Likes, maniman, articiocche ma non solo


A mio parere, magari anche molto modesto
, nel complesso torpore della vita genovese, e nel perpetuarsi del rituale maniman che, forse inconsapevolmente, ci ritroviamo cucito addosso – addirittura più e meglio della croce rossa in campo bianco del vessillo di San Giorgio, Lei, in questi ultimi anni, costituisce una delle poche novità positive per la nostra città. Potrà sembrare il mio un esercizio di piaggeria. Eppero’ vorrei sommessamente ricordare che questa cosa l’ho sostenuta e scritta già molto tempo fa. In occasione dei rumors sulle eventuali candidature per i sindaci del centro sinistra e del centrodestra. Quando i “caminetti” da un parte e il conservatorismo dei salotti bene genovesi riuscirono ad azzoppare gli unici due papabili portatori di qualche novita nel polveroso panorama social economico-politico della nostra città.
Il popfilosofo Simone Regazzoni che sperava di potersi battere nelle primarie venne dopo lunghe peregrinazioni in una sorta di labirinto costruito ad arte, messo in condizioni di non nuocere. Lei, Anna Pettene, rinuncio a qualsiasi velleita’ dopo aver sperimentato a sue spese nell’ordine la vacuità di certi salotti buoni genovesi, la propensione a non rischiare di schierarsi mai apertamente delle famiglie genovesi economicamente potenti, e per finire, le solite invidie di altre potenziali candidate costrette a sgomitare per avere la meglio su una concorrente più giovane, più graziosa, e, come se non bastasse, addirittura intellettualmente più dotata.

E vabbe’ è andata così con la disfida fra Gianni Crivello e Marco Bucci. La vittoria di quest’ultimo, esponente principe del vessillo di San Giorgio come del rituale del maniman.

Anna Pettene è stata relegata prima fra i saggi del vicesindaco Stefano Balleari e poi ha ricevuto un incarico che esalta le sue competenze di avvocato e di mediatore familiare come presidente regionale dell’osservatorio nazionale Bullismo e doping. Simone Regazzoni è tornato alla scrittura dei suoi libri e saggi filosofici, all’organizzazione di eventi che abbiano a che fare con la divulgazione della filosofia e al suo ruolo di direttore editoriale della casa editrice “Il Melangolo”.


E fra i due già in campagna elettorale era nata una stima reciproca sfociato in seguito nel libro di Anna Pettene “Like. Filosofia della vita social”, edito proprio da “Il Melangolo” che verrà presentato venerdi’ 31 maggio alle 18 alla Feltrinelli.

Il lavoro della Pettene è iniziato alcuni mesi fa con una serie di post in cui, di volta in volta, osservava le caratteristiche salienti di alcuni assidui frequentatori dei social. E il lavoro è andato avanti sino alla pubblicazione del libro.

Ma non è solo di questo che voglio parlare. Mi fa piacere, invece ragionare sulla personalità dell’autrice attraverso alcuni suoi post che seguo quasi ritualmente come amico social.

Alcuni hanno a che fare con il libro, altri meno. E comunque, da sempre la Pettene non è una detrattrice del mezzo, cioe’ dei social o di facebook, ma è fermamente convinta che debbano esistere regole nel confronto improntate al rispetto degli interlocutori. E perciò 12 maggio 2019 “Like. Filosofia nella vita social by Anna Pettene si augurava da quando è nato l’ultima iniziativa di Facebook: la chiusura di pagine cariche di fakes news e contenuti di odio e di violenza. Siamo sul pezzo”.
Un filone condiviso con svariati contrappunti ed esortazioni sul clima politico: “ Che frantumazione tutta questa polemica su ogni cosa. Torniamo equilibrati”. E sconfinamenti nel mondo dell’infanzia del quale la Pettene si occupa come presidente regionale dell’ osservatorio bullismo e doping : “La violenza è un’emergenza che si respira ovunque”. Con il recente impegno per il progetto Ethical, “certificazione di scuola etica e tanto sport – spiega la Pettene – Esempi di tenacia, sconfitte e vittorie. Insomma strategie giuste”. Con quell’occhio sempre rivolto ai più piccoli: “ Il senso morale  di una società si misura su ciò’ che fa per i suoi bambini (D. Bonhofer).

Ma il suo è un punto di vista che come il sasso nello stagno produce cerchi concentrici sui rapporti e le relazioni umane con l’invito ad abbandonare il personale: “Il disinvestimento emozionale sulle relazioni è un momento magico. Smetti di sprecare energie, parole e decibel. Non devi cercarlo perché arriva solo quando smetti di impegnarti e te ne dimentichi completamente”.

