“Negli occhi nel cuore c’è un vuoto grande più del mare”: è un buco sull’Aurelia

Nei concitati mesi post crollo del Morandi molteplici altri segnali stanno ponendo l’attenzione sullo stato manutentivo delle nostre infrastrutture.
Viadotti, ponti, strade e altre strutture stanno mostrando tutti il loro mezzo secolo e soprattutto ci ricordano che per troppo tempo li abbiamo trascurati. Ora non è più possibile continuare così, occorrono investimenti e controlli se non vogliamo che il Paese ci caschi letteralmente in testa.
Ma anche solo concentrandosi su Genova vediamo quali e quanti problemi questa caducità strutturale sta causando al nostro tessuto socio-economico. Ultimo esempio sono le nostre strade urbane ed extraurbane che cominciano ad assomigliare alla superficie lunare. Crateri si aprono ovunque, dai quartieri periferici, a quelli centrali, financo in quelli più ricchi, da levante a ponente, fino nell’entroterra.
L’ultimo caso in termini temporali è quello di via Cesare Battisti nel quartiere di Albaro, anche qui all’improvviso l’asfalto ha ceduto. In questo caso la dea bendata ci è stata propizia, nessun danno a cose o persone. Come pochi danni e nessun decesso si sono contati anche negli altri recenti casi, tutti accaduti negli ultimi giorni, quasi come se all’unisono ogni parte della città avesse deciso di gettare un poderoso grido d’aiuto. Così la stessa cosa si è verificata a Vesima, nell’estremo ponente cittadino, in via Rubens, dove la strada collassa e obbliga l’amministrazione a chiudere l’Aurelia.
E questo viaggio su terra lunare poi ci porta un po’ più nell’entroterra dove due settimane fa, anche la strada che porta a San Carlo di Cese, sulle alture di Pegli, ha avuto il medesimo problema.                                                                                                        Inutile nascondersi dietro ad un dito, se tra le cause principali che provocano questi cedimenti certamente c’è la copiosa pioggia che negli ultimi mesi ha interessato la città, devastando di concerto con il forte vento e le mareggiate, anche le nostre coste (certamente l’acqua piovana contribuisce a rendere il terreno meno compatto e resistente), è chiaro che gran parte delle colpe stanno dietro una inefficiente, incostante e in alcuni casi del tutto assente manutenzione.
E di questo l’Amministrazione, già provata da parecchie disgrazie, dovrà giocoforza tenerne conto. Proprio Genova tre giorni fa è stata teatro della 73esima edizione della Conferenza del Traffico e della Circolazione organizzata dall’Automobile Club d’Italia e che quest’anno punta la propria attenzione sulla situazione della rete viaria secondaria nazionale (strade statali, provinciali e rete regionale). Per l ‘occasione è stato presentato uno studio realizzato dalla Fondazione Caracciolo-centro studi ACI dal titolo: “Il recupero dell’arretrato manutentorio della rete viaria secondaria”.
L’analisi, condotta insieme al Dipartimento di ingegneria dell’Università degli Studi di Roma Tre, ha avuto  nella veste di ospite d’onore Jean Todt, presidente della Federazione Internazionale dell’Auto e delegato delle Nazioni Unite per la Sicurezza Stradale.
“Abbiamo scelto Genovaha detto nel suo intervento il presidente dell’ACI Angelo Sticchi Damiani – come simbolo della necessità di ripartire, sia qui che altrove in Italia. Si sa come la vita di una infrastruttura sia mediamente di 50 anni. Questo Paese ha costruito e bene negli anni ‘60 e ‘70 ma adesso il tempo sta scadendo”. Poi ha annunciato un nuovo impegno: “Abbiamo scelto come ACI di aiutare Genova non solo venendo qui a parlare di infrastrutture ma anche in modo pratico. Rafforzeremo a breve il servizio di car-sharing elettrico ‘GirACI’. Siano convinti che questo passo aiuterà anche ad affrontare il problema dell’inquinamento, che si è aggravato dopo il crollo del ponte Morandi. – Sempre secondo Sticchi – Servirebbero almeno 5,6 miliardi di euro di investimenti in più ogni anno per rimettere in sicurezza la rete stradale provinciale italiana dopo anni di mancati interventi manutentivi. Le inefficienze e le criticità dei 132.000 km di rete viaria secondaria derivano da mancati investimenti per 42 miliardi negli ultimi 10 anni, la manutenzione costa 6,1 miliardi all’anno, ma gli stanziamenti sono fermi all’8% del fabbisogno”.  Secondo le analisi di Aci, investire in manutenzione farebbe guadagnare 16 miliardi (1 punto di Pil) e creerebbe 120 mila nuovi posti di lavoro. “La manutenzione della rete provinciale è ormai una priorità per il Paese. – Commenta il presidente nazionale dell’Aci – Sulla capillare rete di strade secondarie si muove l’Italia. Il Governo Conte deve rimettere in moto gli investimenti”.                                                                                     

