Rocco e i suoi… grandi fardelli

Rocco Casalino
Rocco Casalino

Devo confidarvi, e premettere per onestà, che né l’argomento, né la polemica sugli spin doctor, sui portavoce, sui comunicatori e giù, in fondo, sino all’ultimo galoppino degli uffici stampa, mi ha mai attratto molto. Nè adesso che sono un beato giornalista pensionato, e nemmeno quando, in servizio effettivo permanente, con queste figure avevo praticamente a che fare tutti i giorni che Dio mandava sulla terra. Nel senso che pensavo, allora, come del resto mi accade tuttora, che, come per la categoria degli umani, tra loro vi fossero, bravi e meno bravi, persone intelligenti e colleghi modesti, mediocri, incapaci, schiene dritte, più realisti del re al quale dovevano rispondere di volta in volta, infingardi, ballisti. Persino giornalisti, o presunti tali, che, malmostosi, si trascinavano di giorno in giorno con quell’espressione stampata in volto che voleva dire: “Scusate, io la penso diversamente, ma devo campare e tengo famiglia”. Eppure, di portavoce, spin doctor, comunicatori nella mia carriera ne ho incontrati parecchi. Recentemente mi è toccato raccontare della gentilezza e dell’efficienza di Rosalba Maccagno, insieme a Mauro Corda ufficiali di collegamento fra i giornalisti e la giunta del compianto Fulvio Cerofolini. Rosalba, purtroppo, e’ passata nel mondo dei più. Era una militante impegnata del Pci, ma ha sempre avuto il buon gusto di non anteporre mai le sue idee politiche alla sua professionalità. Comunque era tanti anni fa, e da allora il mondo della comunicazione e dell’informazione, obiettivamente, è molto cambiato. Tanto che spesso mi ritrovo a infastidirmi per alcuni miei principi morali da vecchio nostalgico.

Poi, tanto per fare alcuni altri nomi, ho avuto a che fare con l’amico e collega Alberto Leiss, con un passato come caporedattore de “L’Unità”, approdato a fine carriera, prima alla corte di Beppe Pericu, sindaco proprio durante gli anni del G8 e di Genova capitale Europea della cultura, e poi passato agli ordini di Claudio Burlando governatore in Regione. Sino a Fulvio Fania, instancabile portavoce dell’ultimo sindaco di sinistra, il marchese Marco Doria. Costretto, Fania, a cercare di spingere il suo “principale” ad esporsi almeno un po’. E a lasciare il suo castello eburneo e il sussiego nobiliare per comunicare con i suoi concittadini. Anche Fania, comunque, aveva un passato come dirigente comunista e poi da giornalista nella redazione di “Liberazione”. Prima come vaticanista e poi come vicedirettore. Poi c’è stato Vittorio Pezzuto, passato da ex radicale, piombato all’ufficio stampa di Renato Brunetta. Ed è recentissimo l’arrivo del genovese Tonino Bettanini – conosciuto più come politico, segretario provinciale e consigliere comunale del Psi e assistente universitario – alla corte del presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Tonino, 71 anni -non è certo un novellino- comunicatore per Maria Stella Gelmini ministro all’istruzione e alla Ricerca, per recuperare terreno dopo la gaffe dei neutrini, esperto uomo di comunicazione, per anni al fianco di Franco Frattini, sia in Europa che al ministero degli Esteri, dopo aver lavorato con Claudio Martelli quando era ministro guardasigilli.

Sandro Pertini e Antonio Ghirelli
Sandro Pertini e Antonio Ghirelli

Mi è capitato di conoscere anche un uomo d’altri tempi come Antonio Ghirelli, passato tra i più, giusto sei anni fa, all’età di 90 anni. Napoletano, uomo di grande empatia, saggista, scrittore. Dal 1965 al 1972 diresse “il Corriere dello Sport”. Nel 1978, subito dopo l’elezione di Sandro Pertini alla Presidenza della Repubblica, divenne capo ufficio stampa del Quirinale. Si dimise nel 1980 per le polemiche generate dalla diffusione di un comunicato stampa in merito alla richiesta di dimissioni del presidente del Consiglio Francesco Cossiga, che Pertini avrebbe auspicato in seguito alle voci di favoreggiamento a beneficio del terrorista di Prima Linea Marco Donat Cattin, figlio del parlamentare democristiano Carlo. In seguito, Ghirelli dichiarò di aver offerto le proprie dimissioni in accordo con Pertini, per tutelare un suo giovane collaboratore che aveva scritto il comunicato in sua vece. Altri tempi. Quando si dice la nostalgia canaglia. Giusto Antonio Ghirelli è stato il presidente della commissione che mi ha esaminato nel lontano 1982.

