Campagna virtualelettoral, la disfida di Campomorone


Siamo agli sgoccioli, eppure non sembrerebbe guardando i cartelloni elettorali rimasti desolatamente scoperti, in balia di pioggia, vento e freddo fuori stagione. Anche se  la campagna elettorale, in molti casi doppia, visto che si vota anche in parecchi comuni per eleggere sindaci e consiglieri comunali, sta tristemente volgendo al termine quei cartelloni rimangono vergini, inframezzati, ma rarissimamente e solo ogni tanto, da simboli, qualche slogan e facce di candidati. Il più assiduo, come un vecchio ed esperto politico d’antan, è stato senza dubbio Silvio Berlusconi. Con quelle sue foto di venti anni fa, e quegli slogan triti e ritriti del tipo “Vota chi Vale”, che andrebbe benissimo invertire in “Chi vota vale”, tanto, per sconfiggere le paure di un incombente astensionismo. Oppure quell’intimazione anni ‘90 con l’invito  “Apri gli occhi” e il conseguente “vota Berlusconi” dei manifesti 6 metri per 3 metri che ad inizio  di campagna elettorale facevano sperare in una propaganda vecchia maniera. Poi fra costi e tempi infinitamente lunghi per una campagna elettorale principalmente per le europee, le cose sono cambiate.


Chiedere per esempio ad Ubaldo Borchi, fondista di Fratelli d’Italia della nostra regione che per primissimo ha occupato gli spazi appositi con manifesti ad hoc e, insieme agli esponenti del suo partito, ha battuto in lungo e in largo la regione. Deve vedersela, all’interno del suo gruppo, con un avversario come l’assessore regionale, vicesindaco di Sanremo e poi consigliere di opposizione nello stesso comune, che sembrerebbe essere più noto.
Soprattutto dopo aver assunto la delega al turismo nella giunta di Giovanni Toti ed aver presenziato negli ultimi anni, in lungo e in largo, ad eventi e kermesse. Logico dunque che Borchi sia partito con largo anticipo.

Che poi, tornando agli slogan, quello d’antan di Berlusconi, “Apri gli occhi”, nella sua semplicità mi ricorda tanto uno slogan scudocrociato, ancora degli anni della cortina di ferro “Se domenica dormi… lunedì’ russi”. Slogan che deve aver suggestionato pure il primo Berlusconi così iconoclasta e virulento nel suo anticomunismo.

Tutto inversamente proporzionale sui social, diventati vera e propria malattia della comunicazione elettorale. Perché non c’è solo Salvini e i suoi spin doctor e comunicatori alla ricerca ogni giorno del post divisivo. Ci sono al contrario tanti candidati fatti in casa che dei social hanno usufruito come politici consumati.

Un esempio per tutti la disfida di Campomorone, comune di quasi settemila anime, alle porte di Genova dove per la carica dei sindaco sono in corsa in tre, due rappresentanti di sesso maschile e uno di sesso femminile.
Con post e post e altri post, filmati, dichiarazioni d’intenti, programmi e progetti. Con il nuovo che avanza, il nuovo più’ nuovo, e l’usato sicuro. 

Ma c’è di più… perché non ci sara’ solo la vecchia e logora tenzone fra centrosinistra  e centro destra. Manco per sogno. E anche perché fra le tre liste civiche non ne è compresa una lista tutta pentastellare. Al contrario la battaglia è tutta a sinistra. Tra nuovo/nuovo/nuovissimo e usato sicuro. Per dire con un compromesso storico inverosimile, improbabile o quasi improponibile, visto i tempi che corrono con il Governo verdeoro. Perché nelle due liste in lizza che si contendono i voti della sinistra, e probabilmente quelle che più facilmente andranno a governare, visto che l’elezione sarà diretta e Campomorone e’ sempre stato negli ultimi quindici anni un comune di centrosinistra, da una parte c’è la sinistra tradizionale e dall’altra la sinistra insieme ai pentastellati. Esperimento, visti gli ultimi sondaggi, le polemiche sempre crescenti fra Salvini e Di Maio, specie sulla questione morale, che potrebbe essere illuminate anche per Zingaretti. Da una parte il Pd, polveroso, quello dei “caminetti”, dall’altra un’alleanza che potrebbe rappresentare un futuro prossimo.

La vecchia politica contro quella nuova. 

Giancarlo Campora

A contendersi i voti della sinistra un ex sindaco per due mandati, prima di avventurarsi in una perigliosa tentata elezione in Regione. Elezione che non dette i risultati  sperati vista la debacle di Raffaella Paita e del Pd in generale. E Giancarlo Campora, 56 anni, ex Cristiano sociale poi confluito nel Pd, volontario della croce Rossa, e militare della guardia di finanza, si era ritrovato ai box.

Gli era subentrata Paola Guidi, coetanea del Campora che a fine mandato aveva fatto sapere di non avere intenzione di ricandidarsi, ma poi deve averci ripensato visto che è entrata nella lista di Campora.

Insomma tradizionale contro innovazione almeno così sembrerebbe, anche a giudicare dal nominativo delle due liste civiche “Campomorone la nostra Comunità’” per  Campora, “Valorizza Campomorone” “Il progetto comune” quella  della nuova formula politica dell’alleanza Pd/cinque Stelle. Non a caso Campora azzarda anche il suo nome nel logo della lista “Giancarlo Campora sindaco” su sfondo bianco con l’arcobaleno di rito. 

