Applausi, pernacchie, fischi e… sputi

“Non gioco più, me ne vado. Non gioco più, davvero. La faccia di cemento, tu parli e non ti sento. Io cambio e chi non cambia resta lì. Non gioco più, lascia stare.  Non gioco più, ti assicuro, se ti faccio male poi ti passerà. Tanto il mondo come prima senza voglia….. girerà”. La grande Mina, e le parole dell’indimenticabile brano scritte da Roberto Lerici e Gianni Ferrio per la sigla della trasmissione televisiva Milleluci (anno 1974) rappresentano in toto il mio stato d’animo a fronte delle ultime imprese di Danilo Toninelli. Come chiamarle senno’? Come gratificare altrimenti l’eroico autolesionismo di un ministro della repubblica che, come un indomito Kamikaze insiste a volo radente in una ipotesi suicida nel vellicare la pazienza e, a questo punto arrivati, anche la comprensibile mancanza di ironia di noi genovesi?

Per aver raccontato qualche giorno fa in quanti modi e perché gli avevano storpiato il cognome – in un gioco cretino, lo ammetto, ma a questo punto, più che comprensibile – mi ero beccato una botta di satiro stalker o di stalker satirico.  Oppure, “Veda lei”, di stalker satireggiante. Comunque sempre stalker sarei. E siccome con le parole sono abituato da tempo a lavorarci, un po’ me l’ero persino presa. Con la malmostaggine almeno mitigata, poi, dalla consapevolezza che quell’ unico agguato sulla mia pagina era stato portato da un valoroso esponente della task force pentastellata. No, non un troll, uno convinto. Almeno così mi è parso. 

Ha innescato l’ordigno e poi tanti saluti. Sparito. Dissolto di fronte alle mie ragioni. Ha rifiutato quel tentativo di dialogo. Con il nemico non si scende a patti. Evidentemente. Se si può lo si distrugge. 

Nè più né meno di come vorrebbe fare tal Luigi Di Maio, professione vicepremier, dopo tanti tentativi – lavorativi eh-  nei confronti dell’ordine dei giornalisti. Vabbè. Da quel momento mi sono ritrovato risoluto a non voler parlare più del ministro alle infrastrutture. Nonostante il suo gran cuore tutto per noi genovesi e quel ponte collassato, con tutto quel che ne resta, che evidentemente popola per intero i suoi sogni – o i suoi incubi – ma per carita’, per ora non è la Lanterna. E comunque nemmeno lei, pur rimanendo il simbolo della nostra città’, è visibile da ogni quartiere di Genova. Insomma, anche per un ministro CinqueStelle – o almeno al suo staff pagato, di comunicatori – investire un po’ sulla cultura generale non sarebbe controproducente. Perciò mi limiterò. Anche di fronte all’ennesima esternazione che fa rimanere interdetti, quella del tunnel – no non quello dei neutrini di Maria Stella Gelmini, quello del tunnel del Brennero utilizzato da molti imprenditori per il trasporto su gomma . Solo che il tunnel a cui faceva riferimento il nostro signor ministro non esiste. E, lui, Toninelli non è il titolare del dicastero alla giustizia o alla sanità, e’ il ministro alle infrastrutture e certe cose sarebbe meglio che le conoscesse. E, comunque, qualcuno dei soliti fidelizzati ha persino tentato di buttarla in caciara, chiedendo se la notizia non fosse l’ennesima Fake. Solo che c’è, oltre al titolo del Corriere.it, anche il filmato con dichiarazioni del suddetto membro del Governo a TeleNord. 

Onde per cui mi sono lasciato andare ad un commento, ma giuro che è l’ultimo prima di parlare di cose più serie: “A questo punto penso che l’anima maligna di Maurizio Crozza, dopo aver vagato a lungo nella mente di Razzi, l’abbia liberata per trasferirsi, armi e bagagli, nella mente malata di Danilo Toninelli. Certe performance non potrebbero comprendersi altrimenti”. E qui mi fermo, lasciando ad altri il compito di stalkerare a dovere. 

Mi fermo, perché a mio parere, ci sono cose più importanti di cui parlare. Anche se la guittaggine di un esponente del Governo mi sembra un bel problema. A meno che non lo si voglia prendere per un brand ormai generalizzato del Governo verdeoro.

E comunque, nonostante  mi risulti particolarmente ostico, partirò dagli applausi, claque o no, tributati agli esponenti del Governo alla Fiera del mare di Genova quel sabato 18 agosto. Nel giorno dei funerali delle vittime del Morandi. Applausi poi tramutatisi nella rituale pernacchia di fronte alla disponibilità ai selfie del vicepremier leghista a conclusione della cerimonia. Insomma avevamo tanto polemizzato su quei dementi, cacciatori di immagini ed emozioni squallide, arrivati in prossimità del ponte distrutto per scattarsi un selfie, per poi ritrovarci con un nostro rappresentante che non ha la capacità e l’autorevolezza di spiegare che di fronte a tanto dolore forse quello non sarebbe stato proprio il momento più adatto. Io penso che la dignità non abbia prezzo e che i politici abbiano un compito educativo nei confronti del loro corpo elettorale. Nei confronti di chi li ha votati e chi no.

Poi ci sono stati numerosi altri episodi. Pochi, a dire la verità per gli applausi. Molti per le pernacchie. Quello svolazzare di fogli bianchi, quelle cifre sbianchettate, quelle inesistenti. Tutte quelle promesse non mantenute. Il ponte del Grillo, in cui ritrovarsi a divertirsi, chiacchierare, vivere… in ricordo delle 43 vittime. I continui ritardi, le retromarce sul nome del commissario, i conflitti di interesse, la suddivisione dei compiti fra il commissario per l’emergenza e quello per la ricostruzione del ponte. Insomma i minuetti della politica, di chi in politica non solo è debole ma pure poco avveduto. 

