La Rivoluzione del Tpl partirà da Genova

La Rivoluzione del Tpl partirà da Genova.
Almeno a parole.
Nei fatti non è proprio così, anche se il 2019 sarà l’anno chiave entro questo anno sapremo se le intenzioni di questa Giunta saranno Smart o Bluff.
Le direttive europee sono chiare i nuovi bus dovranno essere ibridi o elettici e le amministrazioni locali dovranno dimostrare di saper mantenere e sviluppare le aziende in house, altrimenti si privatizzi.
L’amministrazione concentra l’agenda dei buoni propositi a febbraio. Il sindacommissario Bucci, nelle ultime settimane ha giocato molta della sua credibilità sulla volontà di rendere il Tpl genovese “combustion free” e lo ha fatto in due occasioni, durante il convegno Atp “Innovazione in movimento – Un anno dopo” a Palazzo Doria Spinola (il 14 febbraio) e durante una delle sue Colazioni al Bar con i cittadini di Sampierdarena (il 27 febbraio).
L’obiettivo è ambizioso ancorché perfettamente nelle corde del vulcanico manager prestato alla politica; l’orizzonte è quello del 2025 in cui si avrà l’integrazione del trasporto pubblico all’interno della Città metropolitana con biglietto unico e conseguente necessità per gli utenti di “rottura di carico” cioè cambio dei mezzi e l’allungamento della metro, anche perché la strada resta quella della fusione tra Atp e Amt, anche in virtù del fatto che dopo la chiusura del lodo arbitrale promosso da Autoguidovie, l’azienda extraurbana ha adesso l’azienda di trasporto urbano come nuovo socio di riferimento, iniziando un’operazione di rilancio a partire dalla sicurezza (vedi le body-cam per i Vtv), dall’arrivo dei nuovi bus e dalla rinnovata lotta all’evasione tariffaria (vedi installazione tornelli a bordo).

Le quattro direttrici per il TPL a Genova

Inoltre si avranno, nell’ambito urbano, quattro direttrici prioritarie, due su ferro, tram o tram leggero, e due su filobus o gomma elettrica, che ridisegneranno e potenzieranno la rete genovese di Amt, finanziate da un grosso contributo del Ministero dei Trasporti, anche se la cosa è tutto tranne che ufficiale.
Bucci rivela di aver “chiesto 600 milioni al governo per implementare il trasporto veloce in superficie e proprio ieri abbiamo avuti degli incontri a Roma, al ministero, che ci hanno fatto capire che abbiamo buone possibilità di essere finanziati.
Le prime due direttrici, quindi quella della Valbisagno e quella tra Marassi e l’aeroporto, saranno sicuramente fatte con un tram veloce, mezzi da 200 posti, quindi una linea ferrata – continua Bucci – per le altre due stiamo valutando se usare filobus o autobus elettrici, perché per far passare il tram bisogna scavare e farlo su quelle direttrici sarebbe complicato, vorrebbe dire tenere ferme strade come corso Europa per tre anni”.

Entro luglio 20’19 una flotta di 10 mezzi da 8 metri full electric

L’Amministratore Unico di Amt, Marco Beltrami, ha precisato che l’azienda di trasporto pubblico intende sviluppare la strada dell’elettrico in linea con le indicazioni del  Pums studiato e redatto da Enrico Musso: “A breve-medio periodo – ha dichiarato Beltrami – si prevede: entro luglio 2019 una flotta di 10 mezzi 8 metri full electric, rimessa Mangini come prima base della flotta elettrica, rimessa di Cornigliano come ulteriore base, entro ottobre 2019 in strada 11 ibridi 12 metri. Sono in corso di emissione ordini per altri 22 mezzi elettrici con consegna fine anno». Questi due incontri sono stati prodromici inoltre alla presentazione di nuovi mezzi elettrici, come ad esempio l’Iveco Heuliez da 12 metri, che presto verrà messo in servizio nel golfo Paradiso, insieme al più piccolo bus elettrico da 9.50 metri che invece servirà per la linea tra Santa Margherita e Portofino (nuova strada permettendo, si intende). Mentre sulle strade cittadine si sta vedendo girare l’eBus K7, 100% elettrico, zero emissioni, 8,70 metri di lunghezza per 2,4 metri di larghezza del colosso cinese BYD, con l’obiettivo di testare la tecnologia elettrica e raccogliere dati sulle performance reali dei mezzi e di studiarne le caratteristiche sui nostri impegnativi tracciati collinari. “Lo sviluppo della mobilità elettrica non è semplicemente un cambio di alimentazione dell’autobus. Occorre valutare in maniera integrata l’offerta del mercato, le linee che si vogliono coprire, l’infrastruttura di ricarica – dichiara Marco Beltrami – È questa la motivazione del nostro programma di prove. Con questa specifica sperimentazione vogliamo conoscere meglio questo primario produttore cinese, che ringrazio per la disponibilità che ha avuto nel “prestarci” il bus, e provare sulle nostre strade un mezzo con dimensioni molto frequenti nell’offerta di mercato ma apparentemente poco adatto, per larghezza, alle nostre strade».

