Le cronache di Barnaba

Si è finalmente concluso l’iter parlamentare del Decreto Emergenze (che però dedica solo 16 articoli su 46 al capoluogo ligure), e finalmente è legge.
Un percorso durato tre mesi, un testo con qualche ombra, approvato tra strepiti convulsi, mal di pancia e pugni chiusi levati al cielo, come ormai questa politica da circo ci ha abituati da qualche anno a questa parte.
Le spese della ricostruzione dovrebbero essere a carico di Autostrade (vengono comunque stanziati 30 mln annui fino al 2029 in caso la società non rispettasse l’impegno o ne ritardasse i pagamenti… Si parte già con una buona dose di pessimismo) anche se non viene indicato il soggetto che ricostruirà il ponte che, a detta del sindaco-commissario Bucci, nonostante tutto sorgerà entro il 2019 (lui invece parte con una buona dose di ottimismo), così come non ci sono indicazioni né sui tempi di ricostruzione, né sulle coperture economiche.
Si è istituita una zona franca per le imprese danneggiate dal crollo, cassa integrazione in deroga per i lavoratori privati per 12 mesi (pochi considerato che altri lavori in giro non ce n’è), aiuti e sgravi fiscali per i cittadini sfollati, norme specifiche per il Porto e per il Tpl (per il quale sono stati stanziati 40 mln), oltre ovviamente a vari condoni per le zone terremotate del centro Italia e Ischia e all’innalzamento di 20 volte dei livelli di idrocarburi (ma anche di toluene, selenio, arsenico e cromo) nello smaltimento dei fanghi di depurazione da usare in agricoltura.
Entro tre mesi ben 15 decreti attuativi dovranno ricevere il via libera, i più importanti di questi prevedono il rilascio della documentazione antimafia per le imprese interessate alla ricostruzione, quello per il rimborso al Comune di Genova, quelli per il sostegno a imprese e autotrasportatori danneggiati e a favore di quelle imprese che svilupperanno un sistema di trasporto alternativo a quello su strada.

Per quanto riguarda il mio comparto d’interesse, il Tpl, si apre una finestra interessante per tutto il 2019, in merito alla possibilità di scegliere l’affidamento ‘in house’ senza la stupidissima penalizzazione del 15% sul finanziamento, oltre ad avere la possibilità di acquistare nuovi mezzi (sorvolando sul fatto che i soldi vengono comunque distratti da due fondi dedicati al comparto, ovvero quello sul CCNL e quello presente nella legge di bilancio per il 2018 e che quindi, stando così le cose, ce li mettiamo comunque noi lavoratori).

Ovviamente Autostrade per l’Italia non accetterà di esser tagliata fuori dalla ricostruzione, e infatti ha già messo per iscritto, in una lettera a firma del Direttore Generale di Aspi, Roberto Tommasi, che ritiene la ricostruzione della A10: “Un obbligo e un diritto e si riserva di adottare ogni azione a tutela, in caso questi obblighi e diritti fossero preclusi. Tenuto conto che le cause del crollo sono ben lungi dall’essere accertate”. 
Salvo poi smentire, con una nota stampa, gli articoli apparsi il 23 novembre su il Secolo XIX e La Stampa perché totalmente fuori luogo interpretare le nostre lettere al commissario come azione interdittiva della ricostruzione del ponte”.

Intanto sul fronte traffico c’è da segnalare che è stato riaperto alla circolazione Corso Perrone che, come via 30 Giugno, sarà regolamentato dai sensori: “I sensori servono a monitorare quanto succede ed è bene che segnalino il pericolo, non dimentichiamoci che siamo in una zona rossa – ha detto il governatore ligure Giovanni Toti – I tempi sono stati rispettati ed è un record per il nostro paese”.
Sui tempi di demolizione dei monconi aggiunge: “Si inizierà a demolire non appena la magistratura finirà la sua inchiesta, l’incidente probatorio farà il suo corso e le aziende disponibili a farlo avranno presentato un piano credibile di demolizione. Il decreto ha avuto un iter lungo, nella prima stesura scritto con la fretta dell’emergenza, oggi c’è e correremo per recuperare il tempo perduto. Presto apriremo anche via Perlasca”.                                 
Sulla ricostruzione il Sindaco-Commissario, Marco Bucci, ha aggiunto: “I progetti devono arrivare il 26 novembre. Li aspettiamo. Saremo in grado nel giro di 10 giorni di stabilire con quale progetto andare avanti”.

