Clementine scaricate in mare: il grido d’allarme della filiera raccontato dalla voce di un produttore calabrese

Cosenza – Dopo le proteste sul latte dei pastori sardi, un nuovo grido d’allarme arriva dai produttori calabresi di clementine che, mai come quest’anno, sono rimaste invendute nei magazzini o appese agli alberi. 

Dalla voce diretta di un produttore scopriamo come i piccoli agricoltori siano messi in ginocchio da politiche poco lungimiranti, e spesso costretti a lavorare a ricavo zero.
Segnale del fatto che la cura e la fatica messe nel lavoro in campagna non vengono rispettate. 
Uno schiaffo all’agricoltura e alla dignità di chi produce un’eccellenza come le clementine calabresi.

L’invito è a leggere questa testimonianza fino in fondo.

«Si è da poco conclusa la campagna di raccolta delle clementine nel vasto territorio di Corigliano Rossano, zona nota in tutta Italia appunto per la grande coltivazione di clementine, un prodotto molto apprezzato anche da personaggi famosi come Papa Francesco.
Tuttavia, la campagna di raccolta 2018/2019 è stata un fallimento per i tanti piccoli agricoltori del territorio e mai come quest’anno un’infinità di clementine è rimasta invenduta.

Il problema non nasce certamente oggi ma è frutto di questioni che si sono trascinate negli anni senza che si trovassero soluzioni e fino a raggiungere livelli drammatici.
Oggi vorrei spiegarvi quali sono le cause che hanno portato a questi risultati.

Possiedo un terreno di circa 1 ettaro. Mediamente un terreno di questa portata produce intorno ai 200 quintali di clementine all’anno e il costo per la produzione si aggira intorno ai 2500 euro.
So benissimo che tanti di voi acquistano le clementine al costo di 1,50/2 euro al kg, ma il prezzo stabilito per noi piccoli agricoltori è di 20 centesimi al kg e nel territorio di Corigliano Rossano ci sono tanti commercianti che acquistano le nostre clementine  a questo prezzo.

Il conto è presto fatto: vendendo una quantità di 200 quintali a 20 centesimi al kg, il ricavato è di 4000 euro e il guadagno pulito di 1500.

Bisogna dire, però, che i commercianti non pagano mai la quantità effettiva di clementine. 
Come? Ve lo spiego subito.
I piccoli produttori hanno 2 modalità di vendita: la prima è vendere al kg – tot quintali, tot soldi – ma in questo caso i commercianti compreranno solo le clementine che rispettano determinati canoni di forma, colore e pezzatura. Quindi su 200 quintali ne compreranno più o meno la metà, che a 20 centesimi al kg fanno 2.000 euro e cioè perdita. 

Oppure si può procedere a una valutazione generale delle merce (quantità, qualità) e fissare un prezzo. Su 200 quintali diranno che ce ne sono buoni  170, quindi ne lavoreranno 30 gratis.
In questo caso compreranno tutte le clementine, di qualsiasi forma e colore, per un guadagno netto che,  se tutto va bene, sarà di 900 euro. Ancora perdita.

A questo punto vi starete chiedendo perché i piccoli agricoltori non si uniscono e fissano un prezzo maggiore.
Non possono farlo poiché, nel corso degli anni, i vari commercianti hanno acquistato centinaia di ettari di terreni e possono decidere di non acquistare neanche un kg di clementine e lavorare esclusivamente la loro merce – come effettivamente è successo quest’anno – creando un vero e proprio monopolio.
Le clementine dei piccoli agricoltori sono solo un di più.
Questa è la realtà dei fatti nel territorio di Corigliano Rossano: tanti piccoli agricoltori costretti a svendere la propria merce dopo un anno intero di sacrifici.

Non solo. Ci vuole fortuna anche con il clima. I commercianti, infatti, si sono tutelati per bene anche in questi casi: non pagano mai in contanti ma rilasciano assegni con data posteriore al periodo di raccolta, cioè a fine campagna, e ognuno di loro non ha un solo conto corrente ma tanti e con piccole quantità di denaro, così se qualcosa va storto – un’alluvione ad esempio – possono sempre ritirare i soldi e lasciare il conto in bianco.
Chi mai si rivolgerà ad un avvocato per una somma di 900 euro?

Quest’anno sono tanti gli agricoltori che non sono riusciti a vendere la loro merce.  
Spero che questa situazione possa cambiare ma senza l’intervento di una politica intenzionata a tutelare “i piccoli” la vedo veramente dura. Gianni Corrado».