Un nuovo AMT Point a Palazzo Ducale

Ma Amt si sta muovendo anche sotto altri aspetti, ad esempio quello del rapporto con l’utenza e il turismo, aprendo il 12, sempre di febbraio, l’Amt Point (ma chiudendo la biglietteria in Via Dante). La “biglietteria in pieno centro sarà un punto di incontro per i clienti e i cittadini che avranno l’azienda a portata di mano, centro informativo per i turisti alla scoperta della città con il trasporto pubblico – si legge sul sito dell’azienda – L’apertura di questo nuovo punto Amt rientra nella strategia, già avviata dall’azienda, di lavorare più vicini al cliente, in un’ottica concreta di facilitazione al dialogo e all’incontro. Non a caso la scelta è caduta sulla prestigiosa location di Palazzo Ducale: un punto fortemente attrattivo, centralissimo, fulcro della cultura cittadina e snodo strategico per i tanti cittadini e turisti che si muovono in città. La strategia di Amt di facilitare la relazione con la clientela si arricchisce di nuove opportunità anche grazie all’innovativa partnership commerciale siglata con IREN Luce Gas e Servizi”. Perché come ha sottolineato Beltrami: “Gli abbonamenti online crescono anno su anno e ci danno soddisfazione, ma non dimentichiamo l’importanza del contatto diretto, fisico con i nostri clienti”.
“L’apertura del nuovo Amt Point a Palazzo Ducale rappresenta la volontà di questa amministrazione di essere vicina ai cittadini, di fare sistema fra le eccellenze genovesi quali sono Palazzo Ducale e Amt – chiosa l’Assessore alla Mobilità Stefano Balleari – Sulla stessa linea è l’innovativo accordo fra Amt e IREN che porterà facilitazioni ai genovesi, economiche e logistiche. Anche in questo caso società in qualche modo legate a questa amministrazione provano a dialogare e a cercare soluzioni vantaggiose per tutti i cittadini”.
Tutta questa volontà di cambiamento potrebbe portare a facili illusioni, ma ci pensa subito la politica e l’azienda a riportare tutti con i piedi per terra, infatti durante la Commissione Consiliare sulla sicurezza sui bus tenutasi giovedì 28 febbraio (che ho seguito on line sul sito del Comune), si sono rese evidenti le difficoltà a risolvere problemi cronici come la sicurezza per gli autisti e gli utenti.

La sicurezza sui mezzi AMT

Nonostante che gli Assessori di riferimento, Garassino per la sicurezza e Balleari per il trasporto, e l’AD di Amt Stefano Pesci, presenti in aula abbiano snocciolato dati tesi a ricondurre queste problematiche nel freddo alveo delle percentuali, è facile notare quanto questi siano interpretabili, iniziando da quello delle 400 telecamere montate sui bus, che corrispondono a solamente 100 mezzi con videosorveglianza. Senza contare che sui treni metropolitani di terza generazione le telecamere mancano proprio. I dati sulle 35 aggressioni annue (che a me sembrano già molte), non tengono conto, di tutti quei casi che non vengono denunciati, o che si risolvono senza danni o delle aggressioni all’utenza, così come non tengono conto delle problematiche di intervento delle forze dell’ordine, dovute alla scarsità di organico e al taglio dei fondi. Il progetto Leonardo (che dovrebbe collegare direttamente le telecamere dei bus alla centrale operativa) è al palo da più di un anno, perché solo ora si sono accorti del fatto che il sistema Simon (che traccia la nostra posizione grazie al segnale satellitare) non è aggiornato, ovvero è desueto e quindi incompatibile, inoltre per garantire la tempestività dell’intervento della polizia, la chiamata andrebbe dirottata subito alla loro centrale operativa e non alla nostra.
Gli orari delle Guardie Giurate vanno spostati, visto che la gran parte delle aggressioni avviene dopo le 24:00, mentre queste proprio a quell’ora smontano dai bus.
La figura del Vtv va potenziata ed equipaggiata meglio (in questo caso Atp si è dimostrata più attrezzata di Amt, vedi le body-cam di cui ho scritto sopra, così come è più avanti nella lotta all’evasione tariffaria con l’introduzione dei tornelli sui bus). La sinergia con le FF.O. deve essere rivista.
La chiusura dei posti guida è inadeguata e quasi inutile. Le assunzioni sono poche e non garantiscono la copertura delle navette a Ponente, necessarie da quando il Ponte Morandi è crollato, e del servizio sostitutivo degli Impianti Speciali che sono ormai cronicamente rotti. Inoltre la sicurezza per noi autisti va commisurata anche allo stato delle strade, vere e proprie gruviere d’asfalto e al mantenimento del verde, che, così come è manutenuto, ci costringe ad invadere la corsia opposta.

Come potete notare è facile lasciarsi andare all’ottimismo quando si tratta di apparenza, ma la realtà è più complessa. Da parte nostra comunque auguriamo alla Giunta Bucci di risolvere nel modo più brillante possibile tutte queste sfide.

Nel frattempo un abbraccio a tutti Voi dal Vostro Autista Barnaba. Buona strada e a presto! 

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