Quella lunga lista di enigmi italiani dove il viadotto Morandi non deve entrare

Il Ponte Morandi.
Da 6 mesi non penso ad altro. Su quel ponte saremo passati almeno 4 volte al giorno, quasi tutti i giorni.
Quel 14 agosto era previsto un consiglio monotematico a Tursi sulla discarica di Scarpino. Avevamo deciso di seguirlo e le possibilità di volare di sotto insieme ad altre 43 persone non sarebbe stata poi così remota.

La nostra civiltà si basa sulla fiducia. Se andiamo al supermercato e compriamo un cestello d’acqua, crediamo che dentro ci sia effettivamente l’acqua che volevamo comprare. Se passo su un viadotto, o sotto a un ponte, lo faccio con fiducia perché chi gestisce gli spazi comuni, i beni comuni, ha il dovere di darmi la sicurezza che non mi succederà alcunché. Ecco, in Italia, sono successe cose, da Ustica alla nave dei veleni Jolly Rosso, dal caso Mattei agli attentati nelle stazioni,  che sono così poco chiare e spesso mistificate, che ogni volta che entro a comprare una bottiglia di qualsiasi cosa vogliate, non mi fido di quello che c’è dentro. Per non parlare dei tubi di greggio che si rompono e di ‘ndranghetisti che commentano, “eh mica tutti i giorni si può rompere un tubo”, e a seguire una risata alla Gambadilegno.
Ma torniamo alla similitudine della mia bottiglia e del  supermercato.
Se il prodotto che ho comperato ha un gustaccio, vado alla cassa e pretendo il rimborso. Se sto male, conosco di certo un avvocato che si adopererà per chiedere i danni.
Con la politica non succede.
Se da una parte i cosiddetti partiti della non-politica e della protesta  si sono accasati a Roma, le opposizioni, ormai sfilacciate in mille rivoli, tirano a campare.
Molti cittadini non si sentono rappresentati e quindi non esprimono un voto, altri si schierano fideisticamente e si azzuffano sui social.
Da questa caciara trae vantaggi la politica, che trasforma le intenzioni in soluzioni e la propaganda in fatti.

Vengo al nocciolo.
Il 15 agosto, vista la dinamicità del Sindaco Bucci e del Governatore Toti, con tutti i limiti che riconosco a entrambi, ho tirato un sospiro di sollievo. In pochi giorni, le famiglie sfollate avevano, bene o male, un tetto sulla testa. Le case sono state reperite con una rapidità operativa a cui non eravamo abituati.
Certo, mi sarebbe piaciuto che con la stessa rapidità si fossero sistemate le case di edilizia Erp. Ma non voglio aprire un altro campo di discussione che merita ben altro approfondimento.
Al di là dei rimborsi, degli sfollati, dei commercianti e dei politicanti, ma anche dei politici seri, ci sono 43 persone morte prematuramente perché qualcuno non ha fatto qualcosa, o perché qualcuno ha deliberatamente fatto qualcosa. 43 persone che sono passate, fidandosi, su quel ponte quel giorno.

Poi, la propaganda ha “inquinato” tutto.
“Via la concessione ad Autostrade”. “Faremo il ponte in 5 mesi, poi in 8”.  “Smontiamo domani… poi no, lo facciamo tra un mese”. “È colpa tua, non è colpa mia”. “Rifaremo il ponte 20 metri a valle”. “Lo faremo brillare”. ” Ma l’amianto? Quello lo toglieremo prima”. “E poi la zona rossa, nera, arancione, birulò”…
E non nascondo le mie perplessità quando alle domande di un giornalisti RAI (di Roma) il Sindaco ha risposto varie volte e in maniera secca: “Next question”.

E i sensori montati sul viadotto per valutarne i movimenti e le oscillazioni?
Mi pare abbiano smesso di attivarsi appena presa la decisione di demolirlo e dopo la non-gara fatta per i progetti.
Perché se è vero che in un’assemblea pubblica il nostro Sindaco-Commissario ha dichiarato che la Commissione stava vagliando i progetti, è anche vero che pochi giorni dopo ha dichiarato che “non è stata fatta alcuna gara, andatevi a leggere l’articolo 32”.
Ma ho qualche dubbio anche sull’utilità di quella  “mantovana” fatta da lamiere e tubi “Innocenti”montata  in Corso Perrone, a nostro parere chiuso per troppi mesi e con troppe deroghe al passaggio, al fine di salvaguardare il passaggio delle auto e dei pedoni dalla caduta di qualche calcinaccio dal viadotto Morandi.
Insomma, dopo aver affrontato in maniera aggressiva ed efficace l’emergenza, si è rientrati in quel troppo noto comportamento italiano che parla di trasparenza ma in definitiva non ne offre così tanta.
E quindi, come per istinto, controllo se le bottiglie che ho acquistato contengono veramente il prodotto che volevo.
Ad esempio non ho mai capito perché sia nata questa smania delle date, delle inaugurazioni di gruppo, delle programmazioni forzate, e delle “best option” che francamente lasciano il tempo che trovano.
Il Sindaco, incolpevole della caduta del viadotto, e dopo aver messo mano alla viabilità in modo preciso e professionale, poteva anche risparmiarsi questa corsa forsennata alla ricostruzione, che lo obbliga a dare delle scadenze tanto serrate da essere difficilmente rispettate. E probabilmente, proprio a causa di queste tempistiche, un pezzo importante della cordata che ha il compito di demolire il viadotto, la Ditta Vernazza, si è ritirata in buon ordine.
E per rimanere nel merito,  il 20 gennaio 2019 scopriamo da il Secolo XIX che il ponte sarà spostato di 20 metri per via di certi tubi…

Il  20 gennaio 2019?

Ma non c’era un progetto esecutivo pronto? Un progetto tipo quello che deve fare un geometra per spostare una tramezza o rifare un bagno?
Spostare  un chilometro di ponte di  20 metri? E con cosa andrà a interferire? Altre case, altre strade, altre aziende?
Due settimane fa non avevate la mappatura dei tubi nel Polcevera?
E di che tubi si tratta? Gas, fognatura, acquedotto, greggio?
Ma esiste una mappatura dei tubi interrati in città?
Ma un esecutivo su carta si può vedere? Mica per ficcare il naso, così, per passare il tempo e fare l’umarell.
Poi, qualche giorno fa da Michele Brambilla, Direttore della Gazzetta di Parma, sulla sua rassegna “Il fatto del giorno” ha dichiarato che già nel 2003 la Società Autostrade aveva pensato di buttare giù il Morandi perché la manutenzione risultava troppo onerosa. Demolizione che non fu fatta per via delle case sotto al viadotto. La magistratura indagherà anche su questo fatto, ma francamente la questione appare strana.
Siamo certi che in questi 16 anni la Società Autostrade abbia fatto tutti gli interventi necessari, siamo certi che ci abbia fatto passare su quel ponte  in totale sicurezza, siamo certi che nel 2003 il viadotto Morandi non fosse pericolante.
Ad oggi, da comuni cittadini, abbiamo una certezza: il 14 agosto sono morte 43 persone.
Il resto è tutta una “best option”.