Non disturbate il manovratore, ovvero l’apologia del burocratino

Marco Bucci

Magari finirò per rimanere a vita nella black list del nostro sindaco Marco Bucci.
La lista nera dell’informazione o della comunicazione, visto che fra i due termini, in conclusione, pare passino, ormai, differenze sostanziose e sostanziali, fra amici-amici, compagni di merende, semplici accompagnatori in un tragitto, breve o lungo che sia. In una guerra miserabile e anacronistica in cui ognuno è alla ricerca di un suo spazio, autorevole o forse no, di qualche pacca sulle spalle, autorevole – o financo no – che li avvicini alla lista white. Quella degli eletti. Personalmente, sin da ragazzo ho sempre avuto il gusto di dire le cose che pensavo, provocatoriamente attratto dal paradosso del “re nudo”. E per questo, spesso, mi sono accomodato dietro la lavagna.

La Black o White list, mi ricorda tanto la mia gavetta giornalistica a “Il Lavoro”, come collaboratore di quartiere.
All’epoca eravamo giovani e volenterosi. E circolavano voci, messe in giro a mio parere con una straordinaria strategia aziendale pur trattandosi di un giornale in cooperativa, sui collaboratori meglio posizionati nella prospettiva di una futura possibile sostituzione estiva. E la cosa – ma io ne ho avuto una certa coscienza solo in seguito, più cresciutello – sapeva tanto di una sorta di incentivo alla produzione dei collaboratori. L’un contro l’altro armati per ragioni di pura sopravvivenza, e di eventuali future prospettive di lavoro più continuativo. Sia detto per inciso, visto che era molto simile alla strategia del cottimo utilizzata un tempo in Fiat per gratificare i lavoratori più produttivi, nulla di male tanto più che in quel clima è cresciuta e si è formata una generazione di straordinari colleghi. Solo che se si è consci dello stratagemma, giornalistico o meno, un po’, almeno un po’, si è vaccinati, contro i facili entusiasmi.
Quelli che poi ti fanno dire che Mister Bucci, non a caso sindaco manager, ti ama. O che ti creano problemi se non ti ama più e ti esilia nella famigerata black list.
Un purgatorio, o peggio un inferno, del quale di questi tempi molto si vocifera negli ambienti dell’informazione… o della comunicazione. E poi alla fine, magari, nell’eterno dilemma fra informazione e comunicazione, decidi di fregartene di liste di buoni o di proscrizione. E di rispondere e rendere conto soltanto alla tua onestà intellettuale e professionale.

Antonino Sergio Gambino

Il pistolotto è necessario per portarci a comprendere in questo momento difficile, sospesi nel clima della propaganda perelettorale, che si dice si allungherà perennemente sino alle prossime amministrative regionali, e con l’occhio puntato verso i prossimi appuntamenti decisi dal commissario – sempre Marco Bucci – per l’abbattimento del Morandi, che, ogni tanto, giusto per amor di informazione, ci si potrà anche ritrovare a “remare contro” – come usa dire il manager – ma non tanto per esclusivo spirito critico, quanto per amor di dibattito, di confronto e di informazione. Magari dando spazio anche alle opposizioni che da tempo rivendicano per il sindaco di una città come Genova un ruolo prettamente politico. A viso aperto, una volta tanto, senza che si ostini a nascondersi dietro al dito della burocrazia. Anche se lui rivendica per se’ il ruolo del manovratore illuminato che non è bene disturbare esclusivamente per amor di dialogo, di dibattito e di confronto.

E dunque due casi più recenti, dopo quello estraniante della fascia tricolore con la quale un consigliere delegato ha presenziato alla cerimonia commemorativa dei morti della Repubblica di Salo’. Vicenda di cui molto si è discusso senza peraltro arrivare a un chiarimento definitivo.

Giorgia Meloni

Comunque, passando oltre, il primo caso, che risale appena a qualche giorno fa,  riguarda la querelle sulla manifestazione elettorale di CasaPound prevista per domani alle 18 in piazza Marsala, evento che segue appena di qualche giorno le polemiche per un analogo raduno di Fratelli d’Italia in piazza Piccapietra con la presenza di Giorgia Meloni .