Insomma la polemica sugli uffici stampa, come quella sulle auto blu, non mi ha mai appassionato. Ho glissato benevolmente anche quando il mio amico Gianni Plinio, consigliere regionale, allora ancora in forza all’ Msi, cercava di titillarmi sul presidente Claudio Burlando Che aveva al suo servizio un ufficio stampa degno di un ministero. O, peggio, di un presidente del consiglio. Erano gli anni in cui il suo partito poteva contare su un apparato mastodontico e Burlando di ritorno dall’esperienza di ministro dei trasporti si era portato dietro dalla capitale alcune teste fidate.

Perciò avrei volentieri volato alto anche sulla recente vicenda in cui è andato a infognarsi quel Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Sia sul suo presunto ruolo di tagliatore di teste, sia su quello più umano e comunque penoso, del comunicatore superstressato che di fronte alla tragedia di ponte Morandi e delle 43 vite sprofondate nell’aldilà in un attimo, si lagna con una sorta di “Chemmenefotte a me. Dovrò saltare le vacanze e il ponte di ferragosto”. Solo che, una volta “sputtanato” dai colleghi giornalisti, “vil razza dannata”, di cui per dirla tutta è riuscito a far parte successivamente al Grande Fratello, e dopo qualche tempo di gavetta, poi non ha saputo far di meglio che sobillare una piazza già abbastanza critica nei confronti di un ordine, il suo, che a più riprese ha detto di voler abolire.

Vito Crimi
Vito Crimi

Perciò, dopo le bellicose dichiarazioni sui tecnocrati  del ministero Tria, colpevoli di impastoiare l’iter del Def, malignamente registrate e rese pubbliche dai soliti colleghi simpatizzanti del Pd, ecco la contraerea. Dall’Ansa “ROMA – “A cosa serve l’ordine dei giornalisti se non sanziona la diffusione delle notizie false e i comportamenti antietici di giornalisti mossi solo da interessi di partito e non dal desiderio di informare i cittadini? A niente. Quindi aboliamolo. Il provvedimento è già sul tavolo del governo”. È quanto si legge in un post pubblicato sul Blog delle stelle a firma del Movimento, che difende Rocco Casalino, portavoce del governo Conte, dopo il caso dell’audio contro i tecnici del Mef diffuso dai media”. E che va nel solco di tutti gli attacchi contro la categoria dei giornalisti lanciati dal sottosegretario pentastellato Vito Crimi con delega all’Editoria”.

E scatta il muro contro muro. Sempre dall’Ansa “L’ordine dei giornalisti della Lombardia ha avviato un’istruttoria contro Rocco Casalino, il portavoce del premier Giuseppe Conte – si legge ancora nel post –  per verificare se, nell’ambito dell’autonomia riconosciutagli dalla legge 138/2011, le dichiarazioni del giornalista professionista Casalino”, il loro tenore e l’uso del linguaggio “siano pertinenti, continenti e compatibili” con gli articoli 2 e 11 della legge professionale n. 69 del 3 febbraio 1963 – si legge nel post -. Non una parola invece sui giornalisti che hanno diffuso il suo audio privato andando contro la deontologia professionale e l’etica giornalistica”.

