Destra/sinistra, frac o maglione? L’avvelenata

“Se son d’ umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie: di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo..”.
L’avvelenata. Francesco Guccini, da Pavana, 78 anni,cantautore, compositore, scrittore e attore italiano. Fra i più importanti e popolari cantautori fin dal 1967 con con l’LP Folk beat n. 1 (ma già nel 1959 aveva scritto le prime canzoni rock ‘n’ roll) in una carriera ultraquarantennale ha pubblicato oltre venti album di canzoni. È anche scrittore e sporadicamente attore, autore di colonne sonore e di fumetti; si occupa inoltre di lessicologia, lessicografia, glottologia, etimologia, dialettologia, traduzione, teatro ed è autore di canzoni per altri interpreti. È ritenuto uno degli esponenti di spicco della scuola dei cantautori italiani, i testi dei suoi brani vengono spesso assimilati a componimenti poetici, denotando una familiarità con l’uso del verso tale da costituire materia di insegnamento nelle scuole come esempio di poeta contemporaneo. Oltre all’apprezzamento della critica, Guccini riscontra un vasto seguito popolare, venendo considerato da molti il cantautore “simbolo”, a cavallo di tre generazioni. E molto altro ancora ci sarebbe da dire. Ma concludo, e sintetizzo, dicendo che nei suoi 78 anni ha vissuto una guerra, la costituente e la costituzione, e svariate repubbliche. La prima, poi la seconda, dopo Tangentopoli, e, infine, la terza. 

Non ho potuto fare a meno di pensare a lui  andando a guardare – per curiosità, non per altro – qualche resoconto della manifestazione di sabato, quella lanciata con la parola d’ordine “Riprendiamoci Genova”, con il chiaro intendimento di una mobilitazione per il ponte e per il decreto, che poi, pretestuosamente qualcuno ha voluto reinterpretare come un invito alla sinistra genovese alla riscossa e un impallinamento del sindaco/commissario Marco Bucci. Fraintedimento dovuto, forse, a giochi fatti e manifestazione conclusa, alla casuale, o magari no, assenza proprio del Sindaco/commissario alla testa del corteo. Bucci nel contempo era impegnato al Teatro della Gioventu’, in linea d’aria proprio a pochi metri di distanza da piazza della Vittoria, luogo di raduno dei manifestanti. Fra loro c’era anche una rappresentanza del comitato degli sfollati che poi si è diretta al vicino teatro. Eppero’ del sindaco – “Veda un po’ lei”- proprio nessuna traccia. Non pervenuto. Nessun riscontro. E dire che se l’unione fa la forza, motivi per mettere in comune le diverse insoddisfazioni sul decreto del Governo verdeoro ce ne sarebbero stati parecchi.

Perciò qualcuno si è perfino stupito della sua non presenza. E qualcun altro, al contrario, ha inteso vedere nella sua assenza una scelta precisa e affatto casuale dovuta, appunto, proprio alla natura delle tre associazioni che hanno organizzato la manifestazione. 

Camilla Ponzano

Un sito on line che si occupa di politica locale, ma non solo, “Genova3000. It”, per esempio, si è dilettato in un pedigree dei tre personaggi e presidenti che, rappresentano le tre organizzazioni, “Emergente” (Filippo Biole’, avvocato giuslavorista), “Che l’inse” (Andrea Acquarone, economista e scrittore)  e appunto, “Riprendiamoci Genova” (Camilla Ponzano, Dottoressa in Architettura), attribuendo loro una insana simpatia per la sinistra. E tutto questo, nonostante, sin dall’inizio, le loro associazioni avessero apertamente optato per una manifestazione apolitica e trasversale. E da lì’ la scelta, precisa e decisa, di sfilare sotto alla bandiera  scudocrociata della Repubblica di San Giorgio.
Rifiutando, in pratica, la presenza visibile e organizzata dei partiti e dei sindacati, oltreche’ delle associazioni troppo apertamente schierate. Ad evitare usi strumentali della piazza. Eppero’ nessuno, evidentemente, nasce senza peccato e può permettersi il lusso di scagliare la prima pietra.
Percio’ prima titola, scrive e, retoricamente, si domanda, il sito on line: “Si riprende la sinistra?”.
Poi il testo che non lascia alcun dubbio:
“ Già il titolo della manifestazione ‘apartititica’ di ieri “Riprendiamoci Genova” poteva far pensare a qualche maltolto”. E c’è , chi malignava che il messaggio fosse rivolto proprio al sindaco Bucci. Cioè a colui che dopo quasi 30 anni aveva strappato Genova allo strapotere della sinistra. I sospetti però sono diventati certezze quando qualcuno degli ignari partecipanti ha iniziato a spulciare Internet ed ha scoperto che gli organizzatori non sono proprio civici di primo pelo estranei alla politica.

