Cose da tranviere!

Buongiorno, cari lettori e utenti, riprendiamo oggi la rubrica “Cose da tranviere!”, soprattutto perché ne veniamo da un periodo di allerte meteo che solo da noi, in una città fragile, impreparata e sostanzialmente disastrata, possono essere considerate tali; in cui bastano pochi millimetri di neve o di pioggia per metterci in ginocchio e paralizzare il traffico già provato dal crollo del gigante dai piedi d’argilla. Anche perché Genova stessa è un gigante dai piedi d’argilla e allora già sappiamo che nevicherà ma non buttiamo il sale per le strade e poi di nuovo ci aspettiamo che nevicherà, ma invece ecco che piove e allora, per riparare ai pasticci, tutti gratis sui bus, ma nessuno pare gradire l’idea della Giunta (che già ha fatto infuriare gli abbonati) e via tutti comunque in auto, in fila per ore, da soli nell’abitacolo insieme alle frustrazioni che ci autoinfliggiamo!…
Quindi, siccome ho proprio voglia di sdrammatizzare un po’, rieccoci qua a raccontare un po’ di pillole di questa vita da tranviere, un po’ psicologo e un po’ Caronte tanto per citare King Diamond in “Charon”:

Welcome my friend,                                                                                                                                                
(Benvenuto amico mio,)                                                                                                                                                 
my name is Charon                                                                                                                                                           
(il mio nome è Caronte)                                                                                                                                          
 Please take my hand,                                                                                                                                                        
(Ti prego, dammi la mano,)                                                                                                                                                          
(Non avere paura… Oh no)                                                                                                                                            
I’m faceless but don’t fear now                                                                                                                                              
 (Non ho una faccia, ma non temere)                                                                                                                             
I’ll take you safe across the river Styx…                                                                                                                            
(Ti porterò al sicuro sull’altra riva del fiume Stige…)

Ecco a voi, dunque, il decimo blocco di dieci casi tipici che capitano quasi matematicamente durante la giornata tipo del tranviere genovese (sono, come sempre, ordinate in modo casuale, che tanto sono parimenti assurdamente vere) e siccome che, come scrivevo poco sopra, oltre che traghettatori siamo anche un po’ strizzacervelli, non mi resta, prima di iniziare, che citarvi le parole di Giua in ‘Totem e tabù”:

Di certo solo ad un tranviere capitano queste cose:

1) Almeno una volta essere stati oggetto delle attenzioni di un pazzo e/o di un ubriaco e/o drogato, che senza tanti rigiri di parole, vuole ucciderti. A me è capitato un paio di volte, ma quella che ricordo con più tenerezza è quella del piccolo calabrese pazzo, che con occhi spiritati mi parlava del suo coltello a serramanico e di quanto ci avrebbe messo poco ad aprirmi come un branzino. L’ho presa bene e tra alti e bassi (soprattutto da parte sua, devo dire) prima che scendesse siamo rimasti che alla prossima mi avrebbe offerto un caffè. Sono anni che aspetto e comincio a credere che non accadrà mai…

2) Se al cambio invece di smontare e andartene a casa, tiri dritto e lasci il collega montante perplesso sulla fermata. Poi, appena ti riprendi dalla tua trance agonistica, comprendi che ti tocca fare un mezzo in giro in più e per questo diventi l’eroe del collega che comincerà il suo turno dopo e con un pezzetto già fatto da te…

3) Quando ti chiedono come arrivare in una via e, prima che tu riesca ad aprir bocca, si rispondono da soli: “Mi scusi ma per andare a Caricamento che bus devo prendere, quando scendo dal suo all’ultima fermata di Via Buenos Aires? Il 13 alla fermata dell’Inps in Via Brigate Partigiane, che passa tra circa cinque minuti, giusto?”. Ti basta accennare un sorriso, un breve cenno d’assenso ed è fatta. Un gioco da ragazzi.

4) Quando sei sul 15 direzione levante, dalle parti del monumento di Quarto e ti chiedono: “Ma per andare a Nervi va sempre dritto?”, e tu vorresti rispondere che no, ad un certo punto, girerai bruscamente contro la ringhiera per buttarti in mare e proseguire come il traghetto che va alle Cinque Terre, però poi ti mordi la lingua e rispondi: “Sì, signora, vado sempre dritto”.

5) Se il cruscotto del tuo bus è tenuto insieme da tanti piccoli tapulli che Mc Gyver togliti proprio.

6) Quando il puzzone/scorreggione di turno trova gradevole rallegrarti la giornata con la sua vicinanza per tutta la durata del giro, e tu, che sei un uomo sensibile che non vuole sembrar troppo scortese, ti limiti a sbuffare schifato continuando a guidare con la testa fuori dal finestrino anche in piena allerta rossa nivologica.

7) Quando corrono a perdifiato per salire davanti e, a bus vuoto, li vedi andare a sedersi in fondo. E ti arrovelli per cercarne il senso, ma non lo trovi e ti riprometti di chiederglielo direttamente la prossima volta…

8) Quando ti manca il cambio in linea e allora, trattenendo (quando ci riesci) innumerevoli blasfemie, ti accingi a proseguire fino al capolinea per poi rientrare fuori servizio, guadagnando almeno mezz’ora di straordinario non voluto…

9) Quando nel periodo natalizio ti chiedono come mai che c’è tutto quel traffico in centro e non trovi niente di meglio che rispondere: “Probabilmente dipende dal fatto che tra un po’ suoneranno in Piazza De Ferrari I Ragazzi di Campagna”, e poi, siccome pensavano di prenderti per il culo, ti gusti l’espressione sul loro viso, a metà tra ‘ma sarà vero oppure mi sta coglionando’? E li lasci con quel dubbio restando impassibile con gli occhi incollati sulla strada.

10) Quando alla fermata guardano il cellulare invece di farti il segno e, con sommo gaudio, poi li vedi dallo specchietto quanto si incazzano quando gli tiri dritto sotto al naso… Sappiate, amici utenti, che sono tre le cose che non vanno mai fatte alla fermata: non accendetevi la sigaretta se non volete buttarla via dopo un paio di tirate (perché l’autista del vostro bus per farvelo apposta arriverà subito), non fate segno alzando la gamba, soprattutto se avete fretta e non compulsate il cellulare se non siete abbastanza multitasking da fare anche segno…

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti non è puramente casuale. 

Nel frattempo                                                                                                                                                                      
 un abbraccio a tutti Voi                                                                                                                                                        
dal Vostro autista Barnaba