Forse sì forse no, ma anche… pure

 

Ho sempre pensato che il giorno del primo aprile, con tanto di pesce, per i politici sia sempre stata una data da cui guardarsi bene, evitando dichiarazioni più o meno sibilline. Figuriamoci quando poi le esternazioni riguardano la compattezza, vera o solo presunta, di un partito in crisi che stenta a rinnovarsi nei contenuti ma soprattutto nella sua leadership nazionale e locale. Con un padre padrone che, nonostante l’età non più verde, ogni tanto si fa affiancare da un presunto delfino in pole position per succedergli.Uomo di potere, il Cavaliere, che con la sua astuzia e la sua presenza scenica provvede poi con solerzia a ridimensionare drasticamente, sino a fargli lasciare il gruppo politico di primitiva appartenenza. Come è accaduto per Angelino Alfano, ex  ministro della giustizia nel governo Berlusconi IV, poi  ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio dei ministri nel governo Letta come esponente di NCD. Infine ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale con Paolo Gentiloni premier.

Al momento della sua dipartita dal Popolo delle Libertà e da Forza Italia alla destra del padre, Silvio Berlusconi, è comparso il nostro attuale Governatore Giovanni Toti, talentuoso giornalista di punta, con laurea in scienze e politiche, un passato nel PSI e una carriera professionale condotta intemeratamente al galoppo nelle reti Mediaset. Videonews nel 2006, nel 2007 capoufficio stampa di Mediaset, due anni dopo condirettore di Studio Aperto, dove succedera’ appena un anno più’ tardi a Mario Giordano, diventato direttore della testata New Mediaset. Nel 2012 diventa direttore anche del Tg4 al posto di Emilio Fede, quello intimo di Lele Mora e interprete del Bunga Bunga presidenziale, licenziato.  Sin qui la carriera professionale. Poi nel 2014 Toti scende in campo anche in politica come consigliere politico di Forza Italia in vista delle elezioni europee. Si dimette da Mediaset ed entra a far parte del comitato di presidenza di Forza Italia ed è uno dei 14 membri del coordinamento. 


Si inserisce a pieno titolo nel cosiddetto “cerchio magico” del Cavaliere insieme a Francesca Pascale, Mariarosaria Rossi e Deborah Bergamini. Unico maschietto attorniato da tre fanciulle, fatta eccezione per Dudu’, il barboncino maltese di Berlusconi, poi schiacciato da un’auto blu.

Lavora bene e il 16 aprile 2014 viene ufficialmente candidato alle elezioni europee come capolista di Forza Italia nella Circosrizione Italia nord-occidentale comprendente (Liguria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta). Grazie alle quasi 149 mila preferenze diventa europarlamentare, risultando il primo degli eletti di Forza Italia nel Nord-Ovest.

Comunque corsi e ricorsi… perché proprio il primo aprile di quattro anni fa viene candidato da Forza Italia alla presidenza della Regione Liguria con una coalizione che comprende oltre al suo partito la Lega Nord, Area Popolare, Fratelli d’Italia, il Nuovo PSI, i Riformisti Italiani e il Partito liberale italiano. Il 31 maggio vince le elezioni annichilendo il Pd di Raffaella Paita e la coalizione di sinistra e viene proclamato ufficialmente Governatore l’11 giugno, dimettendosi da europarlamentare. Carica incompatibile con il suo nuovo ruolo.

Il resto è storia nota, con tanto di alterne vicende nel rapporto non sempre felice con il suo Pigmalione, sempre sul punto di cedergli il posto ma comunque tuttora saldamente in sella, con tanto di candidatura alle prossime elezioni europee. Fra strappi, rammendi, ricuciture, strizzate d’occhio, sempre più frequenti a Salvini e alla Lega, a causare rinnovati attriti con il padre padrone di Forza Italia e i suoi rappresentanti locali, non sempre in piena sintonia con la sua associazione Change e gli arancioni al servizio di Toti.

Sino allo sfregio della fine di marzo quando il Governatore decide di disertare l’assemblea nazionale di Forza Italia. Partito in crisi di consensi in tutta Italia che, come se non bastasse, ora rischia di perdere uno dei suoi pezzi pregiati e più rappresentativi.