A parte Filippo Biolè avvocato senz’altro di sinistra più volte chiamato in causa come candidato sindaco della lista Effetto Genova  alle scorse amministrative (Effetto Genova non era presente alle elezioni Amministrative del 2017. N.d.R), anche Andrea Acquarone e Camilla Ponzano non sono nuovi alla politica. Acquarone era candidato per la lista Ge9si di Merella e poi si è schierato per Crivello con queste motivazioni: “E pöi se miemmo comme son missi i atri: o Bucci o l’è un che l’han misso lì coscì. Un manager de successo, pe caitæ, ninte da dî, ma da çittæ o no sa guæi, o fa fiña de brutte figue, e poi comunque non comanderebbe lui, che non è un politico e non ha base. A dettar legge sarebbe il suo socio di maggioranza, il totileghismo: credo che Genova meriti di meglio, anche per rispetto alla sua storia”. Non esattamente pro Bucci e Toti insomma. E anche la Ponzano era candidata alle scorse elezioni sia per il Comune che per i due Municipi della Bassa Valbisagno e del Levante con la lista Genova Cambia, fondata da Simone Leoncini (con lo slogan della “Genova buliccia e meticcia”) e anch’essa finita a sostegno della candidatura a sindaco di Gianni Crivello.  Non c’è quindi da meravigliarsi se ieri per strada, tra i 1500 manifestanti stimati, si sono viste poche bandiere di San Giorgio e tanti striscioni rossi in prima fila, coi consiglieri comunali del PD e della sinistra a metterci il cappello anche nei post su Facebook. Più che “Riprendiamoci Genova” sarebbe stato più azzeccato il motto “Riprendiamoci la sinistra”.

Sussurri e grida che, evidentemente, sono circolati già ben prima della manifestazione e hanno contribuito a tener lontano i simpatizzanti e gli esponenti del centrodestra. Insomma, la vecchia politica faziosa, o forse solo scettica, ha tenuto lontano una bella fetta dei genovesi nonostante la rinuncia alle bandiere e le parole d’ordine della manifestazione incentrata sull’aparticita’ e la trasversalità fossero un chiaro invito a tutti i genovesi. Sindaco e Governatore compresi. A meno che le salve di fischi della manifestazione dell’8 ottobre non risultassero a cinque giorni di distanza una scottatura ancora da assorbire. E abbiano consigliato a Bucci e Toti di mantenere per il futuro una certa distanza.

Già alla vigilia della manifestazione avevo rilevato qualche rischio, ad onta dei commenti mitigatori del mio amico e collega Giovanni Giaccone in cui, il “Giova”, intendeva spiegarmi che la nuova comunicazione aveva ormai preso il posto della vecchia politica faziosa. Ed eccomi/eccoci serviti, con la barzelletta dei tanti/troppi striscioni rossi. A riprova di una sorta di ossessione verso tutto quanto ripropone quel colore. Dai tramonti alla primavera. Tanto che nei commenti alla notizia, che prende in esame in senso dubitativo lo stato di salute della della sinistra, qualcuno si preoccupa di silurare  l’esponente più… a sinistra dei tre organizzatori. E non a caso una donna. Camilla Ponzano è reduce da un’intervista con Lucia Annunziata perciò viene istantaneamente gratificata.
Fabrizio Podestà “ Oggi da Lucia Annunziata è quella che ha fatto il commento più insignificante e di pura aria fritta…. non la conoscevo ma ho capito subito che veniva da lì’… ora la conferma”. Al che Emanuele Guy lapida: “Senza Vergogna”. 

