Voglia di Change… ment, ovvero c’eravamo tanto amati

Era già tutto fortemente previsto, o prevedibile nel teatrino della politica. Quello che, a conoscerlo bene, offre sempre meno colpi di scena. Del resto i fuoriclasse appartengono al tempo che fu. Segno che il loro radicamento nell’immaginario collettivo è ancora forte, o che, invece, possono godere i frutti ancora oggi. Dopo aver ben seminato. In lungo e in largo. Segno di una certa affidabilità che i nuovi non riescono a suggerire. E che l’usato sicuro è sempre l’usato sicuro.


Tanto per dire chessò: Ciriaco De Mita, fresco novantunenne, sindaco di Nusco, la sua città di origine.
Forse avrebbero potuto nominarlo padre della patria e erigergli un monumento a perenne e futura memoria e lasciare l’incombenza a qualche giovane di belle speranze.
E ancora: Silvio Berlusconi, quasi ottantatrenne – compie gli anni il 29 settembre – ha fatto il pieno, nonostante l’intervento in clinica dal quale è uscito pimpante come al solito. Anzi, quasi ringalluzzito. Raccogliendo quasi seicentomila voti presentandosi  capolista nel nord e nel sud e nelle isole. Un risultato che il cavaliere non esiterà a far valere come successo personale nonostante gli acciacchi della campagna elettorale e il risultato generale del suo partito non propriamente esaltante.

Comunque è legittimo pensare che la resa dei conti già apparecchiata all’inizio di aprile a campagna elettorale appena cominciata e non consumata, ma rinviata a risultati delle votazioni acquisiti, sia ormai questione di poche settimane. Del resto il consolidamento della Lega, la batosta degli alleati di governo pentastellati, il successo di Fratelli d’Italia con effetto trascinamento di Giorgia Meloni capolista in tutte le circoscrizioni potrebbe far pensare ad elezioni anticipate e alla volonta’ di Salvini di dare il benservito ai Cinque Stelle.
E Berlusconi, a scrutini nemmeno ultimati, ha subito schiacciato l’occhio a Salvini, nel tentativo di consolidare la sua leadership. Come si dice si è portato avanti nel tentativo di non farsi scalzare da coloro che all’interno del suo partito da tempo rumoreggiano contro il regnante di lungo corso chiedendo a gran voce un rinnovamento che porti proprio ad un cambio di leadership. Anzi, in collegamento da Arcore con il salotto di Bruno Vespa il telecavaliere ha persino promesso di farsi da parte. Un passettino di lato, perché andrà in Europa a portare un po’ della sua esperienza – in fondo lui dice di essere l’unico ad aver partecipato a tre G8, per non parlare degli incidenti diplomatici con Putin da cui è riuscito a preservarci – e a tutelare la nostra bistrattata nazione in quel di Bruxelles. Lascera’ condividere la gestione di Forza Italia nazionale ad un gruppo di giovani che hanno fatto esperienza in parlamento. Naturalmente non farà mancare la sua supervisione, come un qualunque Dio che vede e provvede ai suoi supporter, ai suoi fedeli e ai suoi sostenitori.

Mara Carfagna

Nomi? Praticamente nessuno, se si esclude quello della bella Mara Carfagna che già tempo fa aveva posto con forza il problema del rinnovamento e ringiovanimento dei vertici.  

Anche se aver pronunciato il suo nominativo, l’unico peraltro, ha immediatamente causato qualche mal di pancia e fatto storcere il naso a qualche sostenitore della causa del centrodestra. Meglio la bella Mara, comunque, come personaggio a cui affidare il partito che qualche discendente del povero Dudù o un qualsiasi cavallo dell’anziano leader di Forza Italia.

Tantomeno e’ stata fatta menzione di Giovanni Toti, anche se proprio a lui e a un suo post  Bruno Vespa aveva fatto riferimento nel porgli la domanda. E Berlusconi si è ripetuto facendo riferimento svariate volte a anonimi parlamentari… probabilmente per escludere, senza entrare in argomento o far nomi, che al governatore della Regione Liguria si possa concedere un ruolo di qualsiasi natura. Come se volente o nolente si ritrovasse già fuori dal partito, nonostante in passato avesse fatto parte, unico maschietto, del suo cerchio magico.

Del resto già nella mattinata di ieri il clima in Forza Italia appariva abbastanza chiaro grazie all’intervista comparsa sulle pagine de “Il Secolo XIX” a Giorgio Mulè, portavoce unico dei gruppi della camera e del Senato di Forza Italia, anche lui giornalista prestato alla politica, o forse no, come Giovanni Toti.
Ex direttore di “Panorama”, capolista nel proporzionale eletto in Liguria, pare, senza il beneplacito di Toti. Ed in effetti a leggere i toni dell’intervista si capisce subito che tra i due non deve correre buon sangue e che qualche ruggine antica ancora sia presente.

