano, il vicepremier e ministro dell’interno alle prese con il sequestro dei 49 milioni di euro e con l’accusa di sequestro di persona legato alla vicenda dei profughi sulla Diciotti. Di sequestro in sequestro, insomma. Uno slogan facile facile, niente di più’, digitato fieramente sui social dai supporter leghisti. E meno male che nessuno ha avuto l’ardore di trasformarlo in un più evocativo “je suis Salvini” o “je suis Matteo”.

E giù, sino al baratro che tutti noi genovesi ci riguarda direttamente, con l’ultimo atto di fede, #iostocontoti, nell’ultima querelle sanguinosa, perché giocata sulla pelle dei genovesi, fra il ministro pentastellato delle infratrutture Danilo Toninelli e il Governatore, in cui la farsa si trasforma in vera e propria parodia politica. Con tanto di curve da stadio che si affrontano a colpi di post e di like.
Inconsapevoli, o addirittura incoscienti perche’ sulle guerre di fazione ci stiamo impantanando, o rischiamo uno stop pericoloso, mentre Genova avrebbe bisogno di velocità di pensiero e di azione per affrontare in modo meno demagogico l’emergenza alle porte che si profila sempre di più con questioni più contingenti. Dal ridisegnare la viabilità in assenza del ponte Morandi alla sistemazione degli sfollati, dai comprensibili timori e mal di pancia degli sfortunati imprenditori e commercianti della zona rossa sino alla demolizione dei monconi, più o meno scricchiolanti e pericolosi, dal posizionamento dei sensori alla possibilità per gli sfollati di rientrare nelle abitazioni per poter portare via lo stretto necessario.

Insomma trascinati e travolti dalla vis polemica si rischia di lasciare da parte la lucidità e di perdere di vista quelli che al momento dovrebbero essere gli obiettivi primari continuando a confrontarsi sul progetto di Renzo Piano e su eventuali aziende che dovranno demolire e ricostruire. E dire che il Governatore per festeggiare il giorno del suo compleanno non aveva sbagliato un colpo: mettendo insieme in una sola conferenza stampa un’archistar internazionale e genovese, l’acciaio dell’Ilva boccheggiante e appena salvata, e l’esperienza di Fincantieri, altra realtà della nostra Regione. E sarebbe stato davvero un trionfo, se per avventura si fosse peritato di chiedere all’Ad di Autostrade Giovanni Castellucci, fresco e principale plurindagato, di fare un passo di lato.
Magari designando un suo sostituto da far sedere al tavolo degli eletti.

E poi, come in una farsa anzi, in una parodia ci si è messa, beffarda la sorte. Con quel goffo tentativo di farsi spazio e spostare un po’ più in la’ il modellino di Piano. Con il devastante effetto mediatico del crollo. Il secondo dopo il collasso del Morandi. Proprio come se la sentenza fosse già stata scritta. E il complesso di colpa desse evidenza di se’.

Creando, comunque, quell’effetto comico che ha scatenato da parte dei presenti qualche sorrisino contrito e parecchie risate. E il tentativo malaugurato del povero sindaco Marco Bucci che ha tentato di sdrammatizzare con l’effetto “elefante in cristalleria”, esternando “Non cominciamo così per favore”. Battutaccia a cui molti genovesi hanno risposto forse con eccessiva ferocia.
E così dall’involontario effetto comico, si è passati nel breve volgere di qualche ora, alla polemica sanguinosa fra Toninelli e Giovanni Toti.
Il tutto mentre saliva la tensione fra gli sfollati desiderosi di sapere se prima o poi avrebbero potuto rientrare nelle loro case.

Velenoso il tweet del ministro CinqueStelle alle infrastrutture “Il presidente Toti – si preoccupi di far rientrare in casa gli sfollati per riprendersi gli effetti personali e di dar loro un nuovo alloggio. Non faccia politica su #Genova. Autostrade sborserà il danaro, come suo dovere, ma non ricostruirà il ponte che ha fatto crollare”.

Per rincarare ancora la dose con una dichiarazione sullo stesso tema : “Non c’è alcun contrasto con le autorità regionali, c’è semplicemente il presidente Toti che, purtroppo, invece di fare il commissario per l’emergenza e quindi impegnarsi al massimo per ridare nuovi alloggi agli sfollati e farli entrare per qualche ora nelle abitazioni per prendere gli effetti personali, sta facendo politica sul caso Genova”.

E tempestiva risposta del Governatore “Mi sembra che Toninelli dovrebbe preoccuparsi del suo ministero non di quello che faccio io, anche perché la composizione della commissione del Mit sta diventando complicata, i commissari ruotano più velocemente che in una partita di calcio”. E chiarire ulteriormente al margine del forum Ambrosetti a Cernobbio “Il ministero delle Infrastrutture in questa vicenda si dimostra un colabrodo, credo che la Regione e il Comune Genova debbano essere protagonisti. E questo rientra anche nel percorso delle richiesta di più autonomia. Se Toninelli leggesse le relazioni saprebbe che stiamo lavorando con tempi mai sperimentati in questo paese. Se le persone non possono rientrare nelle case per recuperare i loro effetti personali è perché le case non sono sicure, quella è area rossa. Stiamo predisponendo un monitoraggio della struttura del ponte come il ministro sa bene”.

Con tiro spostato anche sul vicepremier pentastellato Luigi Di Maio  che aveva pronosticato brutte sorprese per Autostrade: “Più che brutte sorprese per Autostrade vorrei belle sorprese per i cittadini di Genova, per la Liguria e per il sistema di imprese del Nord Ovest che del porto di Genova si servono”. 

