Ponte Morandi: commemorazione di piazza o di panza?

Stanotte ho sognato che sventolavo con orgoglio il mio scritto di Diritto Costituzionale davanti al viso compiaciuto del Professor Lucifredi, che non ho mai avuto il privilegio di conoscere ma che ho apprezzato per le sue pubblicazioni, e dopo averlo attentamente letto mi apostrofava con un “ma le sembra serio?, torni la prossima volta!”
Ecco, ieri è successo questo. Lo avevo anticipato che sarebbe stato sufficiente un minuto di silenzio, in modo semplice senza tanto clamore, un minuto di raccoglimento vero, sentito e in un certo senso “sobrio” e alla genovese

Invece no, Conte è arrivato da Roma, Comune e Regione gli hanno apparecchiato Piazza De Ferrari e lì è andato in scena uno spettacolo che lunedì mattina, con la riapertura delle scuole, tutti avranno già dimenticato.
Al potere bisogna abituarsi, anzi, propongo di istituire un “Corso sperimentale di esercizio del potere” per i neo Premier, in modo che imparino, presto e bene, che i cittadini vanno rispettati e temuti.
L’amore e la solidarietà visti ieri a De Ferrari potrebbero, tra un po’ di tempo, tramutarsi in proteste e fischi.
Insomma, Conte sventola un po’ di fogli del “Decreto Genova”, ma quando si arriva al succo del discorso, quei fogli fanno il paio con il mio compito scritto di Diritto Costituzionale. Dentro neanche il nome di un nuovo Commissario.
Al netto del fatto che, Giovanni Toti e Marco Bucci, hanno affrontato l’emergenza in maniera apprezzabile perché non capita tutti i i giorni di dover affrontare una tragedia del genere. Lo stesso vale per i Municipi, sempre presenti nel  difficile compito di aiutare e sostenere i cittadini del territorio.  
A Genova è successo un disastro, e questa città ha bisogno di poche cose. Un Ponte nuovo, o un’alternativa quale che sia, una rete ferroviaria che non sia quella ottocentesca di oggi, e un servizio di trasporto pubblico efficiente. Tutto il resto fa solo spettacolo, e da lunedì mattina solidarietà, amicizia, gesti da libro Cuore, belle parole, finiranno coperte dagli improperi di chi cercherà di muoversi in città.

Roma stia a Roma e se ci sono comunicazioni importanti la tecnologia mette a disposizione i mezzi necessari per trasmetterle, qui abbiamo da “fare cose più serie, costruire su macerie, o mantenerci vivi”.

fp

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