Paganini più Jazzista che rock

Eccellente esibizione e lezione di storia della musica da parte del Maestro Damiano Baroni giovedì 21 febbraio 2019 nei locali del Museo Garibaldino di Genova di Via Sartorio 1.
Il Museo Garibaldino si trova in prossimità di Corso Europa ed è all’interno del complesso di Villa Spinola, già edificio scolastico di Quarto.
Edificio storico, perché da qui partì nella notte fra il 5 e il 6 maggio 1860 Garibaldi, il quale alcuni giorni prima della partenza per la spedizione visse in questa casa ospite dell’amico Candido Augusto Vecchi, patriota e padre del famoso Jack La Bolina, biografo di Garibaldi. I locali appartengono all’Associazione Reduci di Genova Quarto e direttrice del Museo è la Dottoressa Maria Teresa Carrara. Presenti il Presidente del Municipio Dott. Carleo e l’Assessore Dott.ssa Arrighetti.

Il Maestro Baroni ha evidenziato come nella musica di Paganini per la prima volta l’obiettivo si sposti prepotentemente sull’esecutore piuttosto che sul testo musicale. Per questo, alla luce di recenti letture del personaggio, forse sarebbe più appropriato parlare di Paganini jazzista piuttosto che di Paganini rock. In breve l’esecuzione di alcuni brani ha catturato l’attenzione dei presenti, nella spiegazione del suono flautato ed altre curiosità. Poi la caratterialità diffidente dell’uomo musicista, il quale quando suonava con altri orchestrali dava loro le partiture per poi riprendersele, nel timore che le spacciassero per proprie. I rapporti con gli editori non erano molto buoni, soprattutto agli inizi della carriera.

Fu molto invidiato, anche dagli amici, come Rossini, il quale ebbe a dire qualcosa del genere: “… meno male che Paganini non scriveva opere, sennò saremmo tutti a casa”.
Un’altra frase epica di Rossini: “Ho pianto solo tre volte nella mia vita: una volta quando è caduta la mia prima opera; la seconda quando, durante una gita in barca, un tacchino infarcito di funghi cadde nell’acqua, e la terza volta quando udii suonare Paganini”.

Tale è la difficoltà della musica di Paganini da potersi affermare che i violinisti in grado di eseguire tutti i “24 capricci” si contano nel mondo sulle dita di una mano.

Chi vuole studiare questo immenso musicista deve tenere a mente il concetto “Il violino ti educa e tu educhi il violino”.

Heinrich Heine

Così lo descrisse Heinrich Heine:

“Finalmente sul palco comparve una figura scura che sembrava sorta dall’inferno. Era Paganini nel suo abito nero: la marsina nera e il panciotto nero, di un taglio atroce, come forse l’etichetta infernale li prescrive; i pantaloni neri ciondolavano paurosamente attorno alle sue gambe stecchite. Le lunghe braccia parevano allungarsi quando teneva in una mano il violino e nell’altra l’archetto, così in basso che quasi toccavano terra, mentre sciorinava al pubblico i suoi inchini incredibili. Nelle contorsioni angolose delle sue membra vi era una terribile legnosità e qualcosa di terribilmente animalesco, così che ci prese una strana voglia di ridere; ma il suo volto, che al chiarore della ribalta appariva ancor più cadaverico, aveva qualcosa di così doloroso e di così incredibilmente umile che una compassione terribile soffocava le nostre risate. Quello sguardo supplichevole era quello di un malato terminale o nascondeva lo scherno di un sordido spilorcio? O era un morto venuto fuori dalla tomba, un vampiro con il violino?”

Mauro Salucci

Mauro Salucci è nato a Genova. Laureato in Filosofia, sposato e padre di due figli. Apprezzato  cultore di storia, collabora con diverse riviste e periodici . Inoltre è anche apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Annovera la pubblicazione di  “Taccuino su Genova” (2016) e“Madre di Dio”(2017) .   “Forti pulsioni” (2018) dedicato a Niccolò Paganini è del 2018 e l’ultima fatica riguarda i Sestieri di Genova.

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