Minori migranti arrivati a Genova, il Garante dell’Infanzia Francesco Lalla: “Non possiamo rimandarli indietro. Esiste un principio di non respingimento del minore”

Genova – Sono 3.536 i minori non accompagnati arrivati in Italia nel 2018, secondo i dati UNICEF.
Una presenza costante e significativa che in percentuale tocca il 15% sul totale degli arrivi via mare nel nostro Paese.
Hanno un bagaglio di vita pesante alle spalle, costituito spesso da violenze, torture, schiavitù, e sono accomunati dall’esperienza di un viaggio lungo mesi se non anni, compiuto senza un adulto di riferimento.
Secondo il report 2018 di Save the Children“Crescere lontano da casa”,  l’83,7% dei minori ha sì 16 e 17 anni, ma tra loro ci sono gruppi particolarmente vulnerabili come i piccolissimi e le ragazze.
I minori sotto i 14 anni sono 1.229, pari al 6,7% dei presenti, di cui 116 (0,6%) hanno meno di 6 anni.
Le  ragazze sono 1.247 (6,8% del totale), provenienti per il 60% da soli due Paesi, Nigeria ed Eritrea, esposte al rischio di tratta e violenza sessuale, 191 delle quali sono ancora bambine che raggiungono al massimo i 14 anni (15% del totale delle ragazze ospitate).
Infine, ci sono le migliaia di minori soli che si rendono ‘irreperibili’, un’altra categoria fortemente a rischio tratta, in transito verso altre destinazioni europee, sfruttati nei cantieri o nei campi o, peggio, nel mercato della prostituzione, priva delle tutele e della protezione offerte dal sistema di accoglienza

Raggiungere un futuro possibile non è facile.
Lo abbiamo visto anche oggi, con l’arrivo nel porto di Genova del pattugliatore Cigala Fulgosi, che giovedì sera ha soccorso un centinaio di migranti al largo della Libia, dopo che erano stati in balia del mare per almeno 24 ore.
Le testimonianze, riportate dai medici che hanno compiuto i controlli sanitari, parlano di morti durante il viaggio e di sofferenze infinite.
Una traversata da incubo percorsa anche da 23 minori.

“Sarebbe bene che rimanessero a Genova – dichiara il Garante per l’Infanzia Francesco Lalla dove c’è capienza sia in strutture del Comune che presso le associazioni. Volendo farli rimanere, c’è la possibilità di farlo”, quindi precisa: “Esiste, poi, il principio di non respingimento del minore: non possono essere rimandati da dove vengono”.

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