La manifestazione che verrà

Mi sono chiesto “Che sarà domani?”. Perché del doman non v’è certezza e… chi vuol esser lieto sia.
Veramente è da qualche giorno che me lo domando, bazzicando le pagine social dei mie amici. Un po’ inebetito dall’ultima iniziativa di piazza, quella in cui alcuni presunti facinorosi sono stati messi sotto accusa per qualche salva di sibili maligni, sul cui destinatario a lungo ci si è interrogati. Oggi è il giorno di Colombo e della sua scoperta delle Americhe. Anche questo argomento dibattuto, su cui la celebrazione del 1492 e del nuovo mondo in qualche occasione ha lasciato il passo al problema, storico o forse no, della evidente dimostrazione del primo imperialismo dei conquistatori. Il bello della democrazia, in fondo, dovrebbe ancora essere che si possa dibattere e sia permesso di confrontarsi sostenendo in piena libertà le proprie idee. E probabilmente non vi fosse stata la tragedia di due mesi fa, con tutte le drammatiche conseguenze quotidiane, e per il futuro della nostra città, l’impresa di conquista, o forse solo di conoscenza, dell’ammiraglio “portasfiga” avrebbe tenuto maggiormente banco. Ma l’emergenza è pur sempre l’emergenza. Persino a oltre cinquanta giorni di distanza. Soprattutto quando una larga fetta di genovesi con quella emergenza, che forzatamente ha cambiato le loro abitudini, si ritrova a misurarsi ogni giorno. Logico quindi che l’attenzione, anche oggi, in questa data di dibattuta celebrazione,  sia puntata su domani – e sul domani -, 13 ottobre, giorno della pubblica iniziativa organizzata da alcune associazioni con lo slogan “Riprendiamoci Genova”.

Camilla Ponzano

Spiega “Mentelocale” che “Dopo la manifestazione organizzata dal comitato Oltre il ponte con la Volpolcevera, scesa a chiedere risposte alle istituzioni, Genova è attraversata da un nuovo corteo, pacifico e apartitico, pronto a sfilare sabato 13 ottobre 2018 per le vie di Genova, senza bandiere di partito, ma portando solo la Croce di San Giorgio. Una manifestazione civica per la città, organizzata da Filippo Biolé, avvocato giuslavorista e presidente dell’associazione “Emergente”,  Andrea Acquarone, economista e scrittore presidente associazione “Che l’inse”, e Camilla Ponzano, architetto e presidente dell’associazione “Riprendiamoci Genova”. L’evento “Riprendiamoci Genova”, con ritrovo alle ore 17 in piazza della Vittoria, è un invito a partecipare e manifestare tutta la cittadinanza, sotto un’unica bandiera, quella di Genova”. 

Non ci saranno, mi pare ovvio a questo punto, bandiere di partito, ad evitare, probabilmente, qualche facile accusa strisciante di strumentalizzazione. E già in questo caso, sulla scelta, mi chiedo se non sia fuorviante. Dal momento che penso che ai partiti non debba essere negata, per una sorta di perbenismo ipocrita, la possibilità di partecipare alla vita democratica della nostra città. 

Comunque sfileranno tutti sotto la bandiera di San Giorgio, la stessa per la quale, un po’ di tempo fa, il sindaco e attuale commissario Marco Bucci aveva sollevato qualche problema di primogenitura agli inglesi. Potere recondito, evidentemente, dell”uno vale uno”, tanto caro ai CinqueStelle di Beppe Grillo. A dimostrare l’evidente malattia di quest’epoca di esasperato individualismo sconfinante nell’odio di cui è intrisa la rete.