Da una nota congiunta si apprende che, Cassa depositi e prestiti, Fincantieri, F.S., Snam e Terna hanno sottoscritto un protocollo d’intesa con i Commissari per l’emergenza e per la ricostruzione, con Regione Liguria, il Comune di Genova e l’Autorità di sistema portuale, oltre che con la Finanziaria ligure, per “sostenere in modo concreto la ripresa economica della città e del suo territorio attraverso una serie di misure diversificate rivolte a Enti pubblici, sistema infrastrutturale, imprese, famiglie e per la soluzione dell’emergenza abitativa”.  Nella stessa nota si legge anche che Fincantieri fornirà il progetto per la realizzazione di un ponte in acciaio sul fiume Polcevera per la viabilità alternativa, in attesa del via libera per ricostruire l’infrastruttura vera e propria. In queste ore i vertici di Fincantieri stanno discutendo le possibili partnership per costituire un’Ati (Associazione temporanea d’impresa).
Il progetto del nuovo viadotto potrebbe essere ufficiale a breve e l’Ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, recentemente ha dichiarato: “Da Fincantieri c’è sempre la disponibilità a dare una mano. Il ponte varrà 120-130 milioni ma noi siamo abituati a trattare navi del valore di miliardi. Abbiamo le competenze e nessuno sa che dopo la guerra Fincantieri ha costruito più di centro ponti che sono ancora lì”.
Il protocollo sottoscritto con i Commissari, come dice Toti: “E’ un passo importante per aiutare Genova a ripristinare il più possibile condizioni di normalità dopo il crollo del Morandi. In questi tre mesi le istituzioni hanno collaborato per realizzare interventi strutturali per superare l’emergenza a cominciare da quella abitativa affrontata subito con una casa per gli sfollati, la viabilità con l’apertura di arterie alternative, la scuola. Molto resta da fare e soprattutto resta da ricostruire il ponte. Nelle ore immediatamente successive al crollo Regione Liguria ha intrapreso una collaborazione con Cdp e tutto il gruppo che ha portato a dare risposte immediate sul fronte degli alloggi: il protocollo va nella stessa direzione e rafforza la collaborazione già avviata”. Per Bucci “è motivo di grande soddisfazione constatare la risposta in termini di messa a disposizione di know-how, competenze tecniche e tecnologiche, progetti, interventi e sostegno anche finanziario che viene da parte di grandi aziende. Sono grato a Cdp, Fincantieri, Snam, Terna e FS per il loro contributo”.                                                                                           

Oltre a questi importanti sostegni nazionali e locali, i Commissari, il viceministro Edoardo Rixi e il MIT – il Ministero delle Infrastrutture e dei  Trasporti retto da  Danilo Tondelli – attraverso la Direzione Generale per lo Sviluppo del Territorio, la Programmazione e i Progetti Internazionali, stanno studiando di negoziare una modifica al vigente Regolamento comunitario 1303/2013 al fine di riconoscere la straordinarietà della catastrofe che ha colpito la città di Genova lo scorso 14 agosto e quindi derogare e rafforzare il finanziamento europeo per la Regione Liguria (fondi FESR, FEASR e ri-destinazione di risorse nazionali FSC), al fine di risolvere nel più breve tempo possibile le criticità connesse al dramma che da più di tre mesi sta seriamente strangolando la città.                                                                                                                                                                             

Infine, ancora brutte notizie inerenti i lavori relativi al potenziamento del nodo ferroviario di Genova, di nuovo al palo per presunti problemi di liquidità della società appaltatrice Astaldi, legati ad altri appalti della società. Quest’opera è stata progettata per separare il traffico ferroviario a lunga percorrenza da quello dei pendolari, ma i cinque anni di ritardo già accumulati sulla tabella di marcia rispetto alla scadenza iniziale, rischiano di allungarsi ancora, anche se Rfi (Rete ferroviaria italiana), committente dell’opera, confida di riuscire comunque a rispettare i tempi con l’ultima scadenza indicata, il 2021, per l’attivazione del servizio.

Concludo con una nota di colore inerente al mio caro Tpl: pare infatti che si terrà un sondaggio per scoprire qual è il rapporto dei genovesi con i mezzi pubblici e quanto sarebbero contenti di avere e a quali condizioni un trasporto pubblico gratuito.
La consultazione sarà lanciata in rete nei prossimi giorni dal Cieli, il Centro italiano di eccellenza sulla logistica, i trasporti e le infrastrutture, che ha già elaborato per il Comune il Pums, in collaborazione con Amt, attraverso la pubblicazione di un questionario al quale tutti i cittadini potranno rispondere. Il Vicesindaco e assessore alla mobilità, Stefano Balleari, ben sapendo che la cosa per realizzarsi avrebbe bisogno di almeno 55 milioni di euro annuali, ha subito messo le mani avanti, dichiarando che:Al momento non ci sono risorse sufficienti per poter introdurre il biglietto gratis”.
Intanto il Capogruppo del PD in Regione, Giovanni Lunardon, dimenticando che negli anni passati il suo partito e il centrosinistra da decenni al potere, a livello locale e nazionale, ha lavorato scientemente per la distruzione del Tpl, adesso teme che nel 2019 ci possa essere un aumento del prezzo dell’abbonamento integrato treno+bus, nonostante le rassicurazioni, in direzione opposta, dell’Assessore Regionale ai Trasporti, Gianni Berrino.     

Il trasporto pubblico e il servizio di Amt sono stati anche al centro di dibattito e di altre polemiche in settimana durante la Commissione Trasporti a Tursi, nella quale, oltre al progetto bus gratuiti, si è discusso della cessione di alcuni spazi F.S. al Comune per creare Aree di Interscambio e della metodologia per disincentivare la sosta prolungata in tali aree, della possibilità di costruire una monorotaia per servire gli Erzelli, dove non solo si sposterà la Facoltà di Ingegneria, ma sorgerà anche un polo ospedaliero, della possibilità di chiedere ad ANAC il nullaosta alla gara per i lavori di prolungamento della Metropolitana e affidare il tutto direttamente ad Ansaldo che ha già fornito tecnologia e mezzi e che quindi permetterebbe di sveltire di molto i lavori (questa cosa ha fatto scattare la reazione della Cgil che, per quello che mi riguarda, farebbe bene a interessarsi il meno possibile di Amt, avendo già fatto parecchi danni, alla pari di Cisl, Uil e Faisa), e per ultimo si è tornati a parlare di fusione di Amt, Atp e Genova Parcheggi, ma il progetto è ancora in alto mare, soprattutto a causa della pervicace presenza dei privati in Atp Esercizio.
Questo mi pare un riassunto esauriente della situazione della mobilità genovese, in attesa delle novità che certamente si susseguiranno senza posa.                                                                                                                                            

Nel frattempo un abbraccio a tutti Voi 
dal Vostro autista Barnaba