Giorgio Mulè

Mulè risponde alla domanda di Mario De Fabio “ In Liguria c’è il caso Toti. Il governatore uscirà da Forza Italia?” senza nascondersi né lasciare spazio a alcuna immaginazione o possibile mediazione o riappacificazione.

E spiega: “Chi si agita abbia il coraggio delle proprie azioni, esca senza ambiguità dal partito e indichi il percorso che vuole intraprendere. Esca da un equivoco che ha fatto male a Forza Italia, perché facendo mancare la spinta unitaria hanno fatto danni. Giovanni troppe volte è stato ambiguo sostenendo candidati non corsisti in maniera pubblica. Mi auguro che abbia la trasparenza e la dignità di dire cosa vogliono fare. È un’ambiguità diventata inconciliabile”.

Parole che lasciano poco spazio. Del resto il presidente della giunta regionale ha strizzato troppe volte l’occhio a Salvini durante questa campagna elettorale. E già tra la fine di marzo e la prima settimana di aprile, in piena campagna elettorale per le europee, sembrava che la rottura fosse inevitabile. Prima ha disertato l’assemblea nazionale di Forza Italia e si è prodotto in un post dal sapore provocatorio.

Anche se ben educato com’è non dimentica nemmeno di fare gli auguri a Berlusconi: “Dall’assemblea di Forza Italia a Roma sembra che il problema del partito sia uno solo: Giovanni Toti. Se chi chiede di interrogarsi e rimediare agli errori fatti, di mettere in discussione la classe dirigente e la linea politica, chi chiede di pensare al futuro è il problema… allora… ragazzi o davvero non abbiamo alcun problema, o ne abbiamo uno gigantesco con la verità. Quanto alla pazienza, temo che l’abbiano persa gli elettori, e ce lo hanno detto da tempo. Oggi sono rimasto tra gli imprenditori e i fiori della Liguria, ma sono sempre pronto a confrontarmi con chiunque voglia davvero cambiare con coraggio per ripartire. Intanto, in bocca al lupo a tutti i candidati alle Europee, a partire dal Presidente Berlusconi”.

E due giorni dopo, il primo aprile, forse per celebrare la data della sua candidatura, aveva affondato il coltello: “Berlusconi sarà stato un po’ nervoso.

D’altra parte chi critica e chiede qualcosa suscita sempre un po’ di malumore. Ritengo che ciò che chiedo non sia nulla di piu’ di quello che chiedono i nostri elettori: ovvero un percorso di rinnovamento delle idee, delle facce, delle persone e un percorso di democratizzazione”. Fino ai rumors pochi giorni dopo, con alcune battute a “Il Fatto Quotidiano” in cui ribadisce di essere pronto a fondare un nuovo partito: “Ragiono su quel che vedo – aveva spiegato al Fatto Quotidiano – i miei amici di Forza Italia si stanno spartendo l’ultima fettina di torta.

Si era al 25, poi al 20, al 15, al 10, prevedo come prossima tappa il 7 per cento. Analizzo la realtà, guardo, ascolto la gente. E mi dico: io non mi farò annientare. Se vogliono toccare l’abisso prego. Si accomodino”. E ancora escludendo di prestarsi a fare da stampella a Salvini come un Di Maio qualunque usa e getta: “Sono molto più ambizioso, non voglio finire negli abissi, ho un avvenire io”.
Con tanto di partito di cui in quell’intervista già si era peritato di disegnare una linea: “ Al fianco della famiglia tradizionale, ma anche con quelle omosessuali. Esempio perfetto. Le due marinaie che si sono unite civilmente con tanto di baionette sguainate sono un’immagine fortissima, esemplare. Quell’immagine ha tolto di mezzo gli insulti e rutti fioriti intorno al congresso della famiglia di  Verona”.
Il nome del partito? Ancora non c’è, “per adesso abbiamo l’associazione Change”. Poi sembrava che la diatriba, fosse sopita, con la sordina necessaria al prosieguo della campagna elettorale. In attesa dei risultati. A confermare, o meno, la decrescita di Forza Italia.