C’è da chiedersi, a questo punto, a chi possano aver giovato, in definitiva, e soprattutto quanto, quelle bandiere di San Giorgio con la croce rossa in campo bianco e gli striscioni rossi, ma anche quelli bianchi, che hanno sfilato in corteo, visto che qualcuno ha inteso vederci i propri eterni fantasmi. E occorre domandarsi anche se tutto questo abbia in fondo un senso politico, oltre a quello di giustificare l’inopportuna assenza del sindaco commissario o del commissario sindaco. Questione, anche questa, di non secondaria importanza in futuro sul ruolo prevalente della carica. 

Ma andando di dietrologia in dietrologia si potrebbe ben dire che le organizzazioni civiche probabilmente in un futuro prossimo cercheranno di convergere e unirsi su programmi comuni per convogliare e interpretare i voti del dissenso populista che sta un po’ montando anche nei confronti dei partiti sovranisti e populisti attualmente al Governo. E il crollo del ponte con tutto quanto ne è conseguito, con il decreto Genova, carente in tante sue parti, non ha certamente offerto lo spettacolo di efficienza che in molti si attendevano dopo il cambiamento. Il nuovo sviluppo della politica, che come i social viaggia veloce mentre i partiti tradizionali faticano a starle dietro, potrebbe causare proprio l’inflazione o la concentrazione delle liste civiche. E si andrebbe verso una coalizione, obiettivo a cui ci pare siano diretti anche gli artefici di gruppi civici del tempo che fu, dopo i primi risultati non proprio soddisfacenti dell’ultima tornato elettorale delle amministrative comunali, ma anche delle politiche. C’è un difetto che in alcune analisi è già stato messo in risalto. Ne ha parlato centemente su “La Repubblica “ proprio Luca Borzani nella sua rubrica Carta Bianca parlando delle due manifestazioni, quella degli sfollati e quella di sabato. Ed è quello del legame di ogni singola lista alla territorialita’, connessa alla evidente difficoltà di riuscire poi a rendere più generali e condivisibili su più zone le varie battaglie. Da qualche tempo, comunque, ci si sta muovendo per ovviare a questo inconveniente. Le liste civiche del Nord-Est si riuniscono in assemblea, si parlano e si confrontano. E se son rose fioriranno. 

Ovvio, comunque, che non possa essere che utopia pretendere l’esclusione di qualsiasi ideologia ed orientamento politico. Ma purtroppo nel nostro paese ci si sta abituando ad essere prevenuti, o a favore, nei confronti di qualsiasi idea non tanto valutandola buona o cattiva, ma soltanto tenendo conto della provenienza e di chi la suggerisca. Potere della fidelizzazione di massa.

E così nello specifico non importavano ne’ il fine, le ragioni o gli slogan di sabato pomeriggio e’ bastato risalire alla collocazione, anche passata, forse, degli organizzatori perché una parte non partecipasse. Nemmeno quello che si era definito, nella sua prima seduta a palazzo Tursi , “il sindaco di tutti” ed aveva offerto la possibilità di collaborare agli oppositori del Pd. Eppero’, anche se non dovrebbe essere così, o si fa di tutto per mistificare, siamo di nuovo al brutto clima del muro contro muro, in cui le eventuali ragioni degli altri non contano. 