Insomma un richiamo ad abbassare i toni e a ragionare. Ad iniziare dalla copertina del libro di Marco Nereo Rotelli, con annotazione della stessa Pettene “La vita virtuale è sempre più reale. Anzi e’ diventata la vita. Se la posti esiste”.


Con quella trasmissione che dal virtuale passa al reale e di cui risulta essere succube il mondo dell’infanzia “MODELLO ANNA PROGETTO CONTROCULTURA DELL’ODIO”

La violenza parte dalle parole, transitando da frasi, concetti, definizioni per passare all’atto estremo: calci, pugni, sangue.

Difficilmente un caso di femminicidio non è stato preceduto da una affermazione che esprimeva sottomissione, squalifica, minaccia.
Sei solo mia, sei una buona a nulla, sei una puttana…
Campanelli d’allarme nelle parole non sempre colti nella loro dimensione: quella dell’odio di genere.
Ma così a dirsi anche per le vicende sempre più frequenti di bullismo e cyberbullismo.

Violenza verbale tra compagni di classe, ripetuta nel tempo, insaziabile che causa nella vittima un senso di disagio, disperazione, paura.
Sei un frocio, sporco negro, sei grassa come una balena, sei uno storpio, puzzi, tua madre è una troia.

E poi seguono le botte, gli spintoni, i calci e i pugni, forme di schiavitù, di esclusione forzata fino ad arrivare all’annientamento fisico morale della vittima che troppo spesso tenta il suicidio.

Quindi parole. Parole crudeli, malvagie, mortifere.
L’odio si nutre di odio. E la gentilezza di garbo, di sensibilità, piuttosto di silenzi, sguardi ma soprattutto di quelle parole giuste.

In ogni ambiente il linguaggio violento potrebbe essere sostituito da un linguaggio diverso, pacificato, inclusivo.

Questo richiede una contro cultura che ponga nel nulla anni di linguaggi esasperati veicolanti emozioni irruente e incontenibili: la rabbia tra tutte.

Riconoscere fin dall’età scolare le parole sbagliate, tossiche, velenose perché cariche di odio, pregiudizio, esclusione è il primo passo per affrontare il discorso del male, sentirlo sulla lingua e avvertirlo nei pensieri troppo spesso infami.

Affrontare la violenza dalle parole consente di apprendere una nuova lingua trasversale e dialogante e di scegliere il nostro alfabeto emotivo.

#progetto #violenzadigenere #omofobia #bullismo #osservatoriobullismoedoping #insieme #visionicomuni #sognipossibili

Perché poi andando a curiosare sul suo profilo non puoi notare che Anna Pettene ha questa passione per mettere insieme e far convivere specie diverse. Il suo cane con il gatto per esempio con quella sintesi perfetta “Miciomiciobaubau”. Che sa tanto di soggetti che si scambiano confidenze. Al di là degli schieramenti ideologici.


Un modello di dialogo anche sui social. Non a caso rispondendo al recente monito del papa: “Le parole violento sui social distruggono le persone si è riproposta “Invierò Like.Filosofia della vita social. al Papa perché in modo laico scrivo proprio di questo tema divenuto una piaga sociale”. E comunque il tutto senza rinunciare alla sua precisa collocazione politica: “Più comandamenti, meno comandanti”

Non basta un rosario a fare di una persona un cristiano soprattutto quando viene brandito in una piazza per motivi elettorali, individuali. Ma dove siamo finiti mi chiedo?

Dov’è il rispetto e la compostezza che dovrebbe caratterizzare l’agire istituzionale e le cose di Spirito?
Ora si esterna tutto, incontinenti su ogni aspetto dell’esistenza, anche il più intimo.
Ma si gioca anche a contrapporre i Papi, i magistrati esattamente come è stato fatto prima per le famiglie e per le razze all’insegna di un etnocentrismo di altri tempi.
C’è sempre un polo estremo di serie A e uno di serie Z….in perenne contrapposizione stile Ciao Darwin.
Avverto per fortuna un’onda di protesta verso questo abbassamento del livello politico, istituzionale, umano e un rinnovato trasversale dialogo.
L’unica ancora possibile di salvezza è dire no ad ogni forma di movimento che ci porti a odiare, odiarci e chiuderci nel nostro odio mortifero qualunque sia il credo politico…perché ad oggi non c’è nè credo nè politica”.

E il senso del libro è tutto lì’.

