“Operazione Ossessione”: duro colpo ai narcos calabresi. Nella rete anche un collaboratore di Pablo Escobar

OPERAZIONE “OSSESSIONE”. DISARTICOLATA ORGANIZZAZIONE CRIMINALE DEDITA ALL’IMPORTAZIONE DI COCAINA DAL SUDAMERICA. 

Catanzaro –  Questa mattina i militari del nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro e dello S.C.I.C.O. di Roma, coordinati e diretti dalla Procura della Repubblica – D.D.A. di Catanzaro, hanno eseguito venticinque fermi nei confronti di soggetti indagati, a vario titolo, per reati in materia di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, aggravata dalla modalità mafiosa e dalla detenzione di armi.
L’inchiesta, condotta dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, e dal Sostituto Procuratore, Annamaria Frustaci, ha consentito di disarticolare un’organizzazione estremamente complessa, dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, tra le cui fila compaiono esponenti di spicco della famiglia di ‘ndrangheta Mancuso egemone sulla criminalità organizzata vibonese che, dall’area geografica insistente tra i comuni di Limbadi e Nicotera, hanno, man mano, esteso forti interessi delinquenziali nell’hinterland milanese.

L’OSSESSIONE DI ESSERE INTERCETTATI
L’operazione, denominata “Ossessione” in relazione alla maniacalità manifestata dai principali indagati, costantemente assillati dal pensiero di essere monitorati dalle forze dell’ordine, ha dimostrato come i vertici del sodalizio fossero in grado di disporre di diretti canali di approvvigionamento di cocaina dalla Colombia, dal Venezuela e dalla Repubblica Domenicana, oltreché dall’Olanda.
Seguendo un’ottica prettamente imprenditoriale, l’organizzazione, in attesa dell’arrivo delle partite di cocaina dal Sudamerica, con lo scopo di massimizzare il profitto, intesseva rapporti d’affari con un personaggio marocchino residente a Milano, in diretto contatto con i principali cartelli maghrebini, per l’importazione anche di massicce quantità di hashish.
La spiccata transnazionalità dell’organizzazione, che evidenzia nuovamente l’indissolubilità del trait d’union tra la criminalità organizzata calabrese e i “cartelli” mondiali della droga, e la capillare diffusione sul territorio nazionale, fanno si che la consorteria criminale operi come una vera e propria multinazionale del narcotraffico, curando l’acquisto “all’ingrosso” della droga, a prezzi assolutamente concorrenziali, direttamente dai produttori, per poi smistarla in territorio calabro e lombardo tramite una fitta rete di accoliti.

LE DONNE DEL CLAN
Un ruolo fondamentale era affidato, poi, alle donne: da “teste di ponte” per le comunicazioni tra gli accoliti, a co-finanziatrici, come nel caso della cittadina albanese Kotja Elisabeta, a intermediarie di alto rango con gli esponenti dei Cartelli sudamericani. Spiccano, in particolare, le due venezuelane Garcia Rebolledo Clara Ines e Forgione Gina, estremamente note nel panorama del narcotraffico internazionale, in grado di mettere in contatto i calabresi con i narcos sudamericani.

IL COLLABORATORE DI PABLO ESCOBAR
Nella rete degli inquirenti anche Murillo Figueroa Julio Andres, noto narcotrafficante colombiano, ospitato dai calabresi a Milano per pianificare l’arrivo della cocaina dai paesi dell’America Latina. “Socio” della FORGIONE, il colombiano ha in passato collaborato con i “guerriglieri colombiani”, nonché con il famigerato Pablo Emilio ESCOBAR GAVIRIA, sanguinario capo storico del “cartello di Medellín” tra gli  anni ’80/’90. 

LE INTERCETTAZIONI