E a questo punto parrebbe assodato che la resa dei conti non sia più procrastinabile. Tanto che ieri di prima mattina Toti ha risposto con un post abbastanza esplicito alle parole affidate da Giorgio Mulè apparse su “Il Secolo XIX”:
“ORA BASTA SCUSE E BUGIE! TUTTI A CASA E CAMBIAMO DAVVERO PER RIPARTIRE
Ora basta! Stiamo assistendo alla seconda tornata elettorale in meno di un anno in cui il centrodestra stravince, Forza Italia perde. E perde molto. Dopo la sconfitta delle Politiche, oggi Forza Italia crolla all’8,7%. Dalle elezioni dello scorso anno chiedo a tutti i dirigenti un’inversione di rotta, un confronto democratico per stabilire la linea politica, apertura alle tante liste civiche di area che non ci votano e non ci voteranno mai più,  spazio ai tanti bravi amministratori locali e parlamentari coraggiosi. Risposte? Nessuna. Anzi, peggio: anche in queste ore ho sentito e letto dirigenti e parlamentari del partito difendere scelte indifendibili. Peggio ancora: accusare chi ha avuto il coraggio di chiedere in questi mesi un cambiamento per evitare lo schianto ampiamente prevedibile.

La colpa ormai è chiara a tutti: è di una classe dirigente che ha difeso ad oltranza le proprie poltrone, che ha occhieggiato alla sinistra per far dispetto ai nostri alleati, che ha scelto ancora una volta dall’alto candidature con arbitrio totale, che ha emarginato chiunque avesse l’ardire anche solo di sussurrare che qualcosa non andava.

Quella classe dirigente ha mentito ai nostri militanti, ai nostri elettori, a se stessa e al leader Silvio Berlusconi. Nessuno ha avuto neppure il coraggio di dire al fondatore del partito, che ha condotto una campagna elettorale eroica, che la sua candidatura sarebbe stata un sacrificio inutile (tranne il sottoscritto e qualche amico). Per cinismo e opportunismo un anno è stato consumato con la testa sotto la sabbia, tra menzogne e ipocrisie. 

E i risultati si vedono: gli elettori non si imbrogliano impunemente e ieri hanno definitivamente rottamato questo modo di fare politica e questa classe dirigente. 

Tutti a casa! Poi ricominciamo sulla strada giusta: c’è un Paese che si aspetta da noi ricette realistiche sull’economia, sul lavoro, sulla formazione professionale, sulla scuola, sugli ammortizzatori sociali, sui conti pubblici. Un ricetta chiara, con alleati chiari, con una classe dirigente scelta solo ed esclusivamente dal basso, per merito e consenso.

Presto dovremo trovarci per parlarne. Con tanti amici ci riuniremo in una grande assemblea pubblica dove ognuno potrà dire la sua, senza gradi, mostrine e notabili. E da lì ripartiamo con tutti gli amici che si sentono di centrodestra, attraverso regole nuove, aggregazione, primarie, partecipazione di tutti. Per scrivere insieme il nostro manifesto di libertà, perché serve un’offerta politica nuova. Solo così si salva una storia. Spero che i pretesti e le scuse salva poltrone siano finiti davvero e che partecipino in tanti. Magari… non proprio tutti! Serve aria fresca per non soffocare. A presto per i prossimi appuntamenti…”.

Con un appuntamento promesso dallo stesso Toti che, gioco forza non potrà essere quello di cui Berlusconi ha parlato ieri sera dalla sua casa di Arcore.
Il post di Toti, tanto per parlare di numeri, totalizza nella giornata 6010 likes, 1235 commenti per la maggior parte favorevoli al governatore e ben 828 condivisioni.


