Rischio amianto connesso alle operazioni di soccorso sul Morandi, USB Vigli del Fuoco presenta un esposto: “Siamo una categoria usa e getta”

Genova – Sul tavolo della Procura genovese è arrivato un altro esposto sul rischio amianto connesso al disastro di ponte Morandi.
A muoversi in questo senso, dopo il Comitato Liberi Cittadini di Certosa, è stato il sindacato autonomo USB dei Vigili del fuoco che ieri ha espresso al Procuratore Fabrizio Givri tutte le preoccupazioni per chi, pompieri o soccorritori, ha lavorato sui resti del viadotto senza protezione. Si tratta di 3.500 persone  che potrebbero essere state esposte all’amianto. 

“Dopo la prima fase di emergenza, durante la quale si lavora in deroga per recuperare i feriti, abbiamo continuato a operare senza che venisse presa in considerazione l’eventuale presenza di amianto”. 
Spiega così Davide Palini, coordinatore regionale USB Vigili del Fuoco, le fasi che hanno portato alla decisione di presentare un esposto e poi aggiunge:Il Comando ha fatto richiesta di analisi delle macerie per due volte e la risposta è stata negativa ma poi abbiamo appreso dalla stampa che invece l’amianto c’è e la situazione si è capovolta”.
Nel frattempo sono passati sei mesi, senza controlli e senza misure di prevenzione…
“Abbiamo intrapreso la strada dell’esposto perché non c’è stata chiarezza, perché è necessario capire il percorso sanitario che dovranno intraprendere i lavoratori e i Vigili del Fuoco che sono stati lì tutto il tempo, e perché occorre capire come mettere in sicurezza chi andrà a lavorare nel cantiere del Morandi“, conclude Palini.

Scompare l’amianto. Ricompare l’amianto.
Mi torna in mente l’incredibile questionario sanitario recapitato a ottobre ai Vigili del Fuoco intervenuti su ponte Morandi, quello che chiedeva un’autocertificazione per l’esposizione all’asbesto, e mi domando in quale Paese viviamo.

Simona Tarzia

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