Nicholas Fresu


L’antagonista è Nicholas Fresu, 27 anni, insegnate di geografia, laurea in Marketing territoriale
conseguita con una tesi proprio su Campomorone.
Lui si e’ affidato principalmente ai social. Ma anche i messaggi contenuti nel simbolo sono diversi. Fresu azzarda la torre che è simbolo di Campomorone. Del resto il suo programma parla di tradizione nell’innovazione.  E comunque la sfida è al calor bianco con tanto di polemica social in cui Campora attacca l’antagonista per una foto sul suo profilo al fianco del sindaco Marco Bucci, costringendo il Fresu a rispondergli per le rime sui suoi trascorsi in politica, con mandati da assessore, uno e due da sindaco, trombatura alle ultime regionali e conseguente promessa a ritirarsi dalla politica attiva per dedicarsi al mondo del volontariato e a fare il sacrestano alla madonna della guardia. Vabbe’ comunque è finita lì i duellanti fra un post e l’altro si limitano a guardarsi in cagnesco, ben consci che ospitare l’avversario per atttaccarlo sulla propria bacheca in fondo equivale a fargli pubblicità. Percio’ glissiamo.

Comunque scrive Fresu sulla sua bacheca dando avvio alla,campagna elettorale “Buongiorno Campomorone! Come sapete la mia la tesi di laurea è uno studio sulle potenzialità del nostro territorio.

L’ho fatto per sottolineare il senso di appartenenza e l’orgoglio per i prodotti tipici di questa nostra terra. L’identità locale e l’insieme delle risorse socio-culturali, economiche ed ambientali di questo specifico contesto sono la materia prima per realizzare progetti di sviluppo che coinvolgano attivamente ed in modo condiviso la popolazione per la valorizzazione dei sistemi locali e per contribuire a rendere il territorio sempre più competitivo.
È importante considerare che un territorio ha valori tangibili e intangibili, quali abitanti, cultura, storia, patrimonio naturalistico ed altri ingredienti in grado di accrescere io suo valore complessivo.

I prodotti tipici, il turismo enogastronomico, l’agriturismo, l’ambiente naturale, il patrimonio storico-artistico, gli eventi culturali…possono rappresentare una risorsa per lo sviluppo socio-economico di aree apparentemente non attrattive e di guardare il territorio con un’altra ottica, leggerlo in maniera diversa per creare nuovi scenari di progettazione che coinvolgano i cittadini e che possano intercettare visitatori provenienti da altre aree.

Questo è ciò che ho affermato anche davanti a una commissione a Milano nel 2017. Diffidate dalle imitazioni.

Nicholas Fresu, candidato Sindaco e cittadino disponibile al cambiamento”

Gia’ il cambiamento di cui tutti, a torto o a ragione, effimera promessa oppure no, si riempiono la bocca. Ma comunque è campagna elettorale, e cosa altro senno’.

 

Valentina Licata

In questa querelle fra vecchio, anzi usato sicuro, e nuovo, anzi nuovissimo, c’è un terzo incomodo.
Si chiama Valentina Licata, 34 anni. Rivolgendosi ai suoi elettori si descrive così “Valentina Licata, 34 anni, ex impiegata, ora mamma a tempo pieno”. Ed evidentemente quando la politica chiama anche il mestiere di mamma non deve essere più così esclusivo. Perciò, fosse eletta sindaca diventerebbe di nuovo mamma part time.
La sua lista – perché il centrodestra non poteva mancare in questa tenzone – riprende, per logo e colore, molto di quel simbolo utilizzato dal sindaco di Genova Marco Bucci.  Campo arancione, contornata di azzurro, fascia tricolore in mezzo “Vince Campomorone”, in azzurro parte superiore, e “Licata Sindaco” parte inferiore. Sempre in azzurro. E dice apertamente nel suo post dando i riferimenti della sua area politica: “ lista di centro destra con Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia con il sostegno di Giovanni Toti e Marco Bucci”.

Suggestioni che diventano realtà seguendo il profilo della candidata sindaco terza incomodo fra i due sfidanti maschi. Anzi un giovinetto e un uomo che potrebbe essere il suo papà. E comunque Valentina scende in campo e spiega con citazione di Giovanni Falcone “che le cose siano così’ non vuol dire che debbano andare così, solo che quando c’è da rimboccarci le maniche e da incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare”  (cit. Giovanni Falcone). Noi abbiamo voglia di pagare e di fare”.

Utilizzando due verbi collegati che almeno in questo periodo difficile per la Lega e alcuni suoi esponenti di spicco accusati di corruzione dai magistrati e dalla giustizia ad orologeria – altro refrain caro al Berlusconi d’antan – sarebbe meglio non mettere nello stesso periodo. Ovviamente Giovanni Falcone intendeva tutto in un altro modo.

La Licata, comunque, oltre ai volti dei propri compagni di avventura, come del resto fanno gli altri due candidati, limita i proclami elettorali e lascia molto spazio alle imprese dei suoi due santoni di riferimento: il governatore Giovanni Toti e il sindaco di Genova Marco Bucci. Dei suoi sostenitori e candidati dice soltanto “ Ho scelto persone che in questo percorso, come me, hanno voglia di mettersi in gioco e affrontare le varie problematiche del paese migliorandone ogni singolo aspetto”. E chissamai che fra i due litiganti non sia il,terzo a godere.

E comunque, se Dio vuole, siamo agli sgoccioli. Qualcuno dice che ormai la campagna elettorale sarà permanente e che non ci sara’ alcuna interruzione sui social. Io saro’ in controtendenza…. ma vi devo confidare che è un periodo in cui preferisco, gatti, cagnolini, arcobaleni (le foto, non quelli finti dei simboli elettorali o delle famiglie arcobaleno), perfino torte e consigli dei gourmet, improvvisati o no.

Paolo De Totero