Bucci, ormai calato perfettamente nelle vesti di Ponzio Pilato, ha dato la solita risposta in cui l’aspetto burocratico risulterebbe prevalente su quello eminentemente politico  rispondendo anguillescamente dopo le proteste dell’Anpi dei partiti e dei sindacati: “Ci sono tre livelli di competenza: c’è la competenza del sindaco a autorizzare i luoghi dove si svolgono i comizi in campagna elettorale, c’è la competenza della Prefettura e del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica che deve valutare che le iniziative avvengano in sicurezza e c’è infine la competenza di chi, come un procuratore o anche un semplice cittadino, può denunciare un partito come illegale. Come sindaco ho competenze rispetto al primo livello ma al momento non ho nessuna indicazione rispetto agli altri due e se io prendessi l’iniziativa di dire a qualcuno che non può parlare farei esattamente come si faceva prima del 1945. Vedremo cosa verrà detto al comitato e vedremo se qualcuno dirà che questa organizzazione è illegale. In uno di questi casi ci potrebbe essere motivo per non fare il comizio. Se questo non dovesse succedere il comizio si deve fare. Sembra un discorso nudo e tecnico ma si tratta di un partito e se nessuno mi dice che è illegale o il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica stabilisce che il rischio è troppo alto, io non posso fare nulla”. Con un sottile distinguo che riguarda la lettera aperta di Genova antifascista nella quale si chiedeva al sindaco di far rispettare la mozione approvata dal consiglio comunale lo scorso anno in cui si vietavano gli spazi pubblici ai gruppi violenti che non rispettano i principi costituzionali: “Quella mozione riguarda la concezione di spazi pubblici non in campagna elettorale mentre qui dobbiamo seguire un altro tipo di disposizioni che riguardano appunto l’attività politica di un partito che si presenta alle elezioni”. Insomma la democrazia prima di tutto.


Intanto cresce la tensione anche fra i cittadini. Gli aderenti al Civ Corvetto, i negozianti e gli abitanti della piazza hanno scritto una lettera al Questore “Egregio Questore, siamo venuti a conoscenza dai mezzi di informazione che nella giornata di giovedì 23 Maggio in piazza Marsala sarà consentito lo svolgimento di una manifestazione politica che, alla luce di simili eventi svoltisi in passato, immaginiamo richiederà un importante servizio d’ordine.

Siamo a far notare, a lei e agli altri organi competenti che ci leggono in copia, come la piccola piazza appaia assolutamente inadatta a simili eventi.

Facciamo notare che l’ufficio mobilità del Comune addirittura si era espresso negativamente per la sua chiusura in occasione di eventi del Civ perché non vi fossero ripercussioni negative sul traffico nel nodo di Corvetto. Commercianti e residenti sono inoltre legittimamente preoccupati che simili manifestazioni, oltre a portare sicuro disagio negli spostamenti e altrettanta sicura perdita di reddito, possano creare adito ad episodi di conflitto urbano con rischio per le proprie attività. Ci rendiamo conto che simili osservazioni vi saranno poste anche in altri luoghi, ma ribadiamo la peculiarità di piazza Marsala, piccola, con al centro una fontana del ‘500 tutelata dalle belle arti, con quattro strade afferenti nelle quattro direzioni con marciapiedi stretti su cui affacciano numerose vetrine.

Siamo a chiederLe di considerare l’ipotesi di spingere alla scelta di un diverso luogo di riunione e solo se questo non dovesse essere possibile, di provvedere alla predisposizione di un’area di sicurezza che tuteli al meglio i beni pubblici e privati potenzialmente coinvolti in opere di danneggiamento. Riteniamo che il legittimo diritto a svolgere comizi di qualsivoglia parte politica non sia in contrasto con l’altrettanto legittima richiesta di tutela delle attività e delle proprietà.

Confidando nella sua attenzione, porgiamo rispettosi saluti”. Insomma, nonostante i comprensibili timori dei genovesi, il primo cittadino ha rilanciato la patata bollente verso il Prefetto e il Questore interpellandoli per ragioni di sicurezza e ai magistrati per quanto riguarda le disposizioni transitorie della carta Costituzionale. In un gioco dello scaricabarile non entusiasmante.


Nel frattempo i portuali, domani in piazza per una manifestazione, e gli antifascisti genovesi si sono organizzati con il passaparola. E qualcuno spinge sulla suggestione di un nuovo tentativo di comizio fascista dopo la rivolta del 30 giugno del 1960. Quella dei portuali con la maglietta a strisce orizzontali rosse e il gancio in mano.

Magari da parte di un sindaco ci si sarebbe potuti attendere un atteggiamento più decisionista visto che domani entra in ballo inevitabilmente un problema di sicurezza, ma, a quanto pare, siamo alle discussioni sul sesso degli angeli e su “che cosa spetta a chi”. Con una sottile arte della diplomazia e un gioco di equilibrismo che, alla fine dei conti, non gioverà a nessuno. Visto che l’importante ancora una volta non sarà l’eventuale risultato, ma il poter affermare una volta di più “Io non c’entro”.
Ormai un refrain per Marco Bucci ogni qualvolta l’argomento rischi di risultare almeno un po’ divisivo. E di nuocergli creando qualche malumore ai suoi alleati in maggioranza.


