Il presepe del Grinch

Ho avuto gli incubi, forse, chissà, i postumi della celebrazione del libro del mio amico social e collega Giovanni Giaccone, “l’autobiografia di Coso”. Evento al quale ho partecipato credendo si trattasse di un saggio politico sulla nascita di un nuovo partito della sinistra di centro, quello di cui da tempo si blatera sulla trasformazione di Silvio Berlusconi in Matteo Renzi. Con lo stesso ego solo un po’ ringiovanito e più social. Deluso ho pensato che potesse più banalmente riguardare un dialogo/monologo intimo tra un macho egoriferito e il suo attrezzo. No, non l’ombelico. Appena più in basso. 

Poi ho capito – ci ho messo un po’ eh… viste le presenze – che “Coso”, insomma “Coso”… è proprio “Coso”, la sorta di alterego, che è in tutti noi, più o meno predominante a seconda della predisposizione di ognuno di noi all’autoironia. Quel “Coso” che ci impedisce di prendere troppo sul serio le disavventure e le avventure della vita e di saper sempre apprezzare il bicchiere mezzo pieno. Una sorta di filosofia dell’esistenza in cui banalmente, e recentemente, è incappato persino il nostro sindaco commissario Marco Bucci. Naturalmente da lettore attento ho acquistato le ultime due strenne natalizie di Giaccone “Crederci e altri sport estremi” che è evoluto appunto in “autobiografia di Coso”. 

 Già, il Natale che incombe, con il clima che esonda. Tanto che il Bucci Marco, alias sindaco/commissario, nell’attesa di accendere le luminarie e le luci dell’abete in piazza De Ferrari, si è addirittura proposto in un video/selfie in cui, con ottima  pronuncia inglese – veda un po’ lei, è stato per tanti anni manager in America-, canta a cappella “Jingle Bells”. Una performance vista, rivista e cliccata sui social dei genovesi, più o meno adoranti. Insomma i postumi alcolici del ricco ricevimento pre-presentazione da “Cavo” devono aver fatto il resto. Per il mio torpore e i successivi incubi.

Il tutto probabilmente complice di una frase dell’autobiografia di Coso che mi è rimasta stampata in mente durante il viaggio avventuroso verso casa a bordo dell’autobus che ha persino sbagliato percorso. Una frase di “Coso” o di Giaccone, profonda riflessione, sulla fase di confusione in cui ci stiamo barcamenando. “Di Maio non capisce talmente un cazzo che a volte mi fa persino strano che non sia del Pd”. Tanto che con rammarico il mio amico Jack fa seguire una constatazione sulla caducità della vita. Insomma fra chi nasce fortunato e chi vive nella cattiva sorte. Anche se poi, fare i giornalisti è sempre meglio che lavorare.

 Ma “Coso”/Giaccone ci illumina “Eppure la mia cazzata, se non due al giorno la scrivo. Uno straccio di ministero potevate darlo anche a me, mortacci vostra”. Senza contare che a volte, molte volte, le competenze ed eventuali titoli di studio giocano. Ma tutto a sfavore di chi li possiede. E Giaccone, giornalista con uno straccio di laurea e buone conoscenze storiche, probabilmente non sarebbe mai riuscito a confondere il defunto commissario Luigi Calabresi con il figlio Mario destinatario di una querela in quanto direttore de”La Repubblica”. Cose da scioccare per sempre il novantacinquenne Sergio Zavoli, o il più’ giovane Paolo Mieli. Ma anche molti altri cittadini comuni. 
Ecco, per il capitolo “meritocrazia”: conoscenza e competenza non favoriscono lo”straccio di ministero”. E quindi si dia pace l’amico Giaccone. Continueremo ad essere sciacalli, pennivendoli e puttane.

Ma desidererei tornare al Natale, alle luminarie, all’abete illuminato ai canti, ai mercatini, al Jingle Bells, alla performance di Bucci. E ovviamente al presepe. 