E la lotta diventa sanguinosa quando il prode Rocco, che di cognome non fa Paganini ma Casalino, replica e incappa nella seconda gaffe. Quella che ci riguarda direttamente sul collasso del Ponte Morandi il 14 agosto. E a questo punto la reazione degli organi nazionali della FNSI e dell’ordine dei giornalisti e cruenta. Sempre l’Ansa: Il nuovo audio di Rocco Casalino, questa volta sul crollo del ponte di Genova che gli avrebbe rovinato il Ferragosto, rende chiara e lampante, nel caso vi fosse ancora qualche dubbio, la ragione per la quale i 5 Stelle lavorano all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti e provano a mettere ai margini giornali e giornalisti, additandoli come nemici del popolo”. È quanto si legge in un comunicato congiunto di Fnsi e Ordine dei giornalisti.  La nota firmata da Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, e Carlo Verna, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, si scaglia duramente contro i grillini.
Il loro problema – si legge – è cancellare quelle notizie che, come le vergognose performance di Casalino, possano danneggiare la loro immagine e una narrazione dell’Italia tutta lustrini e paillettes, lontana anni luce dalla realtà di ogni giorno”.
“Ci chiediamo – proseguono – se anche dopo quest’ultima rivelazione, la cui rilevanza per l’opinione pubblica non è in discussione, il presidente del Consiglio e i leader del Movimento punteranno di nuovo il dito contro i giornalisti che adempiono al loro dovere di informare i cittadini o si decideranno a prendere i necessari provvedimenti che, in una qualsiasi democrazia diversa da una qualche Repubblica delle Banane, sarebbero già stati adottati nei confronti di chi si mostra indegno e inadeguato a ricoprire ruoli di alta responsabilità”.

Casalino al Grande Fratello
Casalino al Grande Fratello

E Casalino, uscito dalla scena mediatica dopo la partecipazione alla prima edizione del Grande Fratello, che nel prosieguo si è concesso niente di più di qualche comparsata nelle vesti del ragazzo cattivo e rissoso arrivato in finale del Grande Fratello, decide di frequentare un corso per giornalisti. Spiega “Il post” in un lungo e documentato articolo: “Casalino ha 46 anni ed è nato a Frankenthal, in Germania, da una famiglia di operai italiani emigrati. Dopo aver trascorso 16 anni in Germania, tornò con la famiglia in Puglia, dove si diplomò in un istituto tecnico e poi si laureò in Ingegneria elettronica all’Università di Bologna. A 28 anni, nel 2000, partecipò alla seguitissima prima edizione del reality show “Il Grande Fratello”, esperienza che gli diede grande notorietà nazionale. Casalino partecipò al programma per oltre tre mesi e arrivò fino alla semifinale. Negli anni successivi collaborò con il famoso agente Lele Mora, partecipò come ospite a diversi programmi di intrattenimento pomeridiano, dove si distinse per gli scontri verbali che ebbe con diversi ospiti. Col tempo, Casalino finì per coltivare l’immagine di un eccentrico cattivo ragazzo, un personaggio antipatico e sopra le righe. Dopo pochi anni, però, la sua carriera nell’intrattenimento televisivo si esaurì. Casalino frequentò un corso di giornalismo e iniziò a lavorare nelle televisioni locali. Oggi rivendica con orgoglio quel periodo, e ci tiene a ricordare i molti anni trascorsi lavorando come giornalista televisivo a Telelombardia e Tele Norba. Negli ultimi post che si possono leggere nel suo profilo Facebook (ha smesso di pubblicare da diversi anni) Casalino ricorda la sua adolescenza difficile in Germania, dove lui e la sua famiglia erano oggetto di discriminazioni per la loro origine italiana, e chiede di non essere giudicato soltanto per la sua carriera televisiva”.

Giuseppe ConteE proprio per questo non intendiamo giudicarlo. Anzi. Epperò, di fronte ai due scivoloni e all’aggressività dimostrata, che fa a botte con l’arte della diplomazia che dovrebbe almeno conoscere il portavoce di un presidente del consiglio, qualche perplessità è perlomeno legittimo sollevarla. Soprattutto quando, in occasione della prima caduta di stile cui seguirà l’audio sullo stress da vacanza sfumata, costringe il premier a difenderlo. Tanto che il direttore de “L’Espresso” Marco Damilano commenta ironicamente “Siamo all’assurdo: Conte è il portavoce di Casalino”. Insomma, una sorta di cortocircuito mediatico a cui, per dirla tutta, da un po’ di settimane a questa parte, dall’esultanza dei ministri pentastellati sul balcone di palazzo Chigi alle dichiarazioni e agli sfottò del Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, ci hanno ormai abituato.
E il giornalista de “Il post”, andando a ritroso nella sua carriera politica intinge la penna nel curaro rilevando una traiettoria cinica quanto ondivaga del pentastellato Rocco Casalino. Che, anche in questo ambiente, si rivela ancora il cattivo ragazzo, un po’ bullo, del Grande Fratello sempre più in carriera.

