Intervento di TSO a Borzoli: rinviato a giudizio il poliziotto che uccise Jefferson Tomalà

Genova – La chiamata al 112 da un’abitazione di Borzoli per un intervento di T.S.O (Trattamento Sanitario Obbligatorio). La situazione precipita, spunta un coltello (un posata, sembrerebbe), il giovane cerca di colpire un poliziotto e dalla pistola  di un collega partono diversi colpi di pistola che uccidono Jefferson Tomalà, un ragazzo di vent’anni. Situazione sottovalutata? Troppi agenti? Ma chi deve intervenite per i TSO? A fronte della richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero, il GIP ha deciso di rinviare a giudizio il poliziotto che, nell’intento di difendere il collega aggredito dal Tomalà, ha ucciso il giovane.

Questa la  dichiarazione di Roberto Traverso del SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia):

“Il SIAP,come sempre, rispetta le scelte della Magistratura nella quale ha fiducia a ogni livello e proprio per questo non vuole entrare nel merito della scelta del Giudice delle indagini preliminari che respingendo la proposta del PubblicoMinistero di archiviare il caso,ha deciso di rinviare a giudizio quel poliziotto che per salvare la vita di un collega ha dovuto utilizzare l’arma d’ordinanza. Però il nostro sindacato anche oggi, come nell’immediatezza del fatto, pur rispettando il dolore della famiglia della persona deceduta, si stringe intorno a un giovane poliziotto che con il suo gesto ha accelerato l’introduzione del taser, strumento da utilizzare come ultima ratio in circostanze ben definite, che non avrebbe ucciso una persona che in quel drammatico momento stavaa mmazzando unpoliziotto che svolgeva il suo lavoro da più ditrent’anni  e che durante un TSO(trattamento sanitario obbligatorio) stava cercando il dialogo in quella casa svolgendo compiti di supporto psicologico che non dovrebbero rientrare nelle funzioni peculiari dei poliziotti. Una vicenda preoccupante che auspichiamo abbia un epilogo  positivo per chi istituzionalmente garantisce sicurezza e che ,paradossalmente,si configura proprio quando in Italia è stata introdotta una norma che alimenta la giustizia “faidate”. Sempre più difficile garantire sicurezza per chi ha il dovere istituzionale di farlo in uno stato democratico”.

E questa la dichiarazione dal SAP (Sindacato Autonomo di Polizia):

Durante un intervento per Trattamento Sanitario Obbligatorio,un ragazzo ecuadoriano sferra SEI….6 coltellate a un poliziotto ; questi,a terra esanime e privo ormai di forze, subiva ancora l’ira dello straniero il quale,resistendo allo spray, continuava ad accoltellarlo.
Il collega, accortosi che l’altro poliziotto era in grave pericolo di vita (COME AMMESSO DALLO STESSO FERITO), spara all’esagitato per fermarlo, ma un proiettile lo uccide.
Nonostante la dinamica fosse assolutamente chiara, a tal punto da convincere la Procura a chiedere l’archiviazione del caso, il Gip ha disposto il rinvio a giudizio, e quindi il collega verrà sottoposto a processo.
La motivazione del Gip riferisce che “si è trattato di un’azione che denota notevole imprudenza ed imperizia. Il poliziotto avrebbe dovuto esplodere un solo colpo e non INDIREZIONE DI PARTI VITALI”.
Ciò significa che un poliziotto, il quale si accorge del pericolo di vita che corre il collega (ouncittadino), che non riesce a fermare con le mani l’assassino mentre questi, a cavalcioni sulla persona continua, ad accoltellarlo, deve arrendersi all’evidenza e lasciare uccidere il malcapitato.

Cosa dire……

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