Fine di un’epoca

Ed eccoci al consueto ballo, quello delle cifre e a quel rapporto quasi esoterico del 2,4%, il mistico rapporto deficit pil che per magia creerà il presupposto di manovre economiche che saranno ricordate nella storia come il definitivo ritorno all’Age d’or, quello che gli antichi egiziani chiamavano ‘Zep Tepi’, il Primo Tempo. Usciranno i miliardi necessari per il Reddito di Cittadinanza, per la Flax Tax, per la Pensione di Cittadinanza e per costruire la Piramide di TutankhSalvin. Preparate i popcorn e mettetevi comodi perchè va in onda la fine di un’epoca e noi ne siamo i fortunati spettatori, un po’ come lo furono i cittadini romani durante l’invasione dei barbari e il conseguente crollo dell’Impero.                                                                                                                
 Non so esattamente come metterla giù senza sembrare disfattista, traditore, gufo o complottista o forse tutte queste cose insieme, ma vorrei che fosse chiaro a tutti quanti che la giostra sta ancora girando solo per la forza d’inerzia e…

“… Qualche volta sembra possibile si stia avverando
Ho concesso un tempo sbagliato, fermato una corsia
Il tuo sogno futuro è una scorpacciata di acquisti
Perché io voglio essere l’anarchia
in città
Di tante vie per ottenere quello che vuoi
Io uso la migliore,
uso gli altri
Io uso i nemici      
Io uso l’anarchia…”.

Cantava quel pazzerello di Johnny Rotten in “Anarchy in the U.K.”, che con i suoi Sex Pistols tra i primi intercettò il rifiuto per qualsiasi forma di controllo sociale sia esso esercitato dal potere politico, religioso o dei mass-media, ma come è evidente un po’ a tutti quelli un minimo svegli, da quel controllo alla fine non siamo sfuggiti ed ora noi poveri occidentali ci ritroviamo così, immersi in un costante scenario di guerra tra i pochi ricchi e i tanti poveri che, per agevolare il lavoro dei primi decidono di scannarsi tra loro. E intanto i potenti parlano di dazi, taglio delle tasse e di lotta ai diversi, siano essi i migranti, la comunità LGBT oppure appartenenti a diversi credo, in una rappresentazione farsesca che idealmente vede i sovranisti scontrarsi con i sostenitori di una politica tutta austerità, i fieri populisti difensori dei cittadini impoveriti e i crudeli tecnocrati che appoggiano i biechi giochi di potere delle lobbies mondialiste.

“… Non farti dire ciò che vuoi
Non farti dire ciò di cui hai bisogno
Qui non c’è futuro , nessun futuro
Nessun futuro per te…”.

Ah, Rotten, Rotten, che parole sagge, nel loro nichilismo anarchico. In ‘God save the Queen’ già presagivi la fine che avremmo fatto. Stritolati da ricette che essendo populiste, non rinunciano certamente al neoliberismo, che con una mano ti danno: “Tieni il tuo reddito assistenzialista”, e con l’altra prendono tagliando sanità e istruzione, oppure: “Eccovi la Flax Tax con buona pace del deficit”. Un po’ come è successo nel Decreto Genova per quanto riguarda i soldi destinati al trasporto pubblico; andando a leggere bene l’articolo in questione, si scopre che sono stati presi da quelli destinati a due fondi proprio del Tpl. Tutta una grande partita di giro, dunque, come un gioco di prestigio, in cui il mago tira fuori da dietro le orecchie dei bambini sempre la stessa monetina.  E mentre la Sinistra sta in un angolo come un pugile suonato che nemmeno Apollo Creed da Ivan Drago, ecco che a giocare ai rivali sono rimaste solo le due facce della stessa medaglia capitalista, la faccia del Capitano o di Giggino che difendono i poveri italiani dai cattivi franco-tedeschi e da quei rettiliani di Draghi e Junker. E quindi mentre questi ultimi fanno il loro lavoro, perseguendo politiche di austerity, i primi due costruiscono un castello di illusioni al popolino, illusioni di case protette da arsenali anti zingari, che sono tutti ladri e di strade libere dagli sporchi immigrati che ciondolano tutto il giorno col cellulare in mano a pisciare nei parchi giochi dei nostri bambini pronti a saltare addosso alle nostre donne, di assistenzialismo insensato a scapito di un serio walfare, mentre poi in realtà questo popolino diventa sempre più povero, sempre più debole, perché lasciato solo da quel pugile suonato che da troppo tempo ha preso a girare in tondo.

