Strumentalmente vostro

Verrebbe da dire, rifacendosi ad un antico detto padovano “Xe peso El tacon del  buso”. Che nel suo significato letterale è “è peggio la toppa del buco”. E in quello metaforico è un modo colorito per obiettare che il rimedio è peggiore del danno.

E lo si capisce subito, lasciando da parte eccessiva superficialità’ ideologica e impegnandosi con una qualche dose di attenzione, leggendo per esteso la lettera di risposta del sindaco di Genova, Marco Bucci, al suo vecchio antagonista alle ultime amministrative, Gianni Crivello, che, ancora una volta, cerca pervicacemente di metterlo all’angolo, domandandogli di dichiararsi apertamente antifascista.

Lo si comprende bene sin dall’incipit, dove Bucci cerca di dar risposta alle due questioni del consigliere comunale del gruppo Crivello : “1) Perché non ti dichiari antifascista? 2) Ritieni di riproporre anche nel 2019 la commemorazione a Staglieno, con fascia tricolore, dei caduti della Repubblica di Salò?” Con Bucci subito in difesa: “Rispondo alle tue domande per fare chiarezza e sedare polemiche strumentali quanto inutili che non fanno bene alla nostra città”. 

Trenta righe o poco più in cui, casualmente o forse no, l’aggettivo strumentale unito alla parola polemiche e l’avverbio strumentalmente compaiono ben quattro volte. Una media di una volta più o meno ogni otto righe.

È appena il caso di menzionare ciò che compare sul vocabolario Treccani alla parola strumentale: “Detto di ciò che è concepito e attuato non per il suo scopo più immediato, ma per un secondo fine e per un interesse non dichiarato”.

Esattamente quanto Bucci intenderebbe suggerire con il ricorso  all’esasperata contrapposizione fra chi vuole unire per il bene della città e chi invece in questo modo alimenta divisioni, a suo modo di vedere ormai anacronistiche, visto che Bucci conclude spiegando come durante la prossima manifestazione del 25 aprile: “Anche i fischi saranno apprezzati se contribuiranno a migliorare la nostra città e non soltanto a dimostrare al mondo quanto siamo rimasti ancorati ad una realtà che, grazie all’impegno di tre generazioni, non esiste più”.

Massimo Bisca Presidente ANPI Genova

Già, i fischi al quale il Sindaco era stato sottoposto in piazza Matteotti nel corso dell’ultima  manifestazione per celebrare la data della Liberazione.
Tanto che in sua difesa era dovuto intervenire bacchettando alcune frange presenti il presidente dll’Anpi Massimo Bisca. Da lì il tentativo di evitare le ruvidezze della piazza e rinchiudere il tutto, per il prossimo anniversario, che si avvicina, nell’angusta nobilta’ del Carlo Felice.
Dove probabilmente, con adeguata rappresentanza, anche eventuali espressioni di diniego sarebbero state più facilmente governabili o, addirittura, soffocate sul momento. E anche questo la dice lunga sugli anacronismi a cui farebbe riferimento il Bucci “realtà a cui siamo rimasti ancorati, che grazie all’impegno di tre generazioni non esiste (o non esisterebbe n.d.r.) piu’”.

Comunque sulla eventuale location ci sarebbe qualche cosa da obiettare. Perché, inconsciamente, o fin troppo palesemente, ridurre la celebrazione di quello che a Genova, medaglia d’oro per la resistenza, è stato moto popolare al celebrazionismo all’interno di un Teatro, per di più dell’Opera? 

E glisserei  persino un po’ sull’inconscio insondabile che parrebbe aver suggerito, forse, quell’infelice cambio toponomastico da piazza Matteotti, in ricordo del politico, giornalista e antifascista assassinato il 10 giugno del 1924 a Roma, al teatro intitolato a un re definito reazionario convinto e assertore del diritto divino dei re.

Ma Bucci sembrerebbe risultare quasi infastidito da questi problemi di forma e non di sostanza e lui al contrario pretenderebbe interpretare sempre e comunque l’immagine del  sindaco/manager. Il politico dei fatti e non delle parole, l’uomo che decreta, di volta in volta, se una domanda di una qualsiasi conferenza stampa sia probante, oziosa, o peggio faziosa e  decide di andare avanti, senza fornire risposta,con quel suo incedere di corsa lasciando l’interlocutore perplesso di fronte al suo stile anglosassone da uomo tutto d’un pezzo che va oltre. E allora “Next question please”. Va bene piegarsi alla curiosità dei sudditi. Ma nemmeno troppo.

