Interstate 60

Dissertare di cinema vuole spesso dire svelare opere dimenticate e dar fiato alle trombe su altre incensate oltre ogni merito.

Interstate 60 fa parte senza alcun dubbio del primo gruppo e chi scrive non sa darsene una ragione sensata. D’altra parte, uno dei piaceri di presiedere una rubrica dedicata alla settima arte è far scoprire, solleticando la curiosità del lettore. Siamo nel 2002: dietro la macchina da presa troviamo un certo Bob Gale, artefice con le sue sceneggiature di molte delle fortune della trilogia di Ritorno al Futuro; il cast è un florilegio di baldanza cinematografica, da Christopher Lloyd (l’indimenticabile ‘Doc’ della saga di Zemeckis) a Michael J. Fox, dal premio oscar Chris Cooper a Kurt Russel, fino ad arrivare al gigionesco e ineffabile Gary Oldman nei panni di O.W.Grant, personaggio misterioso e forse immaginario, aduso a sublimare il destino degli individui. Ebbene, cos’è questo Interstate 60? Un road movie, certamente, che si dipana però lungo una strada assente dalle mappe, plausibile ma parallela alla dimensione percettibile. Ai Confini della Realtà con quel surrealismo favoleggiato e pacato è proprio lì, dietro l’angolo. Perché in fondo il viaggio che il giovane Neal (James Marsden, il Ciclope di X-Men) intraprende da est a ovest per portare un pacco a uno sconosciuto destinatario ha sì l’apparenza di una traversata tra personaggi bizzarri, città parossistiche e tumultuoso incedere verso un’enigmatica ragazza che popola agile il mondo onirico quanto i pannelli pubblicitari, ma è, forse e soprattutto, un passaggio interiore. A essere severi il film volge reverente verso gli eighties, la regia è modesta, la patina quella di un teen movie d’antan. Ma sono le storie, i personaggi, la diegesi a stupefare: c’è il gozzovigliatore che non prova più alcun piacere nel cibo, la seducente ninfomane che viene (finalmente) rifiutata, la città dove la droga è stata resa legale perché tanto alla gente importa solo sballarsi, il malato terminale che deve espiare una vita di menzogne paventando conseguenze estreme per chiunque venga meno alla parola data. E ancora, c’è il prestigiatore che spinge a guardare la realtà per ciò che è veramente e non per quello che ci aspetteremmo che fosse. E c’è il destino, inevitabile, che se non lo fosse non accadrebbe. Nel viaggio del protagonista dalla giovinezza all’età adulta, nel suo blandire i sogni proteggendoli a denti stretti dalla realtà, c’è il riverbero vitale di chiunque, solo appena più prosaico.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*