Jean Todt come rappresentante delle Nazioni Unite, ha dichiarato a margine del sopralluogo nel sito del Morandi che: “Occorre un piano. I progetti delle opere stradali in Italia devono evidenziare l’annesso programma di manutenzione ordinaria con indicazione della cadenza degli interventi di manutenzione straordinaria e relativo dettaglio dei costi. Come la sicurezza delle auto, l’efficienza delle strade viene valutata da autorevoli organismi internazionali e la rete viaria provinciale italiana deve raggiungere al più presto punteggi minimi a 3 stelle nella classificazione internazionale. Solo così si può abbattere del 30% il tragico numero degli incidenti stradali”. 
                                                                   
Ed è questo il punto dolente, quello degli investimenti e del continuo taglio dei fondi. Secondo il metodo qualitativo-quantitativo messo a punto dal Dipartimento di ingegneria dell’ateneo di Roma Tre,” il fabbisogno standard per la manutenzione di questa rete è di 6,1 miliardi di euro ogni anno, ripartiti tra interventi straordinari (4,4 miliardi) e ordinari (1,7 miliardi). In pratica servirebbero 46mila euro all’anno per chilometro. Nei prossimi anni gli stanziamenti previsti sono fermi a 0,5 miliardi ogni dodici mesi. L’analisi della situazione nell’ultimo decennio evidenzia come il ritardo accumulato raggiunga la cifra di 42 miliardi di euro”. Lo sforzo economico necessario a risolvere la questione, i 5,6 miliardi di euro l’anno che dovrebbero essere investiti in più, potrebbe valere, secondo lo studio, “la crescita di 1 punto percentuale del prodotto interno lordo. La piena attuazione di un programma ambizioso di investimento sulle infrastrutture comporterebbe una crescita occupazione stimata in 120, 130 mila posti di lavoro, aumentando del 3/4% il livello di occupazione”.                                                            
 Inoltre secondo l’analisi della Fondazione Caracciolo, “le nostre infrastrutture stradali secondarie, visti tempi nei quali è avvenuta la loro realizzazione e soprattutto tenendo conto della difficile orografia del nostro Paese, sono assimilabili a vere e proprie “opere d’arte”. Ma questa eredità di pregio, con una rete viaria extraurbana complessiva di oltre 183mila chilometri tra autostrade, rete Anas e vie provinciali e regionali, necessita evidentemente di interventi complessi e costosi, che dovrebbero essere interessati da investimenti cospicui e crescenti. Purtroppo da quest’analisi emerge che gli stessi Enti gestori si trovano a dover affrontare una scarsa conoscenza della consistenza del parco viario affidatogli, con grave sottostima dei fabbisogni effettivi.                                                                                                                                                                                  
 Il Sindaco Commissario Bucci, presente all’evento e il Governatore Commissario Toti hanno davanti una sfida difficile, quella di ricreare una viabilità per la nostra fragile terra; a loro affidiamo i nostri futuri spostamenti, si spera in sicurezza…

Nel frattempo                                                                                                                                                                     
un abbraccio a tutti Voi                                                                                                                                                    
dal Vostro autista Barnaba