Sulla polemica sul suo allestimento nelle scuole della Repubblica d’Italia su cui recentemente si è consumata l’ennesima querelle di stagione. Tema su cui ha preso posizione il vicepremier Matteo Salvini, ma non solo. Beppe Aleo, mio amico social e influencer della destra – area Fratelli d’Italia – osservava in un suo post “Un presepe in ogni scuola, difendiamo le nostre radici, difendiamo le nostre tradizioni. Viva l’Italia”. Post virale. Molto condiviso in quell’ambito politico, ma non solo. 
Ecco… come fosse la presenza del Grinch, essere verde, rugoso e peloso, che ha in odio il Natale a rinfocolare ogni anno lo scontro tra tradizioni e politicamente corretto, siamo lì’ a ricaderci. Forse solo, per amore di contrapposizione o perché abbiamo scoperto che l’atmosfera del “Volemose bene” finisce per annoiare.
Tanto da tramutare i miei sogni prenatalizi in incubi notturni. In un mondo surreale in cui comparivo tramutato nel Grinch scorbutico e vendicativo che ha in odio in Natale.


 Tra presepi in cui, ovviamente compare, come per incanto, un ponte collassato ridotto a due soli monconi. Ci ha pensato Don Valentino parroco della chiesa della santissima Annunziata di Sturla. Accanto alla capanna ci sono i monconi del ponte crollato lo scorso 14 agosto perfettamente ricostruiti, di fianco le abitazioni di via Porro, via Fillak e del Campasso. “L’idea è quella di demolire giorno dopo giorno il presepe in contemporanea con quello vero – spiega don Valentino -. Speriamo davvero che si possa iniziare prima di Natale”. E altri, con quelle campate interrotte, ne verranno. Perché l’immagine è di quelle che non si dimenticano e la speranza continua ad essere l’ultima a morire. Fra messaggi di solidarietà e tanta speranza, fra progetti di nuovi quartieri e ricostruzioni più o meno fantasia del manufatto. Fra indagini, interrogatori e possibili ricorsi.
Perciò il Grinch ha pensato ad un suo presepe particolare. Con Bucci il sindaco/commissario e la sua barba bianca nei panni del falegname Giuseppe, il Governatore Giovanni Toti, compagno di Bucci, in quelli di Maria, che fra qualche giorno riceverà l’annunciazione. Il ministro Danilo Toninelli con la zampa alzata e lo zoccolo chiuso, a mo’ di pugno, in quelli dell’asinello che raglia verso il cielo, e Luigi Di Maio, tramutato in bue.
Stella cometa sulla grotta e Angelo con le sembianze del “putto”Edoardo Rixi… e, all’orizzonte, i tre Magi già in viaggio con le fattezze di  Renzo Piano, di Santiago Calatrava e dell’Ad di Autostrade Giovanni Castellucci. Ognuno con il suo dono. Chi offre progetti fantastici, chi probabili/possibili ricorsi.

E infine il redentore, venuto alla luce in una greppia con sfondo di abitazioni ischiane appena condonate, non potrà che essere proprio il ponte o il suo progetto ricostruito. Del resto San Giuseppe/Bucci lo ha affemato più volte: “prima di Natale la demolizione. Subito dopo la ricostruzione”. E quel ponte è lì’ nell’immaginario collettivo dei genovesi.  E noi genovesi a crederci. Come per l’atmosfera caramellosa del santo Natale. Per una città’ soffocata dalla crisi. In attesa di rinascere. 

 

Che poi il Grinch, che ha in odio il Natale , le sue cerimonie e soprattutto i suoi addobbi, a cominciare dall’albero con le luminarie, diventa buono. E anche il peggior incubo termina con il lieto fine. Si avvicina Natale e siamo tutti più buoni. Anzi, direbbe “Coso”, sempre in tema di fede: “Comunque, anch’io sarei stato per il crocifisso nel mio paese, ma solo in caso di reati. Particolarmente gravi”. E conclude “Se invece di studiare avessi continuato a credere negli Ufo, come quando avevo 14 anni, adesso magari sarei sottosegretario”. Alla fine, forse anche l’irriverente “Coso” capisce il vero significato del Natale e ridiventa buono. Comunque, al di la’ di “Coso” c’è sempre la prima legge di Murphy. Che tiene banco. Nello specifico: “Se qualcosa può andar male, andrà male”. Percio’ appuntamento al prossimo presepe.

PS. Il prezzo del libro/strenna di Giovanni Giaccone  “Autobiografia di Coso” è di 8 euro.
PPS. La vignetta bellissima sul presepe del Grinch è di Alex Di Viesti  che, come sempre, è stata bravissima a leggermi nel pensiero.

Giona