Buio pesto

Non si vive di sola politica. Quella alta, o viceversa, mai come in questo momento, precipitata verso il basso. Per dirla come la direbbe Pierluigi Bersani… il vecchio che si rinnova: “ non si può mica essere sempre lì a smacchiare il giaguaro”. Anche se il ministro del tesoro Giovanni Tria rimanda il nodo di far quadrare il bilancio dello stato a settembre e intanto getta acqua sul fuoco ribadendo il no alla patrimoniale e alla Flat tax. E taglia corto sul paventato aumento dell’Iva adducendo il veto dei partiti.

Partiti, quelli dell’opposizione, che continuano sulla vecchia tiritera di un Governo verdeoro inviso a mezza Europa che sta portando il sistema paese allo sfascio.

Eppero’, ragazzi, non si vive di sola politica e a maggior ragione nella settimana santa, mentre  incalzano la Pasqua e la pasquetta con quella metafora cristiana sulla resurrezione. Dopo tre giorni dal decesso.

E perciò l’intermezzo del martedì della settimana santa, con tanto di ultima cena, liturgia per la quale il messale nell’antifona di ingresso recita: “Non consegnarmi in potere dei miei nemici; contro di me sono insorti falsi testimoni, gente che spira violenza”. Mentre nel Vangelo si parla del tradimento di Giuda “Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte”.

Sino alla profezia su Pietro “Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte»”. 

Antifona di ingresso e Vangelo, con tanto di tradimento di Pietro presto dimenticati. Anche se la politica di tradimenti o di ripensamenti o di riposizionamenti ne è piena.Tanto dopo tre giorni c’è la resurrezione.

Tanto vale santificare il pesto. E così e’ stato a Montecitorio con il deputato forzista Roberto Cassinelli che posta sul suo profilo “Il pesto mette tutti d’accordo anche 300 parlamentari di schieramenti diversi! A sostegno della candidatura internazionale del pesto al mortaio come patrimonio culturale immateriale dell’ umanità UNESCO abbiamo promosso una degustazione di pesto genovese dop alla camera dei deputati. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha gustato il nostro pesto insieme al presidente Giovanni Toti e al sindaco Marco Bucci per Genova. Il pesto e’ stato molto apprezzato anche dal vicepremier Matteo Salvini. Nessun colore politico, solo amore per la nostra terra e per le eccellenze agroalimentari liguri”.

E a portare all’interno di Montecitorio basilico, pinoli, aglio, sale, parmigiano, pecorino, olio d’oliva, mortaio e pestello e’ stato Roberto Panizza ideatore del Genova Pesto World Championship, ambasciatore del pesto nel mondo e titolare di Rossi 1947. Una sorta di piccola abbuffata per una causa onorevole. Tanto che al di la’ della politica che spesso divide, preferendo quella che più raramente unisce, erano presenti forzisti di lungo corso, possibili probabili divorziandi, leghisti più o meno doc, sinistri, estremi e di centro. Perfino il capogruppo dei pentastellati Francesco d’Uva. Compresa la vestale dell’anti-anti e sacerdote del rito dell’inclusione “tutti insieme appassionatamente” che in epoche andate di referendum divisivo qualcuno aveva targato irritato come “accozzaglia”. Comunque dalla cerimonia inclusiva della bandiera di San Giorgio al genovesissimo pesto il passo è breve. 

Per questo il sindaco Bucci e il governatore Toti, pur in odore di scomunica o tradimento non potevano mancare fra Roberto Bagnasco, Roberto Cassinelli, Manuela Gagliardi e Giorgio Mulè. Non potevano mancare neppure Luca Pastorino di Liberi e Uguali o l’ex ministro della difesa del governo Renzi e poi Gentiloni Roberta Pinotti. Vista la presenza del capataz e vicepremier Matteo Salvini non potevano non partecipare Edoardo Rixi e Sara Foscolo. Anche perché se l’evento poteva dare l’erronea impressione a tutti di essere solamente un raduno conviviale ci ha pensato il governatore comunicatore Giovanni Toti da giornalista e politico consumato a fornirne l’esatta dimensione: “Non stiamo parlando di una cosa frivola: dietro i prodotti dell’agroalimentare ci sono investimenti e lavoro ed e’ un’opportunita’ per fare turismo e valorizzare le nostre eccellenze gastronomiche nel mondo. Per questo l’attenzione delle istituzioni e’ un volano importante”. Coadiuvato dal suo sodale Marco Bucci, con argomentazioni da vero gourmet “Nel pesto ci sono tutte le caratteristiche di una produzione italiana di eccellenza con il basilico ligure dop, l’aglio di vessalico, il parmigiano, il pecorino e l’olio di oliva. In pratica una strategia di marketing territoriale per una regione stretta tra le colline e il mare che ha fatto dell’utilizzo sapiente delle materie povere la sua missione, approfittando al massimo dei sapori. E’ il caso del pesto ma anche della meno nota salsa alle noci”.

Insomma dopo le palme e il rametto d’ulivo, in segno di pace, anche quello di basilico nostrano. Attendendo la resurrezione del paese. Dopo tre giorni, o anche di più’.

Giona