“… nei miei sogni annegavo le mie sofferenze
quando le mie sofferenze impararono a nuotare…”

Bono Vox con i suoi U2 in “Until the end of the world”, pare cantare la disillusione dei pochi che ancora attendono, non si sa bene cosa, forse che ci venga in aiuto uno sviluppo tecnologico che ci renda immortali e liberi dalle catene del lavoro, impegnati solo ad accrescere la conoscenza e a ricercare nuovi pianeti abitati nell’Universo. La speranza che il futuro sia questa visione illuminata e non qualche oscura dittatura distopica alla ‘1984’, come invece pare di distinguere laggiù, dietro quell’angolo scuro.

E nel frattempo a quasi due mesi dal crollo del ponte a Genova ancora si aspetta, si aspetta che si apra Via 30 giugno, che sia pronta la rampa d’uscita del casello di Genova Aeroporto collegata alla Guido Rossa, che si riorganizzi il trasporto pubblico soprattutto nel nodo di Brin, che si renda percorribile anche ai tir Via Pionieri d’Italia rendendo utile alla causa anche Via della Superba, ma intanto i tempi di abbattimento dei monconi si allungano, gli sfollati rischiano di non poter tornare nelle loro ex case per recuperare il recuperabile prima dell’inverno e un nuovo ponte chissà quando sorgerà nuovamente a riunire le due città, forse un paio d’anni, forse di più.
E intanto dal Decreto Genova già citato arrivano meno soldi del previsto, per una città che entro la fine dell’anno avrà già perso chissà quanti miliardi tra porto e imprese medie, grandi e piccole…

“… Forse non abbiamo capito
É solo la fine del mondo  
Forse non abbiamo capito…”.

No caro Robert Smith, in realtà è tutto piuttosto chiaro, checché ne dicano i tuoi Cure in “The end of the world”, abbiamo capito che il tempo è un fattore cruciale e che già sta correndo troppo veloce e noi cittadini, già fiaccati da questi tempi grami da basso impero, ci ritroviamo tutti col fiatone…

“…  Occhio del ciclone, prendi in seria considerazione le tue preoccupazioni, il mondo serve i suoi bisogni,
soddisfa ciecamente i tuoi bisogni… ingozzati, fatti sentire… voglia di protestare? No! Forza per reagire? Neanche…
Una struttura cedevole, urlate per lo spavento, accalcatevi su e giù…
Offritemi delle soluzioni, offritemi delle vie di uscita ed io mi farò da parte!
È la fine del mondo che conosciamo…
È la fine del mondo che conosciamo…
È la fine del mondo che conosciamo ed io sto bene…”.

Bravo Michael Stipe talentuoso frontman dei R.E.M. che in ‘It’s the end of the world’, ci suggerisce di prenderla easy, ma c’è poco da stare bene…

“… Mentre i Pazzi giocano con le parole
e ci fanno danzare al loro ritmo
al ritmo dei milioni che muoiono di fame
per creare un tipo migliore di arma da fuoco…”

Come i sempre ottimisti Iron Maiden ci suggeriscono nella assai adeguata ai tempi ‘Two minutes to midnight’.

E per chiosare concludo con il grande Elvis Costello che in ‘Waiting for the end of the world’, ci svela di come alla fine…

“… Tutti erano alla ricerca di un po ‘di intrattenimento…
Stavamo aspettando la fine del mondo
In attesa per la fine del mondo
Egregio Signore, mi auguro sinceramente che stai arrivando
Così almeno potrai iniziare qualcosa…”.

Nel frattempo
un abbraccio a tutti Voi
dal Vostro autista Barnaba

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