Perciò, strumentalmente fa un saggio uso di benaltrismo. E a Crivello che gli chiede di dichiararsi apertamente antifascista fa di più e oppone il fiero petto delgiusto con un salomonico “Io sono antifascista, come sono anticomunista ed “anti” tutte le ideologie e i regimi dittatoriali che annullano la libertà, uno dei nostri beni primari: la libertà che finisce soltanto dove comincia quella degli altri”.
Verrebbe da dire: ineccepibile. Poi pero’, magari, a qualcuno viene in mente quella disposizione transitoria  della Costituzione al quale un sindaco dovrebbe adeguarsi. Quella che dice che l’Italia è una repubblica antifascista per legge e non per opinione. Mentre di comunismo proprio non si parla.

Ma, come dice il nostro Sindaco, anche se suona un pelo retorico e magari anche un po’ qualunquista, lui è “con” invece che “anti”. Lui è per unire anziché dividere. Magari poi nell’enfasi si contraddice anche. 


Quando nel rispondere alla seconda domanda, quella sulla fascia tricolore indossata dal consigliere di Fratelli d’Italia Sergio Gambino alla cerimonia in ricordo dei caduti della “X Mas” usa un artificio dialettico: “Per quanto riguarda la seconda domanda che mi poni, nel ricordarti che non è stata l’amministrazione comunale promotrice di quell’evento, mi sono e ci siamo resi conto che la fascia alla Commemorazione ai Caduti sia stato un elemento divisivo, e quindi non sarà più ripetuto durante la mia amministrazione. Ciò non toglie che chiunque ha la libertà di partecipare alle Commemorazioni, che come tali meritano rispetto, a prescindere dalle nostre convinzioni personali. Aggiungo io un ulteriore punto: invito te, caro Crivello, e tutti quelli che hanno a cuore la celebrazione del 25 Aprile ad impegnarsi perché sia una vera festa per Genova. Una festa che unisca anziché dividere, una festa che dimostri ancora una volta come la città abbia saputo unirsi di fronte alle difficoltà e sappia fondersi valorizzando le differenze, anziché alimentare polemiche strumentali”. Come se l’antifascismo diventasse di colpo elemento divisivo e non uno degli elementi fondamentali e ispiratori della costituzione repubblicana. Con tanto di sovrapposizione istituzionale fra personale e politico.

Insomma, tutto si gioca fra ciò che unisce e ciò che divide. E fra responsabilità più o meno acclarate. Come se conferire la fascia con il tricolore in rappresentanza del Comune di una città medaglia d’oro della Resistenza fosse espressione di personali convinzioni e non di opportunità politiche e non meritasse una pubblica e partecipata ammissione di colpa.

Ma cosi’ e’ se vi pare nel paese del tutto in rete,in cui il lessico e le ragioni di opportunità politiche, fra social e no, sono diventate quanto mai discrezionali. Fra torme di curve da ultras che fanno finta di ignorare il passato. Perché’, come dice il nostro Sindaco, il sindaco di tutti i genovesi, in un impeto di modernismo: “Anche i fischi saranno apprezzati se contribuiranno a migliorare la nostra città e non soltanto a dimostrare al mondo quanto siamo rimasti ancorati ad una realtà che, grazie all’impegno di tre generazioni, non esiste più”. E conclude, efficiente come al solito “A presto in consiglio. Il Sindaco”.

Già, a suo avviso non occorre dare dimostrazione al mondo di quella realtà a cui saremmo rimasti ancorati. Realtà che poi sarebbe la carta costituzionale del nostro paese: “Che non esiste più grazie all’impegno di tre generazioni”. E vabbe’. 

Vorrei infine ricordare le vicissitudini, strane e incomprensibili per me – ma io evidentemente devo essere fra quelle persone di qualche generazione fa, anche come giornalista…. in pensione -. Allora l’articolo con le due domande rivolte al sindaco da Gianni Crivello esce il 2 aprile su “La Repubblica” a firma di Marco Preve. Per un curioso quanto sintomatico cortocircuito mediatico la risposta viene inviata, almeno così’ risulterebbe, non a “La Repubblica”, come sarebbe stato ovvio  ma a “Il Secolo XIX “. Che la rinvia al mittente giustificandosi correttamente, o magari un po’ pilatescamente, con il fatto che la primogenitura spetterebbe a “La Repubblica”. Curiosamente però  era stata inviata al quotidiano antagonista su piazza de “La Repubblica”- forse il sindaco non si fida di quella setta di comunisti. Ma non era quello che voleva unire? – la lettera di risposta arriva alla redazione di “PrimoCanale”. I giornalisti dell’emittente di Rossi non ci pensano su e la pubblicano. Una notizia e’ pur sempre una notizia e un potenziale scoop non si rifiuta mai. Oggi compare la replica di Crivello, obbligatoriamente su “La Repubblica” che gli aveva dato ospitalità.

Nulla da dire su Crivello. Ma su quel sindaco che predica bene e poi razzola male…che non vuole dividere ma pretenderebbe di unire? Boh?

Strumentalmente vostro

Paolo De Totero