Protesta in via Borzoli: senza marciapiedi siamo prigionieri del traffico

Genova “Dopo questa manifestazione ci aspettiamo che l’Amministrazione inizi a ragionare su quello che è possibile fare per alleggerire la situazione di via Borzoli”.
Comincia così lo sfogo di Mauro Zelaschi, Presidente onorario del Comitato Spontaneo Cittadini Borzoli e Fegino, che smentisce il pensiero popolare che l’apertura di via 30 Giugno 1960 abbia dato sollievo al quartiere. E infatti continua: “Il traffico non è diminuito. Noi abbiamo colonne di macchine già dal mattino alle sei, e al pomeriggio dalle quattordici alle venti. Rispetto a due mesi fa, non vediamo miglioramenti”.

Per non parlare della dura vita dei pedoni che, al rischio di essere investiti perché la strada è priva di marciapiedi, devono aggiungere anche la minaccia di una denuncia. Proprio come è accaduto a Felice, che si è visto contestare l’interruzione di pubblico servizio perché andava a piedi da Borzoli a Rivarolo (vedi QUI il nostro servizio).

“Un grosso miglioramento si potrebbe ottenere con l’apertura di corso Perrone”, precisa Zelaschi che poi ci racconta come sia difficile convivere con la puzza di idrocarburi sprigionata dai depositi di Iplom, e con i gas di scarico: “Sono anni che chiediamo una centralina, che finalmente Arpal ha installato, e ora vorremmo sapere cosa stiamo respirando. Che stessimo male, lo sapevamo già. Con l’aumento del traffico dopo il crollo del Morandi, la situazione non può che essere peggiorata”. 

Sui poggioli della zona si raccolgono palettate di polvere nera e i cittadini del quartiere sono preoccupati: “È dai tempi del traffico dei Tir che non succedeva più”, ci conferma Zelaschi che si chiede: “Vorremmo sapere se dobbiamo morire a norma di legge come sono morte le persone del Morandi. Tutti dicevano che il ponte stava in salute. È crollato”.

Simona Tarzia

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