Non son degno di te

Ponte Morandi, sempre e comunque. Come un incubo, come una ossessione, più o meno splendida. In un diluvio di post, di articoli, di esternazioni, di saggi, riproposizioni della antica progettazione, disegni, disegnini, quadri, opere d’arte e brutture, logo, immagini di repertorio, perfino versi – poetici ma anche no, e canzoni e canzonette. Sono sicuro che se Fb riuscisse ad enumerare le innumerevoli volte in cui il Morandi, il ponte, non Gianni, il cantante, è stato tirato in ballo, a torto o a ragione, con acutezza o ad minchiam, tenderemmo e rasenteremmo da vicino l’infinito.

Commentavo un po’ allibito sul mio profilo proprio “Ponte Morandi sempre e comunque”, senza nemmeno provare a gabbare, per una volta la regola della stringatezza dei 280 caratteri, condividendo il frame in cui durante il MotoGP a Misano il motociclista ascolano Romano Fenati, nel corso di un sorpasso a oltre 200 all’ora allunga la mano malandrina e va a spingere il freno dell’avversario Stefano Manzi, rischiando di farlo cadere.

 Perché qualcuno aveva avuto l’acutezza, chiamiamola così – probabilmente anche lui in evidente trance agonistica – di identificare e abbinare i due motociclisti riferendoli, manco a farlo apposta, al caso Genova. Ovviamente il pilota che ha rischiato di trasformarsi in un killer era la “burocrazia e la schermaglia fra i partiti” e l’ipotetica quarantaquattresima vittima di un comportamento palesemente folle non poteva essere che Genova.

Insomma per dirla nella stringatezza dei 280 caratteri. Le polemiche sempre esondanti, purtroppo, di un governo che se ne frega della nostra emergenza e continua e preferisce a mettere fra le priorità le beghe politiche e, dall’altra parte, la nostra città che ha sete di risposte e di rassicurazioni. Di qualunque tipo. E forse proprio da questo dipendera’ un tale atteggiamento ansiogeno e al limite dell’ossessione in cui ci ritroviamo, sempre e comunque, a parlare di quel dannato ponte che è collassato, con le sue 43 vittime e con annesso il problema della improrogabile ricostruzione.

E allora sui social si dibatte sul ponte di Piano, sulle liti fra Governatore/ex commissario e ministri. A scelta e intercambiabili, una volta il vicepremier Luigi Di Maio e in sostituzione il titolare del dicastero alle infrastrutture Danilo Toninelli. Toto’ e Peppino come li ha voluti ironicamente etichettare il parlamentare forzista Roberto Cassinelli in un suo post, o peggio Walter Chiari e Carlo Campanini di “vieni avanti cretino”. Abbinata che ha comunque sempre un unico grande accusato: quel povero ex commissario Giovanni Toti che ha cercato di prendersi la dipanazione dell’emergenza tutta sulle sue spalle. Per spirito di servizio senza dubbio, ma altresì consapevole che un eventuale successo potrebbe risultare il gradino decisivo per la definitiva ascesa e consacrazione a leader di caratura nazionale. E volare più in alto, fino a venire definitivamente impallinato.

E poi c’è la gara delle archistar con il punto segnato a favore dell’internazional/genovese Renzo Piano. Un emblema della nostra città, più o meno come Cristoforo Colombo. Quel navigatore additato come ammiraglio “portasfiga” che solo l’anno scorso aveva unito nel sacro matrimonio e furore della contestazione i salotti intellettuali degli americani “radical” e i nativi nella campagna per l’abbattimento delle sue statue, in vista della ricorrenza della data della scoperta dell’America. E allo stesso modo Piano, probabilmente alla ricerca di un po’ di ulteriore pubblicita’ personale che gli offrisse un po’ di rinnovata brillantezza per la sua già rilucente stella, e’ entrato nel mirino dei suoi concittadini. Quelli che “Piano non ha mai costruito un ponte”…. quelli che “Piano ha fatto solo un disegnino”, quelli che “Piano un nome controindicato se occorre fare presto”, quelli che “Il ponte di Piano quanto e’ brutto”. E quelli che “Avete visto non sta in piedi neanche il modellino”. Quando …. sfiga al cubo, che ci vede benissimo, al cubo, l’Ad di Autostrade Giovanni Castellucci, fresco destinatario di avviso di garanzia per reati plurimi, si è peritato, goffamente, di dare il colpo di grazia a quel modellino. Un plastico preparato a tempo di record per quella conferenza stampa allestita, a tempo di record, nel giorno del cinquantesimo compleanno del governatore ed ex commissario Toti. Una vera e propria cerimonia per la presentazione di un progetto che, secondo molti, non stava in piedi. Perché occorre, e nessuno si senta di negarlo, fare presto. Al cubo. In una città che ha fretta di risposte e sicurezze. E nell’attesa,in modo ansiogeno, si distrae, almeno un po’, digitando su facebook, condividendo e postando. Ovviamente su ponte Morandi e sui protagonisti della ricostruzione e su quello che ne sarà. Mentre si avvicina la celebrazione della giornata, l’ennesima, della memoria. A un mese di distanza da quella tragica mattinata di vigilia del Ferragosto. Perche’ ognuno deve avere, metropoli o no, il suo Ground Zero (di cui non a caso oggi ricorre il diciassettesimo anniversario). Simbolo per i posteri delle efferatezze o della fallibilita’ umana. Per dire… da Rigopiano ai campi di concentramento. Luoghi della memoria a cui far visita inanellando, magari, l’ennesimo selfie. Come per il limitare della zona rossa. Ad attestare a amici, conoscenti, o semplici voyeur da social la propria umana sensibilita’. Dicevo della gara fra Archistar, in cui subito si è inserito un semisconosciuto architetto De Cane – nomen omen, ha suggerito il solito semplice di turno -.