Già un altro cantautore Giorgio Gaber, a suo tempo, si era dedicato a sbeffeggiare i vuoti simboli della destra e della sinistra come etichette senza alcun significato. Allora Lucio Battisti era di destra e, naturalmente, Guccini di sinistra. Oggi il Rolex è di sinistra- che più di sinistra non si puo’- al pari della maglietta rossa e delle vacanze chic a Capalbio. La cravatta verde, l’intransigenza verso i migranti, “la pacchia è finita”… sono inesorabilmente di destra. In mezzo al mare magnum Oltre ai migranti  ci sono i pentastellati, in cui tutto si mischia e rinasce con l’intelligenza artificiale della Casaleggio e la surreale visione immaginifica di qualche emulo del ministro Danilo Toninelli che inventa ponti per vivere e tunnel inesistenti. E fogli bianchi in cui si può scrivere tutto e il contrario di tutto.

Così cercando di elencare le cose di destra e quelle di sinistra, mi è naturale domandarmi se il progetto del ponte di Piano, donato alla destra da un architetto che per comodità è sempre stato e si è sempre lasciato etichettare come patrimonio della sinistra, sia di sinistra di destra o soltanto un progetto, buono o discutibile, di ponte. 

In tutto questo affaccendato mi è capitato di incappare nell’ennesimo articolo di “Genova3000.it”, sito politico, ma anche mondano. “Non si va alla prima in maglione” ne è il titolo. Un articolo a prima vista sbarazzino e finalmente non politico. Anche se a leggerlo bene….”Genova non è Milano e il Teatro Carlo Felice non è la Scala. Questo lo sappiamo.

Sappiamo anche che i genovesi, anche quelli che se lo potrebbero permettere, non amano mettersi in ghingheri, soprattutto dopo quel tragico 14 agosto. Ammettiamo anche che la rappresentazione in scena, An American in Paris, è per un pubblico più “sbarazzino” da musical.  Sta di fatto che, al posto di sfarzosi abiti e gioielli preziosi, alla prima di venerdì scorso al teatro dell’opera abbiamo visto molti spettatori in abiti informali, addirittura in maglione. Gli intellettuali con il pullover non erano molti, ma si notavano per i colori sgargianti dei filati.

Presentarsi a teatro in giacca e cravatta, lasciamo perdere lo smoking, e abito da sera, per uomini e donne è una forma di rispetto verso il teatro, gli spettatori e, soprattutto, gli artisti. Una buona regola che, almeno alla prima della stagione, si dovrebbe rispettare”. E Michele Forino che in,passato fu anche esponente di un gruppo che aspirava al ritorno della monarchia commenta ironico “Penso si debba reagire alla prossima in frac. Condivido pienamente”

Ricordo che lo stesso sito, un po’ più di un anno fa, scateno’ una gazzarra di commenti per aver osato bacchettare il vicesindaco Stefano Balleari fotografato, al momento dell’imbarco in classe economica su un volo diretto in Sardegna, con una “sfarzosa”  – la definirebbe così, probabilmente il giornalista – borsa da viaggio logata Louis Vuitton. E fu un vero e proprio putiferio in favore del nostro amatissimo vicesindaco di Fratelli d’Italia in quel caso sfuggente alle regole del basso profilo. E al contrario, in occasione della prima del Carlo Felice, “Genova 3000.it” abbraccia lo stile Balleari, sempre azzimatissimo e mai fuori luogo in materia di abbigliamento. Come se ancora il maglioncino giro collo o il lupetto non fossero stati sdoganati per ogni occasione da un tal defunto e compianto Sergio Marchionne o da un redivivo Cavalier Silvio Berlusconi. Insomma quando si predilige la forma alla sostanza. A me, che sono anziano, viene da pensare alle famose prime della scala, quando i contestatori guidati da un impetuosissimo Mario Capanna, che poi spense i primitivi ardori fra i banchi parlamentari, accoglievano all’uscita gli spettatori della prima in abiti giudicati consoni – gli uomini e in lungo le signore con tanto di gioielli di famiglia – con il lancio di uova marce e pomodori freschi. Ma, come dicevo e precedentemente dissi e scrissi, ogni epoca ha il suo modo di manifestare il dissenso.
Perciò “Se son d’ umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie: di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo..”

Paolo De Totero