Il 30 marzo lui si giustifica così con un post sul suo profilo. Un messaggio velenoso senza però dimenticare di fare gli auguri al vecchio leader. Quel Berlusconi candidato alle europee per provare a raccattare nuovamente consensi. Spiega Toti: “Dall’assemblea di Forza Italia a Roma sembra che il problema del partito sia uno solo: Giovanni Toti.

Se chi chiede di interrogarsi e rimediare agli errori fatti, di mettere in discussione la classe dirigente e la linea politica, chi chiede di pensare al futuro è il problema… allora… ragazzi o davvero non abbiamo alcun problema, o ne abbiamo uno gigantesco con la verità.

Quanto alla pazienza, temo che l’abbiano persa gli elettori, e ce lo hanno detto da tempo.

Oggi sono rimasto tra gli imprenditori e i fiori della Liguria, ma sono sempre pronto a confrontarmi con chiunque voglia davvero cambiare con coraggio per ripartire.

Intanto, in bocca al lupo a tutti i candidati alle Europee, a partire dal Presidente Berlusconi”.

E due giorni dopo, il primo aprile, forse per celebrare la data dell’ufficializzazione della sua candidatura -ormai quattro anni fa – affonda il coltello: “Berlusconi sarà stato un po’ nervoso. D’altra parte chi critica e chiede qualcosa suscita sempre un po’ di malumore. Ritengo che ciò che chiedo non sia nulla di piu’ di quello che chiedono i nostri elettori: ovvero un percorso di rinnovamento delle idee, delle facce, delle persone e un percorso di democratizzazione”.

Fino agli ultimi rumors di ieri con alcune battute a “Il Fatto Quotidiano” in cui ribadisce di essere pronto a fondare un nuovo partito. Una decisione comunque già ampiamente nell’aria. Si trattera’, ovviamente, di una formazione moderata che definisce: “il partito del ma anche”, un partito inclusivo e centrista, “una forza moderata equilibrata ne’ di la ne’ di qua”. Una nuova formazione politica con il compito di recuperare al centro i delusi (neanche troppi) dall’eccessiva rigidita’ di Salvini in materia di immigrazione e di famiglia. Non a caso Toti ha spiegato che starà al fianco della famiglia tradizionale “Ma anche con quelle omosessuali. Esempio perfetto. Le due marinaie che si sono unite civilmente con tanto di baionette sguainate, sono un’immagine fortissima, esemplare. Quell’immagine ha tolto di mezzo gli insulti e rutti fioriti intorno al congresso della famiglia di  Verona. Il nome del partito? Ancora non c’è, per adesso abbiamo l’associazione Change”. Insomma il nome per ora non c’è, la linea politica appare perlomeno ondivaga… un po’ di qua e un po’ di la, un po’ sopra e un po’ sotto. Da perfetto “uomo di centro nel centro, ne’ razzista ne’ arrendevole con gli immigrati”, come si definisce lui. Che poi vuol dire contemporaneamente tutto e il contrario di tutto, con strizzate d’occhio ai cattolici, anche ai meno radicali, per fermare quell’emorragia di voti per Forza Italia che il governatore vede sempre più a rischio di sprofondare nell’abisso. Per le prossime europee prevede per Forza Italia un misero 7 per cento. Nonostante i personali auguri – che saranno stati auguri,anche pure, ma forse no…. – a quel Silvio Berlusconi tornato pimpante a candidarsi per risollevare le sorti della sua creatura.


Gia’, quel Cavaliere temerario e ottuagenario (Il 29 settembre le primavere saranno ormai 83), che non ne vuole sapere di farsi da parte e fornisce linfa vitale con il proprio duraturo esempio alla sua classe dirigente che, a sua volta, non dimostra alcuna intenzione di volersi scollare  dal “cadreghino” lasciando partire un’operazione di rinnovamento e ringiovanimento. Spiegava  il 19 gennaio a Telenord Roberto Cassinelli, avvocato genovese, ex liberale poi forzista doc, ex coordinatore, già due volte deputato – la seconda subentrato al dimissionario Augusto Minzolini-, ed ora senatore della repubblica che fa vela verso i 63 anni – comunque venti in meno del Cavaliere- : “Berlusconi? L’ho trovato in una strepitosa forma, l’ultima volta ci siamo visti per gli auguri di Natale. Come sempre racconta barzellette, anche se qualcuna è già sentita. È l’ennesimo sacrificio che fa per Forza Italia le sue capacità sono veramente straordinarie e la sua candidatura sarà trainante per la campagna elettorale”.

