10 giorni (senza mamma) alla ricerca di sé stessi

Miglior incasso italiano del 2019, attualmente in cima alla classifica dei lungometraggi più visti, l’ultima fatica di Alessandro Genovesi 10 giorni senza mamma è una commedia brillante e divertente. Sono pochi i film che sanno indurre il pensiero indossando l’abito del passatempo disimpegnato: quando capita di imbattervisi è impossibile non percepire un certo senso di appagamento. Carlo (Fabio De Luigi) ha passato buona parte della vita in trasferta per la sua azienda, di cui è responsabile del personale. Ha messo al mondo tre figli ma s’è perso la loro crescita, abdicando al ruolo di padre a causa dei troppi impegni lavorativi. Così la gestione famigliare negli anni è ricaduta tutta sulle spalle di Giulia (Valentina Lodovini) che decide però di fuggire a Cuba in vacanza dieci giorni con la sorella, lontana da tutto. Toccherà quindi a Carlo badare a casa e prole, per giunta proprio quando un collega più giovane (Niccolò Senni), affetto da subdolo rampantismo, sembra pronto a fargli le scarpe. C’è molto più di quello che sembra in una storia del genere. Se balzano subito agli occhi le problematiche della donna contemporanea, frustrata dall’essere solo madre ma al contempo pronta a farsi carico di qualsiasi fardello, e il difficile rapporto tra il lavoro modernamente inteso e la famiglia tradizionalmente concepita, qui è il senso del tempo e del valore della vita umana l’anelito narrativo più grande. Certo, al centro dello schermo fa bello sfoggio di sé il faccione di De Luigi, vessato e perculato dagli eventi come più sadicamente non si potrebbe: i figli non ne riconoscono presenza e autorità e l’espressione rassegnata all’epilogo fantozziano di ogni sforzo strappa convinte risate allo spettatore. Anche se a voler far ridere a tutti i costi talvolta si diventa stucchevoli. Ma l’affaire più importante sta nel senso di amarezza che pervade nell’osservare dall’esterno (da spettatori appunto) tutto lo squallore di un sistema socio-economico che fa mattanza dell’essere umano e di quei valori che lo eleverebbero, al punto che per ritrovare amore, empatia e propensione all’ascolto sembra non ci sia altra soluzione che fare un passo indietro. Senza assumere mai toni beceri o volgari, senza pretesa di facili sentenze o ancor peggio di giudizio ideologico, 10 giorni senza mamma alla fine conquista e in un certo senso rincuora, sbancando il botteghino. Non è poco. 

Enrico Pietra