Del resto già nel corso del finale della campagna elettorale circolavano sui social post con la domanda “sareste favorevoli a un nuovo centro destra a tre teste?”
Con relativa immagine dei volti di Giorgia Meloni leader di Fratelli d’Italia, Matteo Salvini, vicepremier, ministro dell’Interno del governo verde oro e segretario della Lega e Giovanni Toti.
Con qualche velata accusa proprio a Toti di aver fatto campagna elettorale più per gli esponenti della Lega che per i candidati di Forza Italia. E alla fine dei giochi i risultati parlano chiaro visto che La Lega e’ risultato il partito vincitore in Liguria con il 33,8 per cento e Forza Italia si e’ fermata al 7,79 per cento (in calo rispetto al dato nazionale) mentre Fratelli d’Italia ha fatto registrare il 5,67 per cento. Con il Pd al 24,9 per cento e i Cinque Stelle al 16,4. Mentre nel capoluogo il Pd è tornato ad essere il primo partito con il 30 per cento mettendo in fila la Lega con il 27,5 per cento, i pentastellati con il 18 per cento, Forza Italia appena al 6,35 per cento e Fratelli d’Italia al 5,1 per cento. E subito si sono levati post polemici con il gruppo dirigente di Forza Italia ligure in cui salvato l’eroico Berlusconi che come ha fatto presente anche Toti si è immolato eroicamente senza riuscire a fermare l’emorragia di voti- “Nessuno ha avuto neppure il coraggio di dire al fondatore del partito, che ha condotto una campagna elettorale eroica, che la sua candidatura sarebbe stata un sacrificio inutile (tranne il sottoscritto e qualche amico). Per cinismo e opportunismo un anno è stato consumato con la testa sotto la sabbia, tra menzogne e ipocrisie”- si chiede la testa del gruppo dirigente.
Cose già viste. Del resto qualcuno potrebbe imputare a Toti il fatto che quel 7,79 per cento tanto vicino a quell’infausto 7 per cento, e che a Genova, comunque, scende addirittura al 6,35 per cento sia anche responsabilità sua. A meno che non si voglia arrivare ad argomentare, al contrario  è come qualcuno ha già fatto, che abbia in qualche modo fattivamente contribuito al 33,8 che fa della Lega il primo partito anche in Liguria. C’e’ infatti chi racconta nel chiuso dei salotti della politica che abbia dato ai suoi indicazioni di voto in favore dei candidati della Lega. E per questo le parole di Mulè nei suoi confronti sarebbero state tanto dure.

Insomma, strappo, armistizio e nuovo strappo a risultati in via di digerimento, con tanto uso di bicarbonato. Con l’exploit di Salvini e quello nazionale della Meloni e Cinque Stelle ovunque in caduta libera.
Ad amplificare la suggestione di una possibile futura crisi di governo con scioglimento delle camere e politiche alle porte. Il nome del nuovo partito di Giovanni Toti, stampella o no di Salvini e della Lega a cui negli ultimi tempi Toti ha strizzato l’occhio tante volte potrebbe essere “Change” come la fondazione di Giovanni Toti a cui in precedenza tanti imprenditori, non esclusivamente liguri, hanno dimostrato attenzioni e non solo. Qualcuno, a suo tempo, poneva la domanda legittima su come e grazie a chi Toti avrebbe trovato i finanziamenti necessari all’allestimento di un nuovo partito. Tanto che su “L’Espresso”, a suo tempo, era stata pubblicata un’inchiesta in cui venivano riportati i nomi dei “benefattori” di Change con le relative cifre versate.

Sandro Biasotti

E poi… poi c’è un ponte, il Morandi da ricostruire con un commissario, il sindaco Marco Bucci, indicato  a suo tempo come candidato della Lega, che con il trascorrere dei giorni e con l’emergenza della ricostruzione del Morandi, ha consolidato il suo rapporto con il presidente della giunta regionale. All’orizzonte ci sono i lavori per la Tav, altro punto cruciale di scontro e di snodo del possibile naufragio dell’alleanza di governo fra Cinque Stelle e Lega della maggioranza verdeoro. Con Matteo Salvini che di fronte alle profferte di ieri sera dell’ex alleato Berlusconi, disponibile persino ad allontanarsi da Arcore per un incontro in territorio neutro con il leader della Lega, nicchia. E la Meloni che sempre ieri sera, ospite anche lei di Vespa, ha ribadito con chiarezza di non essere più disponibile a far finta di niente nei confronti di un ex alleato che nel tempo si è prodotto nelle larghe intese e la fiducia al governo Letta nel  2013  e nel corteggiamento di Renzi consolidatosi nel patto del Nazareno nel 2014. Come dire che prima o poi, in politica, se la memoria non fa difetto tutti i nodi vengono al pettine.

E dunque Toti si sta preparando a desertificare Forza Italia, partendo proprio dalla Liguria che avrebbe individuato come terra di conquista inglobando politici giovani, o meno giovani con ambizioni ma relegati ai margini dall’attuale dirigenza ligure. Da anni sempre la stessa di fedelissimi di Biasotti. Del resto i suoi rapporti difficili con l’attuale staff ligure e con il coordinatore, il senatore Sandro Biasotti, non sono un mistero. Berlusconi al momento del suo ex delfino a badato bene a non fare menzione nemmeno di fronte a Vespa che gli chiedeva lumi. Probabilmente irritato dalle continue evoluzionindi Toti in compagnia del Matteo ruspa leghista. E le parole del portavoce dei gruppi parlamentari Giorgio Mulè sembrebbero non dare spazio a possibili nuove capovolte. Ma la politica in questa fase di studio postelettorale è più che mai è liquida. Percio’ mai dire mai. E preparatevi al prosieguo della telenovela. Con i popcorn.

Paolo De Totero