Oltre cinquanta giorni per arrivare alla soluzione più o meno ovvia, che comunque avrebbe avuto qualche giustificazione a pochi giorni dalla tragedia. E che, pero’, quasi due mesi dopo, sembrava il classico topolino partorito dalla montagna. Anzi, quasi una decisione presa obtorto collo di fronte a una piazza sempre più delusa e persino incattivita. Con un Pd che minacciava di rifarsi sotto ed era riuscito a riempire piazza del Popolo contro il def, primo capolavoro del Governo verdeoro a trazione pentastellare.

Da lì una più o meno seguente e tempestiva nomina di Marco Bucci come commissario ricostruttore. Con fiumana di tempestive congratulazioni e, in seguito, il persistente retrogusto della polpetta avvelenata e dell’abbandono della nostra città da parte del nostro Governo. A fare da ufficiale di collegamento ci sarà comunque anche il bravo e indomito Edoardo Rixi, che già in occasione dei cortocircuiti precedenti si è reso protagonista di qualche dichiarazione sui giornali ma di nulla di più. Del resto, come sottosegretari, è alle dirette dipendenze proprio di Toninelli e, con ogni probabilità, sarà ancora impegnato a studiare le stravaganze del suo principale. 

Insomma la sensazione è che,dopo tante promesse e belle parole occorrerà, rialzarsi da soli. E che Bucci, alla fine, ha nelle sue mani, e solo nelle sue, il proprio destino. Potrà essere l’eroe del ponte, oppure si ritroverà miseramente a scivolare e cadere senza riuscire a far prevalere il ruolo di sindaco, che deve rispondere ai suoi concittadini su quello di commissario sottoposto al premier Giuseppe Conte e al suo Governo.

E in tutto questo baillame si è svolta la manifestazione organizzata dai cittadini della Valpolcevera a cui hanno partecipato anche i comitati degli sfollati, tenutasi lunedì mattina, dove, in piazza De Ferrari, sono partite alcune salve di fischi. Che poi la protesta nella protesta altro non è che il sale della democrazia. 

E, comunque, subito ci si è interrogati su chi fossero gli anonimi fischiatori e soprattutto a chi fosse diretta la protesta nella protesta, visto che gli organizzatori, sin dall’inizio, avevano rigidamente difeso la loro manifestazione dai partecipanti con bandiere politiche al seguito, che avrebbero saputo tanto di tentativo di strumentalizzazione. Insomma, chi ha fischiato chi è per quale motivo? E dire che tutta la situazione paradossale, con tanto di perdite di tempo sulla pelle dei genovesi e dell’intera città, a qualche fischio, e non solo, si sarebbe ben prestata. Ma la politica, la nostra attuale politica, ormai è fatta di individualismo partecipativo. Per cui quei fischi sebbene si siano palesati non avrebbero dovuto esserci. E chissà che cosa sarebbe successo se, per caso, qualche gruppuscolo di sconsiderati si fosse staccato dal corteo coprendosi il volto con il passamontagna per andare a spaccare qualche vetrina, o peggio le vetrate della Regione?

Pero’ anche i fischi hanno fatto discutere. Intanto chi sono stati gli anonimi fischiatori? Qualcuno ha voluto incolpare, più o meno pretestuosamente, alcuni aderenti alla Fiom che hanno partecipato a titolo personale al corteo, o che, fra quelle fila, si fossero introdotti con intenti provocatorii. Altri propendono per una non tacitata manifestazione di dissenso spontaneo. E poi verso chi erano diretti quei sibili sibillini? Il luogo in cui sono stati prodotti suggerirebbe che fossero indirizzati al Governatore, padrone di casa in piazza De Ferrari, Giovanni Toti, alias commissario all’emergenza. Altri propenderebbero per l’altro commissario, quello alla ricostruzione, Marco Bucci, alias sindaco in rappresentanza della sua città, Genova. E se poi così fosse, neppure mi è chiaro se i destinatari possano essere o Toti oppure Bucci, nello svolgimento di quale carica. I fischi erano diretti a Toti in quanto commissario per l’emergenza che stenta ad emergere? O in quanto Governatore che stenta a governare ? Oppure, nei due casi assemblati, di commissario che non emerge e di Governatore che non governa? 

Ed egualmente, nel caso di Bucci, di ricostruttore che non ricostruisce o di Sindaco che si dimentica dei genovesi? O lo si accusa di entrambe le nefandezze? E il tutto con la possibilità di parecchie variabili. 

Fatto sta che i fischi ci sono stati. Anche se poi gli uffici stampa si sono precipitati a fornire interpretazioni dei fatti facendo girare un comunicato degli sfollati che prendevano le distanze dagli anonimi e a questo punto misteriosi fischiatori. Perché il sindaco o commissario, o il commissario/sindaco pare non gradire le legittime manifestazioni di dissenso. Fra le quali, da anziano quale sono, annovero, appunto, i fischi.

E penso che in vista della nuova manifestazione di sabato occorrerà preparare le orecchie ad ascoltare legittimamente qualche nuovo fischio. Sempre che non si tratti di sputi. Dopo i tanti, metaforici, che da genovesi in questi quasi due mesi, abbiamo ricevuto in faccia. Anche quelli sarebbero, magari, non del tutto condivisibili. Ma, a mio parere, ampiamente giustificabili.

Paolo De Totero

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