E a rafforzare questa situazione è arrivata l’ennesima riprova sul Gay Pride. Scrive l’ex deputato del Pd Mario Tullo sul suo profilo facebook: “Liguria Pride é una marcia colorata, non è una iniziativa contro nessuno o qualcosa. É una manifestazione per affermare diritti e denunciare discriminazioni. Il corteo ogni anno vede la partecipazione di migliaia di cittadini,tanti giovani.

Da quando Genova e la Liguria sono governate dalle destre viene negato il Patrocinio pubblico. Il Municipio del Ponente in piena autonomia e lungimiranza ha sempre continuato a dare il Patrocinio. Al presidente Claudio Chiarotti questa mattina é arrivata una lettera di ammonimento e di minaccia di comissariamento da parte del Comune se non ritirerà l’adesione.

Si sta andando oltre il consentito. Vicinanza a CLAUDIO e al municipio del Ponente. Il 15 giugno sono certo la partecipazione sarà ancora più ampia e vivace. Non ci riporterete al medioevo”.

E inevitabilmente di fronte all’ennesimo passaggio di “patata bollente” si sono scatenate le opposizioni. Insorge il gruppo di Gianni Crivello proponendo un unico filo conduttore “Vogliamo comunicare ai genovesi, anche ai più scettici, intellettuali compresi, che considerano “l’antifascismo” superato e fuori dal tempo, tutta la nostra preoccupazione, riferita ad alcuni principi democratici, secondo noi a rischio, nella nostra città.

 Un brevissimo riepilogo su quanto accaduto nelle ultime ore.

 Il Direttore Generale del Comune di Genova ha diffidato la Giunta Municipale del Municipio Ponente ad attuare la manifestazione “Diritti a Ponente:  Omofobia, diritti civili e il senso della Democrazia“.

Una decisione gravissima con il solito ingiustificato paravento, ancora caratterizzato da motivazioni burocratiche. Una comunicazione inviata dal Direttore Generale, che ricopre un ruolo tecnico, al Presidente del Municipio, che ricopre un ruolo politico. Una pratica assolutamente ingiustificata, inusuale e alquanto singolare.

Giovedì 16 si chiede giustamente al Pd il rispetto delle regole, in riferimento agli spazi elettorali e si concede a Fratelli d’Italia quanto non era consentito e previsto dalle norme.  In Consiglio Comunale abbiamo sollevato il problema,  la giunta ha risposto con motivazioni inaccettabili, fornendo argomenti di natura tecnica, quando è evidente a tutti, che sarebbe stata fondamentale una risposta politica.

Martedì 21 Bucci dice, dinnanzi alle nostre vibrate proteste, che il rilascio dei permessi per il comizio di CasaPound non è di sua competenza. Solita risposta burocratica: “…non mi compete, compete ad altre istituzioni“, e aggiunge: ”…io non farò come si faceva prima del ‘45”.
No Bucci!! Il Sindaco della città “Medaglia d’Oro al Valore per la Resistenza“ avrebbe e ha il dovere “politico“ di dire no ai fascisti a Genova, a coloro che tutt’ora operano perché si torni ad una situazione precedente al XXV Aprile.

La verità è che a Genova siamo oramai dinnanzi ad un problema serio, il tema è delicatissimo e riguarda le garanzie di spazi democratici. Un problema che coinvolge tutti i cittadini, indipendentemente della loro appartenenza politica”.

Cristina Lodi

E gli fa eco il gruppo del Pd “INACCETTABILE DIFFIDA AL MUNICIPIO PONENTE SUL PATROCINIO A EVENTO LEGATO AL PRIDE. LA GIUNTA BUCCI CONCEDE LE PIAZZE A CHI SI ISPIRA AL FASCISMO. TRA CASAPOUND E I DIRITTI BUCCI SCEGLIE CASAPOUND”

È inaccettabile che l’amministrazione comunale di Genova diffidi il Municipio VII Ponente dal concedere il patrocinio a una manifestazione a favore dei diritti che si svolge sul territorio municipale.
Una richiesta ai limiti dell’intimidazione, di cui chiediamo immediatamente conto al sindaco Bucci. Dopo aver negato la piazza al Pd, concedendola fuori dalle norme a Fratelli d’Italia e persino a Casapound – un partito che dichiara di ispirarsi al fascismo – adesso questa Giunta comunale, senza neppure avere il coraggio di farlo direttamente ma tramite gli uffici amministrativi, diffida il Municipio Ponente (guarda caso guidato dal Pd e da una coalizione di centrosinistra) dal concedere il proprio simbolo a una manifestazione in cui si parla di diritti, democrazia e omofobia. Tutte questioni che attengono all’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, come riporta la nostra Costituzione. Bucci dice di essere il sindaco di tutti, ma continua a voler silenziare qualsiasi tipo di dissenso o opinione non conforme a quella della sua coalizione. Chi non la pensa come lui non ha spazio in questa città. Mentre chi si ispira al fascismo ottiene addirittura delle piazze da cui spargere odio e chiedere la negazione dei diritti costituzionali. Tra Casapound e i diritti, Bucci, ha scelto Casapound”.

