Kultura #NESSUNASCUSA

Ci siamo quasi.
Ci siamo quasi a domenica 25 novembre, giornata mondiale in cui si celebra l’eliminazione, (si fa per dire), della violenza sulle donne, in una sorta di rito collettivo di autocoscienza che, come sempre, lascera’ ai posteri qualche minuto di partecipazione per poi finire nel dimenticatoio per il prosieguo dell’anno. Con quello slogan #NESSUNA SCUSA che sembrerebbe non ammettere defezioni di sorta e che in molti hanno provveduto a trasferire e sbandierare sul proprio profilo social. Con il mostro da sbattere in prima pagina per qualche processo sommario. 


Per accorgersi, magari, come è già successo per il regista Fausto Brizzi, che la vera vittima di qualche oscura macchinazione era lui. E’ uscito pulito dalle accuse infamanti di violenza su tre donne. La procura ha chiesto l’archiviazione ed ora il regista pretende i danni. Inutile dire che, nonostante tutto, ha passato qualche mese in balia dei soliti leoni da tastiera e che la sua onorabilità, e la carriera, prima che si facesse chiarezza, devono aver subito danni enormi. Inutile aggiungere che, pur da innocente, il marchio infamante di quello che “ci sta a prova’”, gli resterà cucito addosso ancora per molto tempo. Perché la comunicazione, social e non, viaggia cosi’, veloce, alla ricerca del mostro da sbattere in prima pagina. E, a conti fatti, il presunto orco anche quando la verità viene a galla finisce per diventare lui la vera vittima designata. Lui e i suoi familiari. Di una violenza diversa, che sempre violenza comunque è.

Pero’, non è di questa violenza che voglio parlare. Ne’ di quella sottile o rozza sulle donne e nemmeno di quella sulle persone più in generale, ma di un’altra. Di quella vissuta in prima persona dai genovesi e da un’entità astratta, la cultura. Già, la cultura, con la k piu’ Pop e nuova o con la c minuscola come si abusava dire un tempo. La cultura, che risulta, non a caso, un sostantivo femminile.

Prendo spunto da un post del mio amico social e assessore di Municipio Matteo Frulio “CULTURA E MUSEI A GENOVA

Facciamo un elenco di accadimenti dell’ultimo anno:

Museo di Villa Croce – di fatto chiuso

Museo dell’Antartide – chiuso

Museo Luzzati – chiuso

Teatro Altrove – chiuso

Teatro Verdi – verso la chiusura

Attendo con ansia i dati sulle mostre di Monet (con quadri di Turner, Gabriel Rossetti e ovviamente Monet… voi lo sapevate?) e Paganini al Ducale la cui promozione é pari a 0 sulle principali riviste d’arte e cultura.

Una politica regionale che punta a promuovere il territorio guardandosi all’ombelico (a partire dall’ashtag #lamialigura) per passare all’iniziativa #genovalikesyou che punta a far promuovere la cittá (nel mondo?….) con scatti e ritratti di genovesi (che ovviamente guarderanno solo i loro amici, quasi tutti genovesi e… Genova non é il mondo). Per finire con #genovameravigliosa che non si capisce se é ancora uno spot legato alla campagna elettorale o un modo per dire (DIRCI TRA DI NOI) quanto é bella la nostra cittá.

Se non si cambia passo turismo e cultura andranno a bagno, vanificando un decennio di risultati enormi. E l’onda lunga turistica del passato (abbiate la decenza, detrattori, di non smentire il boom turistico degli scorsi anni) prima o poi finirá”.


Frulio, ha il coraggio di andare controcorrente in una città che ormai ha fatto dell’encomio e dell’appiattimento verso il potere della politica la sua cifra. E, purtroppo, non dice affatto cose nuove. Si potrà obiettare che lui rappresenta quella che nell’amministrazione comunale è ormai minoranza, ma proprio Fivedabliu, qualche giorno fa, aveva pubblicato un preciso e documentato servizio sullo stato in cui versa il museo di Villa Croce e il parco attiguo dopo l’interminabile querelle fra gli amici del museo e l’ex assessore della giunta Bucci Elisa Serafini che, nel luglio, aveva rassegnato polemicamente le dimissioni. L’aveva sostituita dopo parecchie settimane, due mesi, per l’esattezza Barbara Grosso, nominata assessore alle politiche culturali dallo stesso sindaco, Marco Bucci, con cui la Serafini aveva litigato prendendo la porta nel corso di una infuocata riunione di giunta. Ed era accaduto tutto come un fulmine a ciel sereno ad appena una decina di giorni dall’evento clou dello scivolo in via Venti Settembre. Occasione di cultura nazionalpopopolare strombazzata dalla stessa Serafini prima e dopo lo svolgimento.

Il j’accuse di Frulio comunque appare abbastanza circostanziato in una città dove di turismo e cultura ci si continua a riempire la bocca, ma in cui al momento, al di là di qualche cromatismo sospeso con ombrellini posticci volanti e di qualche red carpet o passatoia dai diversi colori non si è stati capaci di andare. A meno di non intestarsi qualche merito in un’epoca in cui il presidente della Fondazione di Palazzo Ducale Luca Borzani appariva indiscusso maitre a penser. A meno che non si voglia intendere come esplicitazione palese di floridezza culturale il fatto che il nuovo mensile dello stesso Borzani, “La Città”, giunto al suo sesto numero, sia addirittura oggetto di una presentazione “Fuori porta”.
Accadra’ a Roma, la citta’ Eterna, l’8 dicembre, il giorno dell’immacolata concezione, alle 18,30 nella sala Arena delle biblioteche di Roma. Con un evento organizzato proprio dalle Biblioteche di Roma, “La città. Giornale di società civile” a cui interverranno Donatella Alfonso, Luca Borzani, Silvia Neonato, Simone Pieranni e Andrea Ranieri. Con un dibattito moderato da Irene Bartolomeo. E comunque la si voglia vedere si tratta di un afflato che arriverebbe, anche questa volta, dall’altra parte della barricata. A cura del principe defenestrato Luca Borzani, per lasciar spazio ad un altro Luca, quel Bizzarri tanto discusso sin dalla designazione e sul quale si continua a discutere.

Insomma il “nuovo nuovo” o “il nuovo nuovissimo” di cui la giovane Elisa Serafini si era fatta interprete solo a parole non è andato al di la’ di quelle vuoi per difficolta’ di realizzazione, vuoi per mancanza di tempo. E persino del maxi scivolo giallo nel bel mezzo di via Venti Settembre i ricordi si sono ormai dissolti. Nella memoria collettiva ci rimane solo una discussa Euroflora e quella discesa, nemmeno a rotta di collo, simbolo dell’empasse dell’ intera citta’ poi materializzatosi il 14 agosto nel crollo e nella tragedia di ponte Morandi. A bordo di uno scivolo che si è dimostrato non scivolare. Ora messo in archivio il black friday, per cui anche la cultura ( K o C maiuscola veda un po’ lei….) svenduta a prezzi da saldo potrebbe andare benissimo, e il giorno dell’eliminazione della violenza sulle donne, con tanto di panchine e scarpette rosse, non ci rimane che attendere fiduciosi le luminarie e l’albero di Natale a De Ferrari. Rispolverando, in questo caso, quel #NESSUNA SCUSA che in fondo può essere buono per tutte le occasioni. 

Paolo De Totero