Perché  alla fine tanto tuonò che piovve, daie e ridaie, in Regione e’ transitata anche l’offerta dell’architetto Santiago Calatrava, padre di alcuni dei ponti più famosi (in Italia il ponte Costituzione, sul canal Grande, a Venezia). Nulla di più che uno schizzo a cui Toti forse nell’ultima sua decisione da commissario ha risposto, fermamente e imperiosamente “comunque grazie non occorre nulla, noi abbiamo già il concittadino esimio architetto archistar Renzo Piano”. E chi lo sa che adesso non ci si ripensi?

E ieri i social sono tornati a sobbalzare. Fra post divisivi e confronti fra chi il ponte di Piano proprio non può soffrirlo e chi annotava che quel ponte sul canal Grande sarà pure architettonicamente di bell’aspetto ma quanto e’ scivoloso per i poveri pedoni. Diatribe da social in cui il Morandi figura grande margine sempre al primo posto. Meglio addirittura di Matera, Fake o no, riposizionata da Di Maio in Puglia. Perche’ la geografia, a dispetto di Google map e anche se siamo sempre iperconnessi, è ormai un’opinione degna di chi riposiziono’, a suo tempo, Novi Ligure in Liguria. E ancora meglio di chi asserisce che il corpo umano è formato per il 90 per cento da acqua. Al che, la solita agenzia di pompe funebri sempre social e mirata sul pezzo, di cui non faccio il nome perché sono scaramantico e spero di togliere il disturbo tempisticamente il più lontano possibile, ha ideato un meme in cui dice che se così fosse loro non venderebbero bare ma vasche.

In mezzo a questo Zibaldone – meglio sarebbe dire zabaione – annoto qui di seguito uno dei post che un po’ mi ha rinfrancato per la concretezza. 

E’ dell’ex assessore al traffico, poi mobility manager a Parma, infine candidato sindaco per Ge9vesi, lista civica che ha partecipato alle ultime amministrative, Arcangelo Merella e dice “UN’IRRIPETIBILE OPPORTUNITA’

Non parlo, per ora, della questione progetto Piano per il nuovo Ponte Morandi; c’è già troppa polemica che rischia di fare veramente del male alla città, anche se qualche osservazione al riguardo vorrei proprio farla. E la farò.

Però nel frattempo chiedo, a chi di dovere, di non lasciarsi scappare l’opportunità di realizzare,in concomitanza del nuovo ponte, una strordinaria innovazione che consiste nell’elettrificazione di un tratto autostradale per la marcia di tir ibridi. Pensate cosa sarebbe collegare il casello di Prà con quello di genova Ovest ( tratta tra i due porti dove transitano oltre 1000 tir al giorno solo per la funzione portuale genovese) con una careggiata attrezzata per la marcia di veicoli pesanti ibridi.

Bene quando si parla di soluzioni smart bisognerebbe pensare anche a queste cose. CARPE DIEM!”

Ecco e qui termino, avendo in lungo e in largo derogato ai 140 caratteri.

Non mi stupisce che Arcangelo Merella, di cui qualcuno a sproposito parla del vecchio che avanza – continuo a pensare, modestamente e personalmente, che la politica d’antan fosse altra roba – non solo non sia stato eletto e nemmeno richiamato chesso’ per l’assessorato alla mobilità urbana  – al tempo dei tempi era più semplicisticamente il più evocativo assessorato al traffico – ma non faccia parte neppure di quella lunghissima lista, sarebbe meglio chiamarla teoria, di saggi, saggetti, paggetti, saggini e saggiucoli, esperti e teorici e consulenti a gratis, che hanno affiancato sindaco e assessori. Lista per la quale, probabilmente per far parlare un po’ e per dare nel contempo esempio di lungimiranza, il nostro centro destra avrebbe inteso rendere in qualche modo omaggio alla meritocrazia, attingendo al propagandistico concetto della trasversalita’. Infine le dimissioni di Toti e forse l’ennesima caduta delle sue aspirazioni politiche di leader consacrato. Collassate al cubo, insieme a quel modellino di ponte. Per le quali c’è da giurarlo ci ubriacheremo e affogheremo nuovamente nei post. Mentre il tempo scorre inesorabile e si prospetta la prima bomba ingorgone immanente sulla citta’, con il salone Nautico alle porte. Perdendo altro tempo prezioso e rischiando di cadere e andarci a schiantare. Come poteva accadere a Stefano Manzi, il pilota di MotoGP. Non son degno di te. Cantava tanti anni fa un altro Morandi. Il Gianni, il cantante.

Giona