L’appuntamento è per venerdì prossimo alle 18 alla Feltrinelli. Dice Simone Regazzoni “ Arriva un libro prezioso a cui tengo molto di un’amica carissima Anna Pettene. Felice di essere l’editore”. Spiega Anna Pettene: “Contenta per questa mia prima creatura e per il sostegno del mio amico Simone Regazzoni che da subito ci ha creduto perché è nata spontaneamente ed aveva già subito una sua identità. Per la copertina un’opera di Marco Nereo Rotelli, pittore e scultore italiano”. Sarebbe tutto. Anche se mi è venuta l’idea che Anna stia già preparandosi per un sequel, magari parlando della violenza delle esternazioni politiche in campagna elettorale. Si è già peritata di pubblicare un post abbastanza divisivo: “Un governo debolissimo attaccato con il Vinavil…”, dando il via ad una serie di commenti sulla strada del tifo da ultras fra fazioni.


Vorrei concludere segnalando un altro appuntamento per domani. Si svolgerà domani alle 17 in via dei Giustiniani 71 rosso, presso “A Rumenta” nell’ambito dell’evento Design Week. Il,titolo e’ “ Articiocche design in salsa genovese”. Ospite dell’architetto Luca Mazzari sarà  il mio amico social e architetto Alberto Podesta’, che nona caso spesso e volentieri si occupa anche di cucina e di tradizione culinaria della Liguria.Professionista cinquantanovenne fondatore  subito dopo la laurea nel 1985 dello studio “ALBERTO  PODESTA’ ARCHITETTURA & DESIGN”. Collabora con importanti aziende come product designer e art director, soprattutto nel settore arredamento. Ha lavorato tra le altre con: Citterio Meda, Patriarca Cucine, Seccose, BK Italia, Arcon, Simam, Morfeus, Simons, Oggioni Letti, Lamperti, Ceramiche ILSA, Interni luce Milano, Anteprima Italia, Waip, Modernindustria, Indelma, Berendsohn Hamburg, Centro Stile Fiat (Mirafiori), Ditras, Fold, Novadesign, Inedita, Acam, Penta, Porada arredi, Pacini & Cappellini, Ponti & Terenghi, Olimpia Arredi, Piemonti Salotti, Michelozzi, Rizza Arredi… Attualmente sta sviluppando progetti in ambito locale per Ceramiche G.Mazzotti 1903 Albisola e Adriano Podestà Sedie Chiavari.

Dal 1986 al 1992 è iscritto all’ADI. Associazione per il Design italiano.

Nel 1988 vince il concorso “Odeon chiama progetto risponde” Arc Linea Cucine ritirato a New York. L’ anno successivo viene selezionata  dalla rivista Modo fra tra i migliori designer emergenti con una mostra a Padova al Caffè Perdocchi. È sempre nel 1989 partecipa al Japan Design Foundation a Osaka. 1998 vince il concorso “LO SPAZIO DEL PROGETTO” Moroso, Poliform, Varenna.

1999 Il Comune di Campomorone Ge, gli dedica la mostra “DESIGN A PALAZZO BALBI”

2000 Realizza una maxi scultura esposta a Palazzo Ducale di Genova in occasione della presentazione dei lavori in città in previsione del G8 del 2001.

2001 fonda per conto di Citterio meda la catena di negozi a marchio “DIVANVM”

Nell’Anno Accademico 2001 -2002 in collaborazione con l’Università di Genova, facoltà di Architettura promuove il concorso – Ricerca e Progetto “Un imbottito per la casa” –

Nel 2012 realizza le sedute per la “Biennale 2012 Pinocchio” presso Museo Luzzati – Porto Antico di Genova.

Nel 2015 Progetta e coordina l’allestimento del Museo del Presepe al Santuario della Madonna della Guardia. Ceranesi Ge.

Nel 2017 presenta il progetto “Albysola” omaggio al movimento futurista ad Albissola in collaborazione con G.Mazzotti 1903. Spazio 46 – Palazzo Ducale Genova. All’attività di designer affianca anche quella di interior designer, scenografo, pittore, giornalista pubblicista e autore.

Probabilmente uno dei tanti casi di professionisti genovesi di valore non perfettamente conosciuti dai concittadini.


Intervenite numerosi è un mio personale consiglio che caldeggio
. Anche per il gusto di smentire questo suo post recente, improntato sul mugugno, come si addice ad ogni buon genovese: “Dedicato a Genova che negli ultimi tempi mi sta un po’ sul cazzo. “No, no… allora non vengo. Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”. Insomma tipicamente genovese… perfetta sintesi della cultura del maniman.

Paolo De Totero