Lo spuntino di Mr. Bucci

Qualcuno asserisce di averlo sentito sussurrare mentre addentava il toast, probabilmente in omaggio al film con Alberto Sordi “un Americano a Roma”: “M’hai provocato, ti distruggo. Io me te magno”. Informale come un moderno americano a Roma. Anzi a Genova. Ma ovviamente non era così. Si trattava, tuttalpiù di qualche ingenerosa illazione, frutto dalla fervida fantasia di un mestatore giornalista. Altri raccontano che invece fra un boccone e l’altro stesse procedendo ad un autorevole e autoritario conto alla rovescia, soffiando sul collo del povero presidente del consiglio comunale Alessio Piana intento a registrare i tempi degli interventi dei consiglieri comunali durante l’assemblea tenutasi nella sala rossa due giorni fa sul tema della cessione delle farmacie comunali. Qualcun altro, il solito giornalista di parte, precisa invece che nessuno intendeva soffiare sul collo del povero Piana. Anzi, che al contrario, il mangiatore di toast, che non dorme mai, è un estimatore di Stakanov, e pensa solo alla sua città’, nell’occasione stesse già producendosi in una prova del conto alla rovescia in vista del capodanno di luci e di colori che verrà allestito a favore dei concittadini in piazza  Matteotti, sulle pareti del Ducale.

Insomma, fra tante voci che si intrecciano sulle epiche gesta del nostro primo cittadino, tutto quello che possiamo dire con certezza, è che il nostro sindaco, sdoganando la ritualità della seduta del consiglio comunale e probabilmente nel proposito di permettere a tutti noi di essere consapevoli che lui non è uomo che si perde in quisquilie e nemmeno è amministratore succube di una qualunque pausa pranzo, consuma frugalmente un qualsiasi toast – da comune mortale – nel corso di un qualunque dibattito politico. In faccia e alla faccia dei consiglieri comunali, e – capitolo un po’ più inquietante – di fronte ai bambini delle scuole invitati a Tursi ad assistere ai lavori del consiglio comunale.
Come dire: pura praticita’ yankee di fronte alla salvaguardia di retoriche formalita’. Qualcuno, il solito comunista in preda al rodimento, obiettera’ che nel caso non avesse voluto perdere tempo avrebbe potuto consumare il frugale spuntino al riparo da occhi indiscreti in qualche corridoio nei pressi della sala rossa. Rientrando in aula consiliare qualche minuto dopo.
Eppero’ il “nostro sindaco cu cria”, è così.
Talmente diretto da lasciare qualche sospetto sui presunti messaggi. E cioè: se non intendano finire per essere il corredo necessario a suggerire nell’opinione pubblica e nel contempo comunicare e sostenere l’immagine del grande lavoratore che si sacrifica per il bene della sua città. Un’immagine ormai cavalcata e talmente retorica da sfiorare il personalismo sovietico. Ma ormai va così.
Percio’, magari, una palese infrazione alle regole, con conseguente dimostrazione di scarso riguardo nei confronti dei colleghi che in aula stanno parlando, verrà annotata e interpretata come una sorta di modernismo innovatore e d’avanguardia. Collocata in un eterno confronto fra regole vecchie e duttile praticita’. Una sorta di orpello vintage visto che nessuno dei consiglieri presenti si è peritato di protestare e nemmeno il Presidente del Consiglio Comunale Alessio Piana se l’è sentita di consigliare al sindaco un comportamento più consono inducendolo ad andare ad addentare il suo toast in qualche stanza prospiciente.
Il tutto, evidentemente, frutto del grande carisma da parte di Bucci di cui spesso si parla e di una sorta d’intolleranza dello stesso Sindaco nei confronti chi lo osteggia, magari anche a ragione, di cui si parla meno . 

Paolo De Totero e Andrea Tosa

Viene da chiedersi se una quarantina di anni fa il pretendere che i consiglieri comunali partecipassero in giacca e cravatta alle sedute in sala rossa fosse un inutile orpello formale. O se fosse eccessivo che, durante la pausa, il sindaco di allora Fulvio Cerofolini, consumasse la sua cena solitario in un ufficio attiguo perché il ruolo non gli consentiva di partecipare ad una cena servita nella buvette, che, per qualche effervescenza poteva apparire più una conviviale riunione scolastica che altro. La cosa, ovviamente, aveva creato persino qualche malumore per l’eccessiva severità con cui venivano giudicati consiglieri e assessori. Ragazzi sempre pronti a divertirsi. Circolò anche la voce che siccome nella buvette erano presenti anche i fotografi, oltre che i giornalisti, il sindaco non intendesse farsi ritrarre durante il pasto.
Ma quella era la politica. Rigorosa e un po’ bacchettona.
Erano gli anni in cui un giovane consigliere radicale, Andrea Tosa, entrato provocatoriamente in sala rossa in maniche di camicia venne portata fuori a braccia dai vigili urbani su ordine dello stesso sindaco.
E per qualche settimana sui quotidiani non si parlo’ d’altro. Con ovvia pubblicità per il consigliere comunale in questione. Praticamente un’era fa, quando sulla privacy veniva mantenuto uno stretto riserbo e le gesta del privato venivano sacrificate o nelle segreterie di partito o fra le quattro mura domestiche e non messe a disposizione di tutti sui social. Eppero’ i tempi sono cambiati. È cambiato anche l’abbigliamento “consono a cui per regolamento avrebbero dovuto affidarsi i consiglieri nell’espletamento della loro carica. L’infrazione in cui, per intenderci, era incorso il consigliere radicale tradotto a forza fuori dalla sala rossa. Qualcuno racconta in epoche più recenti di minigonne vertiginose indossate da una esponente del consiglio comunale con sindaco il marchese Marco Doria, che, come ogni nobile aristocratico di sinistra, dimostrava nello specifico di avere in odio la rigidità delle norme borghesi, e quindi non applicava il regolamento. Qualcun altro, più recentemente, assicura la presenza di forme di ostentazione del proprio presunto fascino da parte di una consigliera che in aula con nonchalance si tira su le autoreggenti. E lo fa proprio in aula, forse pensando che non la di veda, invece di mostrare maggior discrezione e raggiungere luoghi in cui ci sia maggior riservatezza.
Volontariamente, o invece no,  al contrario nessun segreto e, soprattutto, nessuna perdita di tempo. Perché il cittadino non possa avere la sensazione che i nostri consiglieri non lavorino pancia a terra o si tirturni nella suggestione di essere tenuto all’oscuro di qualche cosa.
E, quindi, tutto alla luce del sole. Ma, consentitemelo, forse anche troppo.

Giona