Rocketman e anche Elton John è servito

Rocketman e anche Elton John è servito.
Dopo Jim Morrison e Janis Joplin, Johnny Cash e Freddy Mercury, il grande schermo abbraccia l’epopea del Cavaliere britannico di Elisabetta II con una sostanziale differenza: qui il soggetto e il produttore sono la stessa persona, l’artista e il curatore la faccia diversa della stessa medaglia. Il film di Dexter Fletcher (il regista che ha messo il sigillo sul pluridecorato Bohemian Rhapsody) è, infatti, stato propiziato e approvato dallo stesso Elton John al punto da dichiarare pubblicamente: “Guardo Taron Egerton e vedo me”.
Partiamo dal protagonista dunque, dall’attore che presta anima e cuore agli anni più difficili della vita del piccolo genio londinese di Your Song e Crocodile Rock: il fisico è diverso ma l’interpretazione magistrale. Egerton dà la sua voce a tutti i brani cantati, lavora sulle movenze e la gestualità sciorinando una mimica per nulla apocrifa, pregnante all’inverosimile.
La parabola è quella che ci si aspetta da queste storie, ovvero nascita-sprofondo-resurrezione di un artista troppo grande anche per sé stesso. Rimane al fondo sempre la stessa aporia: sono le particolari umanità di questi personaggi a essere molto simili o è stereotipato il modo in cui vengono raccontate? Qui, si diceva, è colta la fase più turbolenta, incresciosa, drammatica, perniciosa della vita di Sir. Elton John, ma anche quella incendiata dalla migliore ispirazione possibile. Chi si aspettasse però l’introspezione di Walk The Line o la smodata intensità di Love & Mercy finirà per rimanere irrimediabilmente deluso. Detto dell’apporto di Egerton e fatte salve alcune puntate individuali (Bryce Dallas Howard nei panni della madre), ciò che resta ha le sembianze del musical più che del biopic, con escamotage onirici (o sarebbe meglio dire lisergici) a ben prefigurare l’immaginario sfuggente epperò criptico del protagonista. Se si procede con questa chiave di lettura, se si apprezzeranno costumi e roboanti coreografie, paillettes e arrangiamenti musicali nuovi, non si potrà rimanere delusi. Certo il coinvolgimento emotivo è altra faccenda, risiede solo a sprazzi nelle trovate più visionarie (l’ingresso iniziale a mo’ di angelo decaduto nella saletta degli alcolisti anonimi e l’abbraccio tra l’Elton John adulto braccato dai demoni con il sé bambino su tutte).
Il resto lo fa la musica, l’arte e il talento smisurato di un diverso (non solo sessualmente), laddove oggi sul proscenio di differente pare esservi solo la faccia.

Enrico Pietra

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*