Sin qui la nuda cronaca. E comunque diceva Agatha Christie: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”
E comunque mi piace ricordare, prima di concludere, che proprio sul mancato patrocinio del Comune al Gay Pride il sindaco Bucci e l’allora assessore Elisa Serafini iniziarono ad avere i primi dissapori. Poi andò a finire come tutti ricorderanno. Con l’allontanamento dell’ex assessore Serafini, allora illuminata benché giovanissima responsabile del marketing territoriale.

Federico Romeo

Intanto la questione assume connotati surreali, con tanto di precisazione da parte dell’ufficio pubbliche facendo riferimento a una non ben precisata amministrazione comunale.
Un comunicato dell’ufficio pubbliche relazioni del Comune in cui si dice
“In merito agli articoli apparsi su diverse testate on line che palesano tentativi di commissariamento del Municipio Ponente da parte del Comune di Genova, l’amministrazione comunale precisa quanto segue. Non c’è alcuna valutazione di carattere politico nella lettera trasmessa dal direttore generale del Comune di Genova al Municipio Ponente sulla mancata concessione del patrocinio per l’evento “Liguria Pride- Diritti ponente”, bensì un richiamo di carattere amministrativo sulle procedure che il Municipio avrebbe dovuto osservare. Il patrocinio per la manifestazione è stato chiesto al Municipio che ha competenza solo per iniziative di interesse locale sul territorio di competenza. L’evento, infatti, è inserito nel calendario delle numerose iniziative del “Liguria Pride 2019” che si terranno in diverse zone della città e per le quali gli organizzatori non hanno fatto richiesta di patrocinio al Comune di Genova. Si precisa, inoltre, che la lettera del direttore generale non impedisce lo svolgimento di alcuna manifestazione anche ospitata all’interno di locali municipali. Ogni strumentalizzazione politica lascia il tempo che trova e viene rispedita al mittente.
Non c’è alcun tentativo di limitare la libertà di espressione di nessuno, ma solo di far rispettare il regolamento comunale peraltro scritto da amministrazioni precedenti all’attuale”.

Il nome del sindaco Marco Bucci, non a caso non appare mai. Quindi è legittimo pensare, forse che sia il funzionario a replicare sul suo buon diritto a dire la sua. Un’arrampicata sugli specchi che non puo’ non fare pensare. Naturalmente Marco Bucci, anche nei prossimi giorni, farà un passo di lato additando un dipendente comunale come principale responsabile. Ignorando il senso politico di una decisione del genere, magari incolpando la burocrazia, che comunque, in un modo o nell’altro, impedisce più o meno meritoriamente di disturbare il manovratore. Lasciandoci qualche malumore e qualche recondita domanda che inevitabilmente prolungherà la nostra permanenza nella black list, sempre che esista nella realtà e non si tratti, al contrario, di suggestioni fantasiose. La domanda in sintesi riguarda i rapporti fra il sindaco e i presidenti di municipio. Perché già in passato il nostro primo cittadino si era lasciato andare a qualche dichiarazione roboante nei confronti del presidente del quinto Municipio, quello della Valpolcevera, Federico Romeo, esponente del Pd, reo nella specifica occasione di non esserglisi dimostrato abbastanza devoto.
Una volta le ragioni della politica si sarebbero dimostrate preminenti rispetto a quelle meramente burocratiche. Anche perché i presidenti dei municipi vengono democraticamente eletti. Ne’ piu’ ne’ meno di quanto accade per i sindaci.
Tanto che dovrebbero avere addirittura pari dignità. In questo caso la querelle mi ricorda tanto la storia d’Italia fra la fine del duecento e gli inizi del trecento. Quando l’imperatore minacciava o faceva minacciare i suoi sudditi dai podestà per non essersi dimostrati abbastanza devoti. E nel caso scendeva in Italia e conquistava i comuni e li faceva mettere a ferro e fuoco. Era vedi caso il periodo di Alberto da Giussano al quale si rifaceva proprio la Lega, partito che si è preso almeno all’inizio la responsabilità di indicare Bucci come candidato sindaco.
E non a caso, forse, Mario Tullo parla di un ritorno al futuro così simile al medio evo.

Paolo De Totero