Atmo(Sfera) di Natale

Mi sono orgogliosamente imposto il silenzio di fronte all’effluvio di post, di improperi e di considerazioni sociologiche e, perfino, estetico musicali seguite alla tragedia della discoteca “Lanterna Azzurra “ di Corinaldo il giorno prima dell’Immacolata. Incredulo, sui social ne ho lette e viste di tutti i colori. E in centesimi, ho ripercorso il calvario dei post autorigeneranti seguiti alla tragedia del Morandi in cui oltre al dolore e allo sconcerto ho letto qualsiasi ipotesi sulle cause del crollo. Con fantastiche e fantasiose tesi su fulmini, attentati, carichi eccessivi. E teorie imbarazzanti, oltre alla solita caccia ai responsabili di turno. Ne’ piu ne’ meno dell’ultima querelle sul progetto di ponte maggiormente degno di sostituire quel che resta del Morandi. Con l’occhio e l’orecchio addestrato a indicare eventuali imputati, colpevoli da condannare a seguito di un qualsiasi processo sommario. È la bellezza dei social e della rete in cui ognuno, fuori controllo o ipercontrollato è in grado di dire democraticamente la sua. 


Dopo aver letto le storie delle vittime della “Lanterna Azzurra”
, subito l’esegesi del ricordo e del raffronto delle trasgressioni musicali, dal trap al rap, dal grunge al rock, da Jim Morrison ai Rolling Stones, da “Cocaine”a “Teorema”, mi sono ritrovato a cogitare che ogni trasgressione è permessa proprio sui social. E’ permesso eludere il discorso principale per uscire fuori dal letto del fiume in mille piccoli rivoli che alla fine non portano da nessuna parte. Forse si autorigenerano, ma finiscono inesorabilmente per seccarsi dopo qualche giorno e svanire nella stupidità del nulla. Anche dalla memoria. Come se si trattasse di evacuare in un post i nostri atavici sensi di colpa.

E poi mentre l’atmoSfera natalizia incalza, dopo i funerali della mamma che con il suo corpo ha protetto i figli dalla morte, quando Sfera Ebbasta, dopo due settimane fa capolino per raccontare di essere devastato. E che non si può morire così, neanche a quindici anni, per la stupidità di chi brandisce la bomboletta di spray al peperoncino come un’arma o, peggio, per l’assoluta, riprovevole voglia di fa soldi di alcuni personaggi che senza farsi scrupoli e senza un briciolo di coscienza stipano genitori e ragazzini in uno spazio tanto angusto da risultare letale. 

Antonio Megalizzi e Valeria Solesin

Ecco che a due settimane di distanza la vita reale torna a fare capolino. Con processi, indagati. E i social hanno già avuto i loro tempi per occuparsi d’altro. Della strage ai mercatini di Natale di Strasburgo, con nuove vittime di un odio efferato. Con nuove icone. Con Antonio Megalizzi, collega, giornalista, europeista in un’epoca sovranista e populista. Giovane che ha trovato notorieta’ solo quando è passato a miglior vita. Come se si trattasse delle Moire degli dei dispettosi della mitologia greca che decidono quando tagliare il filo della vita. Per consentirti di diventare noto quando non esisti più. E la tua vita fatta di quotidianità e delle speranze simili a quelle di molti coetanei diventa simbolo per semplificazione. E’ accaduto ad Antonio. È acccaduto tre anni fa, era il 13 novembre, a Valeria Solesin, la ricercatrice veneta, uccisa a Parigi nella strage del Bataclan dalla guerra di religione. Vedi caso un’altra discoteca. In una notte in cui ci si sarebbe dovuti divertire. Mentre sopraggiungeva l’AtmoSfera natalizia. Il destino è beffardo e, qualora lo si voglia interpretare, colmo di suggestioni. Che sui social viaggiano senza ritegno né troppa riflessione, alla velocità della luce. 
Comunque Buon Natale a tutti. 

Aspetto con ansia che questo anno termini fra luci, lucine ed ombre. Attendendo l’anno del ponte che verrà, con le sue 43 luci a ricordare altrettante vite spezzate, indulgendo una volta di più’, come sempre, nei buoni propositi.

 

Paolo De Totero