Gianroberto CasaleggioCome quando, giovandosi di un rapporto consolidato con il padre del Movimento Gianroberto Casaleggio, mette in difficoltà Nicola Biondo, allora capo della comunicazione del Movimento CinqueStelle alla Camera. Ancora “Il post”: “Quando a luglio del 2013 Biondo fece invitare quattro deputati lombardi a un programma su Telelombardia, Casalino telefonò in redazione e disse che senza il suo consenso non ci sarebbe stato nessun ospite. I quattro furono bloccati. La scelta di Casalino di restare leale a ogni costo si rivelò vincente. Nel febbraio del 2014 la partecipazione di esponenti del Movimento ai programmi televisivi era ormai diventata una normalità, grazie soprattutto al lavoro di Biondo e dei suoi colleghi. Casaleggio però decise di affidare a Casalino la gestione di tutte le apparizioni televisive dei parlamentari del Movimento. Biondo commentò con amarezza quell’episodio nel libro Supernova, in cui racconta i suoi anni trascorsi all’interno della Casaleggio Associati e i cambiamenti vissuti dal Movimento 5 Stelle. Dare la televisione a Casalino, scrisse, «era come affidare a un tossico un carico di droga». Ancora “Il post: “Il controllo sulle apparizioni televisive dei parlamentari è stato quello su cui Casalino ha costruito la sua influenza all’interno del partito. In un partito come il Movimento 5 Stelle, dove non esiste una struttura territoriale e tutte le decisioni sono prese da un ristretto gruppo di persone, le apparizioni televisive sono uno dei pochi modi che i parlamentari hanno per costruirsi un seguito personale e farsi notare dai dirigenti del Movimento. Gestendo questo potere, Casalino è riuscito a creare una vasta rete di consenso e di favori tra i parlamentari; specularmente, ha acquistato una grande influenza sul mondo dell’informazione. Visto che controlla le apparizioni televisive di tutti i parlamentari del Movimento (solo i più importanti ed influenti sono esclusi dal suo controllo), qualsiasi trasmissione voglia avere ospiti del Movimento 5 Stelle deve passare da lui. E in cambio di ospiti Casalino chiede un prezzo molto alto, hanno raccontato diversi autori televisivi interpellati dal Post. In linea di massima, in studio non devono esserci altri esponenti politici, né giornalisti ritenuti scomodi, insieme ai parlamentari del Movimento 5 Stelle. Come con la puntata di Telelombardia, Casalino è in grado di annullare la partecipazione di un ospite all’ultimo minuto, mettendo nei guai qualsiasi trasmissione che si trova così a dover gestire improvvisamente un buco nella sua scaletta. E ha più volte messo in pratica questo suo potere. Se poi durante la trasmissione un servizio si rivela troppo critico o il conduttore troppo aggressivo, la punizione può essere venire privati di ospiti del Movimento fino a che non viene fatta ammenda. Obbligati dalle necessità dell’auditel, sono pochi i conduttori televisivi che si sono opposti a questo sistema. «Casalino ha tutto il potere e non esita a usarlo», ha detto un autore. Questo sistema è stato battezzato “Codice Rocco” dal giornalista del Foglio Luciano Capone. “Si tratta di una prassi più che di un codice – racconta al Post – Consiste in un articolo soltanto: decide tutto Rocco”.