E Berlusconi sarà pure in grande e smagliante forma nonostante la sua vita piena e le quasi 83 primavere, ma secondo Toti siamo al canto del cigno “Ragiono su quel che vedo – ha spiegato al Fatto Quotidiano -: i miei amici di Forza Italia si stanno spartendo l’ultima fettina di torta. Si era al 25, poi al 20, al 15, al 10, prevedo come prossima tappa il 7 per cento. Analizzo la realtà, guardo, ascolto la gente. E mi dico: io non mi farò annientare. Se vogliono toccare l’abisso prego. Si accomodino”.


Intanto la piazza genovese che ha adottato Toti da quattro anni a questa parte eleggendolo proprio beniamino dopo la tragedia del ponte Morandi si divide. Elio Domeniconi, anziano giornalista sportivo stuzzica sul suo profilo facebook “La (definitiva) rottura tra il Governatore della Liguria Giovanni Toti e Silvio Berlusconi ha fatto felici Sandro Biasotti e Roberto Bagnasco. Ora potranno (finalmente) ricostruire Forza Italia.

Bagnasco ci aveva provato, recuperando Gian Luca Fois. Che naturalmente avrebbe dovuto entrare in consiglio comunale. Ma Toti aveva ordinato a Lilli Lauro eletta in Regione a restare anche a Tursi per non lasciare il posto a Fois. Secondo Toti chi rientra in Forza Italia non deve avere cariche. Soldati semplici e basta. Ora, emarginato Toti, non sarà più così”.

Eppero’ al centro della polemica per il rinnovamento della leadership locale a suo tempo erano finiti proprio due forzisti definiti inossidabili, due parlamentari, uno dei quali come il coordinatore Sandro Biasotti, 71 anni, già presidente della giunta regionale ligure, poi due volte a Montecitorio e infine, un anno fa a palazzo Madama, da parecchi anni coordinatore locale di Forza Italia, ancora recentemente messo sulla graticola insieme al suo gruppo di peones genovesi fidatissimi, forse quegli amici di Forza Italia che, sempre secondo Toti si starebbero spartendo l’ultima fettina di Torta.


Intanto siamo agli stracci che volano e i “soldatini” a cui alludeva Domeniconi, ligi, prendono posizione. Francesco Maresca, consigliere delegato della giunta di Marco Bucci, e’ encomiastico autore di un post sul profilo del suo gruppo di pressione “Liguria si muove”: “Dopo le Europee si parte con un nuovo progetto politico del nostro leader Giovanni Toti. Un nuovo centro destra moderato sta per nascere in Italia e avrà origine in Liguria. Siamo pronti a fare la storia tutti insieme”.

In mezzo a tanta chiarezza sulla futura linea politica del partito “di centro di un uomo al centro del centro”, che difende la famiglia ma anche gli omosessuali, ne’ razzista ne’ arrendevole con gli immigrati, e, come se non bastasse…. vicino sia agli imprenditori sia agli operai, chiaramente delfino di quello che pur imprenditore e titolare di alcune televisioni si autoelesse “Il presidente operaio”. Il partito del forse no,…. ma anche… pure. Ed è legittimo che qualcuno come Barbara Barattani,con esigenza di semplificazioni estreme chieda: “Ma tanto per semplificare il lavoro di chi legge e scrive di politica…stilare una lista coi totiani da una parte e i forzisti dall’altra…così, per orientarsi senza perdere tempo 😜”. Ma è ancora troppo presto per schierarsi, con le europee alle porte. Ci sara’ tempo per guadagnarsi, magari in corsa, un posto sul carro del vincitore.