E comunque si sfilerà – sfileremo – sbandierando il vessillo di San Giorgio caro a tutti noi genovesi. Eppero’ poi il problema sarà quello degli slogan. Compressi, o forse no, per una piazza che nell’ultima occasione aveva osato sciogliersi nei fischi. Manifestazione tangibile di un diffuso malumore e protesta. E proprio nell’identità degli slogan sarà possibile cogliere le diverse sfumature di coloro che vorranno esternare il proprio dissenso. Slogan che avranno un minimo comun denominatore, probabilmente, nell’esigenza di un rapido cambiamento di passo per Genova. In una situazione complicata e complessa. Dove le fazioni, per forza di cose, si troveranno a misurarsi su un decreto carente alla voce finanziamenti e sul futuro delle nostre infrastrutture. Con un commissariamento sdoppiato nelle figure del Governatore Giovanni Toti e del sindaco Marco Bucci. Con la questione ancora aperta della concessione alla società Autostrade. Con tanto di accuse a “Il Secolo XIX” di fare da quinta colonna alla concessionaria per aver pubblicato e informato i suoi lettori – un quotidiano che si rispetti ha in fondo l’obbligo di informare – sulla proposta di ricostruzione di Autostrade. E mi chiedo, ancora una volta, se di fronte agli attacchi dei pentastellati ad alcune testate e all’ordine dei giornalisti, in gioco non ci sia molto di più. Se la ragione ultima del contendere non sia la negazione del pluralismo dell’informazione. O addirittura di cancellare il diritto democratico della libertà di espressione. 
Per questo credo che sia apportuno un libertario “vietato vietare”. E difendere legittimammente la libertà di dissenso. Civile, per carita’, ma in qualsiasi forma.
Razzolando sui social ho visto, per esempio, alcuni mie amici impegnati sotto l’hastag #Migheson nel lanciare la manifestazione di domani con video e slogan. Il mio amico facebook, Giovanni Giaccone, giornalista e scrittore dice brevemente “C’è stato il momento del dolore, quando è crollato il ponte. C’e’ stato il momento di abbracciarci perché abbiamo sofferto, ma è anche il momento di reagire. Ci vediamo sabato alle 17 in piazza della Vittoria. Per riprenderci Genova”.
Oppure il comico Andrea Di Marco che con la sua ironia ha fondato il gruppo “Movimento estremista Ligure BASTA MILANESI” che, con il suo solito stile “leggero”, invita alla marcia di domani ricordando che la data coinciderà con il compleanno del figlio Sebastiano.

Perché anche i comici genovesi sono importanti.
Da Maurizio Crozza, che ha messo nel mirino il ministro alle infrastrutture e trasposti Danilo Toninelli, al più che mai latitante Beppe Grillo, padre putativo del Movimento CinqueStelle che, recentemente, ha eluso le domande del collega de “Il Secolo XIX”, Giovanni Mari, invitandolo ad un caffè ma solo per parlare di “cazzate”. E quando l’intervista si è fatta un po’ più incalzante, ha dribblato le domande ricordando il suo prontuario di tariffe per le interviste: 30 mila euro. Una battuta, probabilmente, che un po’, pur abituati all’inclinazione al Vaffa del vate di Sant’Ilario, ha contribuito a metterci di malumore. Del resto da tempo l’elevato Beppe ha suddiviso i colleghi nelle sue personali liste di proscrizione.

E domani la città è attesa alla resa dei conti. Con un Sindaco e un Governatore che, se avranno il buon gusto di partecipare, dovranno decidere se indossare la fascia  tricolore e quella di presidente della Regione Liguria, lasciando da parte la carica di commissari sottoposti al volere del Governo verdeoro. Perché, come dicevo, la vicenda, al di là delle bandiere e degli interessi economici, è complessa. Spero, comunque,  che il messaggio arrivi a Roma, al presidente Giuseppe Conte, al vicepremier Luigi Di Maio, al ministro Danilo Toninelli – quello che pensa a noi con il cuore in mano – e al suo sottosegretario, il genovese Edoardo Rixi, forte e chiaro.
Senza limitare il dissenso alla sola manifestazione di piazza, dove presumibilmente saremo in tanti. Che siano pernacchie, fischi. Oppure sputi.

Giona