Bruno Vespa e Danilo ToninelliPiù o meno è tutto. Anche se vorrei aggiungere, proprio perché in fondo, come dicevo, alcune domande, da giornalista, o anche no, è lecito porsele, l’incipit de “Il post”: “Nessuno scrive quello che dico, con gli altri facciamo così”. Era il 16 marzo del 2017 e Rocco Casalino, capo della comunicazione del Movimento 5 Stelle, stava parlando al telefono con il giornalista del Foglio Luciano Capone, infuriato perché pochi minuti prima il quotidiano aveva pubblicato un articolo in cui riportava virgolettate le giustificazioni che poco prima lo stesso Casalino gli aveva fornito per spiegare la presenza sul suo curriculum di un master negli Stati Uniti che in realtà non aveva mai frequentato. Secondo Casalino, il Foglio non avrebbe dovuto usare le sue parole: una regola non scritta tra lui e il resto della stampa italiana avrebbe dovuto proteggerlo. Pochi giorni fa questa “regola” è stata infranta un’altra volta. Un messaggio vocale che Casalino – oggi portavoce del presidente del Consiglio – sostiene di aver inviato soltanto a due giornalisti dello Huffington Post è stato pubblicato da Repubblica, dal Foglio e dal Giornale. Nel messaggio, che in questo caso sembrava essere effettivamente una confidenza riservata, Casalino minacciava il licenziamento di una serie di dirigenti del ministero dell’Economia che riteneva fossero d’ostacolo per il percorso della manovra economica”. Una gaffe dopo l’altra per i CinqueStelle seguita di qualche giorno a quella incredibile comparsata di Danilo Toninelli con il sorriso stampato accanto Bruno Vespa. E il plastico del Morandi, collassato proprio alla vigilia di Ferragosto, in mano.

Matteo RenziE probabilmente qualche domanda su questi comunicatori, iscritti, regolarmente all’ordine dei giornalisti, proprio il nostro ordine sarebbe opportuno che iniziasse a porsela. Dal momento che Casalino altro non è che la moderna espressione di questo tipo di attività. Questioni da sollevare a livello di etica della professione. Spiega ancora “Il post”: “L’accentramento a cui Casalino ha sottoposto la comunicazione del Movimento, il “codice Rocco” applicato a televisione e retroscena, non sono fenomeni nuovi nella comunicazione politica italiana. Semmai è diversa la scala con cui vengono applicati. Filippo Sensi, giornalista e a lungo portavoce di Matteo Renzi, utilizzava un sistema di chat non troppo diverso da quello di Casalino e alle televisioni chiedeva che a Renzi venisse riservato lo stesso trattamento che Casalino pretende per i suoi. Ma quello gestito da Sensi era solo un aspetto della comunicazione del governo e del Partito Democratico.  I membri della minoranza interna del PD e i componenti “non renziani” della maggioranza, nonché gli altri membri del governo, avevano la possibilità di gestire a modo loro i rapporti con la stampa. Il risultato fu che non mancò mai la rappresentazione del Partito Democratico e dell’allora maggioranza parlamentare come un’entità plurale, al cui interno convivevano opinioni differenti”. Insomma una sorta di pluralismo veniva comunque garantito in un certo qual modo dalla presenza di un’opposizione alla maggioranza all’interno del Partito Democratico. Cosa che risulta impensabile nel sistema verticistico dei CinqueStelle che al contrario, riesce a dare di sé un’immagine monolitica grazie alla sua struttura verticistica e alla capacità di Casalino di accentrare ogni aspetto della comunicazione. Sino al momento del cortocircuito alimentato da una sorta di bullismo verso le fonti di informazione.

C’è materiale, e molto su cui meditare. Anche da parte degli organi dell’ordine che per lo statuto dovrebbero garantire e sorvegliare sulle fonti di informazione. Rocco Casalino con il suo codice che per ironia della sorte riporta almeno nominalmente all’era fascista, e i suoi pesanti… grandi fardelli comportamentali è solo la punta dell’iceberg. Ma accade quotidianamente e anche a livelli inferiori che il potente di turno ragioni sulle basi di giornali o giornalisti amici e nemici. Di persone compiacenti o “spaccamarroni”. Coccolando i primi ed escludendo gli indesiderati. Quelli che per professione sono abituati a porre troppe domande o soltanto interrogativi sconvenienti con il rischio di indispettire e di alienarsi fonti istituzionali e uffici stampa. Il problema, come sempre, è quello, più o meno personale, di coscienza ed etica professionale.

Paolo De Totero

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