E fra i cavalli di razza del Governatore potremmo persino ritrovare, nonostante i pessimi rapporti con il sindaco Marco Bucci, l’ex assessore Elisa Serafini, un tempo molto stimata da Giovanni Toti. Non a caso,pur cercando una nuova collocazione politica consona al suo status, pochi giorni fa parrebbe che proprio la Serafini abbia eluso i corteggiamenti di alcuni esponenti Lombardi di Forza Italia che l’avrebbero cercata per candidarla alle europee. Racconta “Genovasi’.it”: “Nonostante le continue lusinghe dei Radicali di Luca Coscioni ed Emma Bonino, che ora si chiamano “Più Europa” e sono alleati con gli ex fuori usciti grillini di Pizzarotti (sindaco di Parma da due mandati, a sorpresa), Elisa Serafini non si candida alle Europee con gli ex “Rosa nel Pugno”. La bella Serafini, ex assessore al Marketing Territoriale e Cultura del Comune di Genova, famosa per le sue battaglie contro le tasse e la spesa pubblica, ultrà israeliana e per le cause civili di gay e soci,  ha scritto un lungo post di ringraziamento ai propri amici e sostenitori, oggi su Facebook. Sembra che, la giovane ex assessore genovese invisa alla maggioranza a Tursi e a Bucci stesso, sia stata contattata di recente da alcuni vertici lombardi di Forza Italia, interessati a sondare un suo possibile interesse come candidata alle Europee. Ma il suo è stato un gentile e garbato “no grazie”.

Pare insomma che, dopo l’ultima disavventura a Tursi, la giovane e scalpitante Serafini abbia tratto una morale innegabile e che cioe’ talvolta in politica la cosa migliore è avere pazienza per raggiungere l’obiettivo che ci si è prefissi. E probabilmente la Serafini si vede meglio come elemento giovane ed emergente in corsa per il parlamento che nel ruolo piuttosto improbabile di europarlamentare. Visto che in Forza Italia la concorrenza, quote rosa o no, uscenti o nuove leve, si prospetta accanitissima.


 Tanto per raccontare un caso del recente passato fanno storia le ultime diatribe fra Lara Comi e la dottoressa Isabella Susy De Martini e fra Licia Ronzulli e la stessa De Martini che ha poi abbandonato la politica attiva e intrapreso recentemente un giro attorno al mondo.

Comunque, per concludere e tornando alla vicenda principale, non credo sia un caso che l’intervista di Giovanni Toti sia uscita proprio il giorno seguente alla visita del vicepremier della Lega  Matteo Salvini a Genova e in seguito alla festa di Portofino per la riapertura della strada danneggiata e interrotta dalla terribile mareggiata del 29 ottobre. Anche se al bagno di folla hanno partecipato tutti indifferentemente, sorridenti in buona o cattiva compagnia. Ma questo esige la politica oggi. Negare sempre. Anche di fronte a fatti quasi inconfutabili. Tanto che a chi gli chiede se in futuro sarà la stampella di Salvini Toti risponde: “Sono molto più ambizioso”. Percio, magari stampella si’, ma almeno con la dignità’ di un Di Maio qualunque. La paura di scivolare e finire nell’anonimato in fondo è tanta Quel “Non voglio finire negli abissi, ho un avvenire io” potrebbe quasi sembrare un mantra motivazionale. Agguantare il futuro. Da nuovo leader finalmente, come gli augura il giovane Maresca. Forse si’, forse no, ma anche…. pure. Il futuro per ora è ondivago. Come la linea politica piuttosto evanescente adottata per il nuovo partito. Perché’, magari il primo aprile non e’ sempre quello del pesce. Che solitamente puzza dalla testa. Anche se, talvolta, puo’ sembrare davvero uno scherzo. Oppure la somma surreale di una sfilza di bizzarrie.

Ps. Stando ai rumors pare che, come da copione, al termine della giornata di lunedi’, puntuale, Toti abbia tentato una sorta di smentita con Antonello Caporale, il giornalista de “Il Fatto Quotidiano” che aveva approfittato della giornata di festa a Portofino per solleticarlo sul suo rapporto con Berlusconi. Con il giornalista che, prontamente, gli avrebbe risposto, anche lui come da copione, di disporre della registrazione. Intanto qualcuno attribuisce tutto ai soliti giornalisti cattivi, mentre altri, più prosaicamente, iniziano a chiedersi da dove è da chi arriveranno i soldi per dare vita al nuovo partito. Comunque basterebbe iniziare a dare un’occhiata ai sostenitori di Change, l’associazione di Toti, o pensare, magari malignamente, a tutti gli interessi anche economici, in ballo per la ricostruzione del ponte. Come diceva Giulio Andreotti a proposito del pensar male? Ah, che forse si fa peccato ma spesso ci di azzecca. Ecco.

Paolo De Totero