Museo Navale di Pegli: Massimo Cebrelli racconta il CUP, un’isola che fortunatamente c’è

Genova – Il tempo scorre, e quasi sempre lo vedi nei volti di chi non incontri da qualche anno. Invecchiano solo gli altri e quelli che guardano i cantieri.
Gli Umarell, simbolo degli anni che passano e che inesorabili ti mettono dalla parte sbagliata della griglia.
Prima fai, poi guardi.
Stamattina sono andato a vedere la mostra di Massimo Cebrelli, nella Sala degli Argonauti del Museo Navale di Pegli.
Il tema è attuale in una città tra le più vecchie d’Italia, l’impiego del tempo nel dopo età lavorativa, ma anche sempre più evidenti  difficoltà di avere relazioni umane vere in una società dove la “modernità social” è il grande inganno da debellare. Dove si comunica molto ma non si dialoga quasi mai.
Il racconto offerto da Cebrelli si snoda attraverso le esperienze dei docenti e soci del Centro Universitario del Ponente, nelle varie attività ma soprattutto nello scambio di esperienze e competenze.
Una serie di immagini difficili da fare, dove sguardi, gesti, atteggiamenti restituiscono una semplicità e serenità che oggi, nell’odio diffuso nei social, rappresenta un’isola che fortunatamente c’è.
È vero, non ho ancora detto una parola sulle immagini. Eppure da fotografo attempato quale sono, la parte tecnica dovrebbe essere fondamentale. Ma la  bravura di Cebrelli sta nell’aver fatto un passo indietro, e aver messo a disposizione dei “suoi attori” il suo bagaglio di competenze e sensibilità. Senza strafare, senza post produzioni stucchevoli, senza colpi di teatro, inutili e dannosi. Immagini raffinate e semplici, come solo uno bravo sa fare.
L’uso di un  obiettivo 35mm, ottica che quando eravamo fessi, con un passo indietro diventava un 28 e un passo avanti diventava un 50, restituisce a chi guarda le tavole di questa mostra, una visione inclusiva, pulita e concentrata sugli sguardi.