La demenza al potere ovvero, un sorriso ci seppellira’

Italiani, popolo di santi, poeti e navigatori, o meglio: popolo di eroi, di santi, di poeti, di artisti, di navigatori, di colonizzatori, di trasmigratori. È il frammento di un famoso discorso che Benito Mussolini pronunciò il 2 ottobre 1935 contro la condanna all’Italia, da parte delle Nazioni Unite, per l’aggressione all’Abissinia. Questa stessa citazione campeggia sulle quattro facciate del Palazzo della Civiltà Italiana, o dell’edificio che si trova a Roma nel quartiere dell’Eur.

E’ venuto il momento di riflettere identitariamente su ciò che siamo e su quanto ci piacerebbe essere. Sui santi (noi genovesi ci stiamo attrezzando, anche in questo caso ci stiamo rimboccando le maniche. Ma per quanto ancora?) sui navigatori (le acque in cui galleggiamo in vista dell’approdo sono perigliose), la poesia (quella sta a zero), l’arte (è quella di arrabattarci ed è via via messa a dura prova), i coloni (sono spariti sopraffatti dal percorso agli antipodi, quello dell’inclusione che ci ha visti protagonisti al contrario e per il quale ci stiamo attrezzando),i trasmigratori (quelli sono i nostri giovani, costretti a cercare lavoro altrove,  come cittadini del mondo, che offre più possibilita’). E gli eroi? Spariti, o meglio eroi comuni, nella quotidiana battaglia della sopravvivenza e della terza settimana. Incerti sul futuro, indomiti nella volontà di tirare avanti. Con prospettive fumose. Potere del paese in cui viviamo, governato, si fa per dire, da dilettanti che non guardano oltre ai propri particolari interessi e al loro naso.

Introdurrei una figura moderna, e purtroppo cruciale. Quella dei comici. Coscienti, per volontà, volenterosi.
O peggio… a loro insaputa.
E ci sono casi che fanno riflettere. Gli ultimi due, tanto,per non andare troppo lontano. Facciamo tre.
Perché è cambiato tutto da quando il Beppe Grillo di piazza Martinez poi insediatosi a Sant’Ilario, purtroppo, è sceso in campo, rivendicando il potere liberatorio del “Vaffa” e quello salvifico dell’ “ uno vale uno”coadiuvato dalla piattaforma Rosseau. A blandirci con la democrazia del pensiero e la metafora dei poteri forti che ci e si impongono.

Gli altri due sono più recenti. E ci riguardano ancora più da vicino. Con quel sorrisetto ebete del ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli insieme a Bruno Vespa di fronte al plastico (poteva mancare) del Ponte Morandi a “Porta. Porta”. A tentare di mitigare l’incazzatura dei genovesi di fronte al teleschermo, quando hanno compreso che il decretone, o decretino, che dir si voglia, è tanta “fuffa”. In attesa di mettersi d’accordo sul nome bipartisan/tripartisan del commissario che gestisca e suddivida aiuti milionari per la città. Con il governatore Giovanni Toti relegato fuori dai giochi. Forse perché nello specifico ha dimostrato troppa lungimiranza. Ci aveva offeso la scarsa empatia dell’Ad di Autostrade Giovanni Castellucci, con le vittime ancora sotto le macerie. Poi Castellucci ha chiesto scusa. Invece Toninelli, non ha emesso fiato. Toninulla. Forse è ancora li’ che sorride. Tutto compreso sul suo lavoro sul deceretone, o decretino. Dipende tutto dai punti di vista. 

E poi, sempre sul nulla, c’è il capo del Governo. Tal professore Giuseppe Conte.


Anche lui emerso dal nulla. Con la gag, sempre che lo fosse, della approssimativa ricerca sui fogli del decretone. La ricerca di un nome che non compariva. Con un sorrisetto ebete, che rischia di diventare il segno della casa, o della ditta come la chiamava Pierluigi Bersani. Che ci seppellirà. Perché non si può pretendere che smacchino i leopardi o pettinino le bambole. Cosa di cui evidentemente non sono capaci.

Giona

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