Mister Bucci ti voglio bene


Mister Bucci non sono mai stato annoverabile fra i suoi estimatori. Soprattutto fra quelli senza se e senza ma.
Eppero’ in questo momento difficile vorrei esternarle tutta la mia solidarieta’. Anzi, tutta la mia comprensione e vicinanza. Perché capita, magari,  che su uno scivolo, fatto apposta per scivolare, ci si impantani con relativa figura spiacevole di fronte ai propri sudditi, e poi quando si tratta di restare ben eretti in sella per indicare la via, sempre comunque ai propri sudditi, si finisca per scivolare ignominiosamente.

Uno, comunque non uno qualunque, un sindaco che dovrebbe avere persino qualche conoscenza della cosiddetta sensibilità istituzionale, ha un bel dire che vuole essere il rappresentante di tutti i genovesi, sempre super partes, perché tutti li deve rappresentare, da destra a sinistra e da sinistra a destra. Pero’ poi inevitabilmente finisce per andare in confusione con quell’ansia di non sbilanciarsi, rischiando di fare la figura di Ponzio Pilato. Magari sempre con le mani pulite, ma con la coscienza spiegazzata.

“E veda un po’ lei io sono il sindaco, non voglio essere divisivo”. Anzi sulle questioni che rischierebbero di essere perlomeno interpretate come divisive non vuole proprio entrarci. Troppo rischioso, magari che succeda  in qualche modo di essere etichettato. Dalla controparte.


E quanto deve risultare faticoso essere lì rigido come una statua a imperituro esempio di democrazia, perennemente in equilibrio fra democrazia e antidemocrazia, fra fascismo e antifascismo, fra articolo 21 della Carta Costituzionale e l’articolo XII delle disposizioni transitorie. Quello che parla dell’apologia di fascismo e di divieto di ricostituzione del partito fascista. Rigido e in equilibrio senza far capire che cosa lei pensi in proposito. Che quello sarebbe essere divisivo con uno sbilanciamento troppo personale e poco istituzionale. Troppo divisivo e lei, mister Bucci, intende essere il sindaco di tutti i genovesi. A meno che non delinquano. Ovvio.

E la capisco anche quando obbietta che “se uno e’ lì e l”. E ovviamente lo fa a suo rischio e pericolo. Come dire che quella era una manifestazione che lo si sapeva che sarebbe andata a finire così. Inutile piangere dopo e comportarsi da eroe, quando sarebbe bastato essere più’ furbi e stare a distanza di sicurezza di fronte alle cariche della polizia. E capisco anche che non sia il suo ruolo quello di andare a verificare se ci siano state, magari, eccessive le intemperanze fra i facinorosi che manifestavano, o malaugurati gli eccessi nella repressione dei poliziotti. Che in quei casi la competenza non è mai del sindaco. Magari del questore o dei magistrati. E non tocca nemmeno al comitato per la sicurezza di cui lei fa parte esprimersi. Men che mai mi aspetto di sentirla esternare su qualche cosa che riguardi il clima un po’ tetro. Quello politico, ovviamente, che ricorda almeno un po’ l’estate del 2001 del G8, non tanto di questi giorni balzani di fine maggio. Quelle son cose da dietrologi, e lei, giustamente come sindaco di tutti i genovesi e non divisivo, si guarda bene dal rimestare nel torbido delle coscienze. Cose da politicanti che non piacciono ai manager.


E capisco che nemmeno sia andato all’ospedale per rendersi conto delle condizioni di salute del collega de “La Repubblica” e che al massimo abbia voluto farsi ragguagliare dall’amico Giovanni, in quanto giornalista probabilmente più interessato. In fondo visto che il giornalista era lì deve essersela un po’ cercata. E giustamente lei miste Bucci non ha tempo da perdere in manifestazioni che rischierebbero, magari di risultare divisive. Perché poi i giornalisti sono una categoria né più neè meno delle altre. E  non importa se dovrebbero assolvere ad una funzione importante per la democrazia – ancora articolo 21 della carta costituzionale -. Eppero’ comprendo che dimostrarsi così interessati verso una categoria possa essere interpretato come divisivo. O peggio possa essere letto come volontà di tenersela buona. Meglio gli abitanti di via Alessi. E lei mister Bucci mi risulta essere tutto d’un pezzo.


Insomma tutto questo per esternarle tutta la mia comprensione. Fare il sindaco risulta rischioso e non è come tutti o tanti possono pensare esattamente come fare il burocrate perché a volte presume la volontà di saper o voler scegliere, a costo di assumersi qualche rischio perché il non essere divisivo mai è soltanto il frutto di una visione opportunistica. Capisco il next questione please, il veda un po’ lei, persino il mancato patrocinio al Gay Pride e la reprimenda al municipio che invece il patrocinio intendeva darlo. Capisco che lo scegliere in un modo o nell’altro possa risultare divisivo e che vorrebbe accontentare tutti i suoi sudditi ma non può. Perché poi alla fine anche dando l’impressione di non scegliere si rischia di scegliere egualmente. E i sudditi non sono scemi e valutano i fatti oltre alle dichiarazioni di intenti.

Io comunque mister Bucci le voglio bene. Riprenda a correre, anzi a scivolare, anche a rischio di qualche ruzzolone e qualche ammaccatura – fa parte dei rischi del mestiere – perché l’immagine che ho di lei è proprio quella dello scivolo che non scivola. Con la faccia verso il basso e le mani protese, un filo d’acqua che scorre e lei impantanato nel gesto di chi vorrebbe scendere a rotta di collo e invece è immobile. In attesa di eventi.

Paolo De Totero