The children act. La vita nelle mani della giudice Emma Thompson

Chi stabilisce la soglia del libero arbitrio? Fin dove può lecitamente spingersi l’ardire individuale e come deve agire la legge per tutelare la vita di un essere umano? Sono tematiche complesse filosoficamente e narrativamente quelle affrontate nell’ultimo film di Richard Eyre The Children Act – Il Verdetto (tratto dall’omonimo romanzo di Ian McEwan tradotto in Italia come “La ballata di Adam Henry”). Da una parte c’è Fiona Maye (Emma Thompson in stato di grazia) che è un giudice dell’Alta Corte britannica intenta a destreggiarsi tra le casistiche umane di competenza del Diritto di Famiglia, dall’altra Adam Henry – giovane Testimone di Geova non ancora maggiorenne – affetto da una grave forma di leucemia: per salvarsi il ragazzo avrebbe bisogno di urgenti trasfusioni di sangue ma la famiglia e il suo credo religioso glielo impediscono. Nel mezzo il marito e professor Jack (Stanley Tucci) costretto a frugare tra i cocci di una relazione matrimoniale oramai sull’orlo del baratro, presenza ingombrante verso cui Fiona totalmente assorbita dal suo ruolo di garante supremo dell’etica legislativa non prova più alcun slancio. Sono questi i tre vertici del triangolo all’interno del quale si dipana una meravigliosa storia di libertà e coraggio, ma soprattutto di ricognizione interiore. Vi sono come due soggetti in uno. Dapprima l’applicazione d’imperio del Children Act (la legge promulgata nel 1989 dal Parlamento del Regno Unito per tutelare il benessere dei minori) nell’esigenza di rifarsi a qualcosa di laicamente superiore che salvi la vita del ragazzo. Dappoi la gestione della sua anima viva ma persa, ripudiati gli ideali cui era stato avvezzato sin da bambino, aggrappata disperatamente alla giudice che ne ha garantito il futuro per trovarvi un faro che illumini un percorso divenuto improvvisamente irto di dubbi. L’effigie della donna adulta, avveduta e coscienziosa, verrà incrinata dalla tormentata umanità di un giovane capace di farne emergere incompiutezze e rimpianti, sullo sfondo dell’esortazione alla libertà e alla necessità ineluttabile dell’individuo di riappropriarsi della sua indeterminatezza.      

Enrico Pietra