A cui ha fatto seguito la solidarietà dell’assessore regionale Giacomo Raul Giampedrone, responsabile della Protezione Civile: “Caro Toninelli perchè invece di “cinguettare” non vieni anche tu, con noi, domani mattina in comune dal Sindaco Bucci per incontrare l’azienda fornitrice dei sensori e degli inclinometri che consentiranno di monitorare il rischio per l’incolumità delle persone nella zona rossa e magari provare a capire finalmente di cosa si parla? Oppure sei ancora in vacanza? Non ti vediamo a Genova dallo scorso 18 agosto. Peccato!”.
E se Toninelli e Di Maio hanno costretto il capogruppo dei “fivestars” a eseguire qualche salto mortale e una litania per difenderli, il popfilosofo Simone Regazzoni, nelle vesti di libero pensatore, si è avventurato addirittura in un #maivistoprima… #iostocontoti.

Fin qui la polemica politica, astiosa, mentre l’impressione ormai pressoché dilagante è che, purtroppo il tutto si stia trasformando in passerella di uno spettacolo comico vissuto sulla pelle dei genovesi. Perché poi, alla fine poteva far sorridere il presenzialismo un po’ becero  di Matteo Salvini sino a che si trattava di concionare sui porti chiusi sulla pelle dei migranti e perfino le supposte fake news su selfie, applausi e fischi, ma quando si è compreso che per pura sfortuna il palcoscenico politico nazionale si è trasferito armi, bagagli, comunicatori e guitti nella nostra città, a cui è stato chiesto di non cullarsi nello sconforto ma di rialzare la testa e rimboccarsi le maniche, l’impressione nei giorni successivi e’ stato quella di essere ripiombati nell’atmosfera da feuilletton di uno spettacolo surreale in cui i comici, o i dilettanti allo sbaraglio, iniziavano a farla da padroni.

Così Danilo Toninelli per il mio amico facebook e scrittore Gianluca Caffarena e’ diventato “Il gretto del torrente”, con ovvio riferimento alle rive del Polcevera ancora ingombre di macerie. Mentre per il deputato  di Forza Italia Roberto Cassinelli, Toninelli e Di Maio farebbero la parte in commedia degli indimenticabili Toto’ e Peppino De Filippo.
Scrive Roberto Cassinelli schierandosi dalla parte del Governatore, a cui lo stesso esecutivo nazionale ha affidato l’incarico di commissario dell’emergenza tranne poi impallinarlo con il fuoco amico “La coppia Toninelli-Di Maio sembra la bruttissima copia di Toto’ e Peppino. Loro scrivono tweet come i due attori scrivevano la famosissima lettera. Per Genova non ne azzeccano una. Invece di perdere tempo con dichiarazioni assurde quanto inutili, facciano in modo di dare a Genova al più presto un decreto ad hoc. E lascino lavorare in pace Giovanni Toti e Marco Bucci per Genova”. Insomma Toto’ e Peppino… e la malafemmina, film del 1956 di Camillo Mastrocinque con quel mirabile “Giovanotto, carta calamaro e penna…. e  punto, due punti…. punto, punto e virgola, punto e punto e virgola. Salutandovi indistintamente i fratelli Capone (che siamo noi)”. Indimenticabile gag di un duetto. Anche se, sempre in tema di duetti comici, suggerirei di tener presente il Walter Chiari e Carlo Campanini nella riproposizione del “Vieni avanti Cretino”, cavallo di battaglia dei fratelli De Rege.

E nonostante il battibecco fra la parlamentare del Pd Raffaella Paita e Giovanni Toti, impallinato con maggior garbo da sinistra che dal fuoco amico governativo, che al suo interno ha pure rappresentanti della Lega – partito a cui il Governatore continua a schiacciare l’occhio, lasciando intendere di essere sempre sul punto di riposizionarsi – il ministro Toninelli e la sua spalla Di Maio potrebbero riuscire nel miracolo di far riavvicinare il centrodestra, ma soprattutto Berlusconi, al Pd. Con la conseguenza secondaria, o forse nemmeno troppo, di allontanare definitivamente Maurizio Martina dalle sirene dei CinqueStelle. In pratica, con qualche gag in più la premiata ditta Toninelli-Di Maio potrebbe arrivare all’iperbole di allestire il miracolo. Da guitti a santi in un battito di ciglia, o d’ali. Miracolo che, comunque, partirebbe proprio da Genova, non a caso, definita da sempre, città laboratorio. Con i genovesi, vittime più o meno consapevoli, ormai straziati dall’attesa infinita e dai tempi persi fra polemiche eccessive e propaganda battente. Supini, attoniti e financo dubbiosi e divisi tra diversi stati d’animo e reazioni. Se piangere, strapparsi le vesti, sorridere, ridere o, magari, addirittura applaudire.
E, sempre in tema, ci sarebbe anche “Il Bagaglino” che bene dipingeva l’età da Terzo Impero e da Eliogabalo del periodo della prima Rebubblica e il seguente inizio dell’ascesa dell’imperatore Silvio Berlusconi. Ma, volendo rappresentare l’attuale era politica, ci sarebbe comunque una sostanziale controindicazione nell’abbinamento con il Pippo Franco, la Pamela Prati, il Leo Gullotta e soci. Perche’, per questa era sovranista e populista, si tratterebbe di spettacoli comici già troppo evoluti.

Giona

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