Nato il 6 luglio

Credetemi, non sarei in grado di dire se il 6 luglio, il giorno scelto dal Governatore Giovanni Toti, l’uomo della diaspora di Forza Italia, potrà considerarsi o meno una data fortunata.
Per lui, per il paese, per la politica nazionale. O, più riduttivamente, soltanto per il centrodestra. E nemmeno potrei ardire il pronostico, ne’ comprendere, se possa essere assunto come auspicio particolarmente positivo il fatto di aver fatto coincidere l’assemblea scissionista e costituente del teatro Brancaccio a Roma con la data del trentatreesimo genetliaco di Luigi Di Maio, da Avellino, leader ed eminenza pentastellare, vicepremier e ministro del lavoro. I maligni aggiungono: “senza aver mai lavorato”.

Che poi la data di nascita di “Italia in crescita!” – con punto esclamativo finale da non dimenticare – così ha dichiarato si chiamerà il suo partito Giovanni Toti, coinciderà con quella di George W. Bush, il quarantatreesimo presidente degli Stati Uniti, nato nel 1946. Proprio nello stesso anno e giorno  dell’attore statunitense Silvester Stallone, incomparabile interprete di Rocky Balboa, quello della saga. Il tutto, magari potrà creare qualche tipo di suggestione ma non mi sembra fornire ulteriori elementi. E nemmeno mi possono aiutare altre coincidenze storiche o scientifiche. Chesso’… nel 1942, sempre in quel giorno Mussolini inviò l’Armir in Russia. E poi fu un’ecatombe. Oppure nel 1885, sempre il fatidico 6 luglio, Louis Pasteur testò con successo il primo vaccino contro la rabbia. Ecco, magari la rabbia…
No, comunque, anche questo non aiuta.

Peggio ancora se si parla di decessi in quella data trapassarono Ludovico Ariosto e Goffredo Mameli. Ma trapassò pure Tommaso Moro (1535) scrittore e filosofo inglese autore de “L’Utopia”, viaggio immaginario in un’isola fittizia con tanto di progetto di una nazione ideale e vengono trattati argomenti come la filosofia, la politica, il collettivismo, l’economia e l’etica. Gia’, l’Utopia. Corsi e ricorsi storici. Mentre il santo del giorno è Santa Maria Goretti, vergine e martire. Vittima di omicidio a seguito di un tentativo di stupro da parte di un vicino di casa, mori’ il 6 luglio del 1902 a Nettuno appena ventiduenne e fu canonizzata nel 1950 da papa Pio XII. Anche allora il femminicidio dava diritto ad un processo di beatificazione, piu’ o meno curiale.


E comunque Giovanni Toti – per ora ne’ vergine, ne’ ancora martire – ha dichiarato papale papale che il 6 luglio per lui sarà il giorno della rinascita. E ottimista nonostante i nuovoloni che si addensano all’orizzonte ha già postato il proprio simbolo. O meglio quello del suo partito in gestazione. Il logo è una freccia tricolore che punta verso l’alto. Nel manifesto, reso pubblico sul suo profilo per propagandare l’appuntamento del Teatro Brancaccio, a Roma, il mezzo busto del governatore ligure appare su uno sfondo azzurro.
E quale senno’. Segno che lo strappo non si è ancora verificato del tutto. Poi eventualmente si procederà con l’arancione, colore che al momento non compare affatto. E la scritta “L’Italia in Crescita !”, con tanto di punto esclamativo, in cui particolare evidenza viene dato al nome e cognome dell’ex consigliere politico di Berlusconi e all’”In Crescita !”.  Quasi dovesse trattarsi di una sorta di mantra tantrico. Inutile dire che su quell’ “In crescita !”, con punto esclamativo, come si usa per un’affermazione che deve stupire e  convincere, si sono impuntati gli strali della critica, essendo l’ ultima aspirazione, o una presa in giro, in un paese che sta andando a rotoli. Eppero’ se deve trattarsi di un mantra tantrico, anche per sconfiggere gli avversari pronti a sgambettarlo alle spalle….occorrerà avere almeno un po’ di fiducia.

Spiega Giovanni Toti sul suo profilo: “Chi è convinto che le cose vadano bene così, che dieci milioni di elettori ci abbiano lasciato per colpa loro, che la nostra classe dirigente abbia avuto capacità, merito e coraggio, chi pensa che perdere militanti, dirigenti ed elettori ad ogni elezione sia la strada giusta non venga al teatro Brancaccio.
Chi invece crede che queste persone possano tornare in una casa dove tutti possano riconoscersi con obiettivi concreti, alleanze chiare e con una classe dirigente scelta dal basso venga a darci una mano. E’ questa la casa del futuro che possiamo e vogliamo costruire insieme. Vi aspetto…. senza tessere, senza gradi, senza mostrine, ma con la voglia di cambiare insieme”. E comunque continuità pur nella diaspora con quel linguaggio tipico di Berlusconi introitato e mediato in tanti anni di fedele militanza. E quel riferimento alla casa, in questo caso del futuro. Da costruire insieme. Cose da presidente operaio e da campagna pubblicitaria di qualche casa che produce arredamento, da far invidia all’ultimo post di televendita a prezzi scontatissimi dei prodotti della “Divani e sofà”.  Abati seguirà un facciamo la casa, poi l’arrediamo insieme. E scegliamo tavolo, armadio e divani. Tanto per mettersi comodi.

Un post che in ogni caso ha raggiunto il suo scopo: 157 condivisioni, 419 commenti – per la maggior parte entusiastici – e 1602 likes in 14 ore. Con interessamento nell’area politica di Forza Italia e di Fratelli d’Italia dove, dopo l’exploit della Meloni, si prospetta, a breve, una qualche resa dei conti fra la componente liberal-democratica e quella della destra sociale, che in qualche occasione strizza persino l’occhio a CasaPound.

Un post, quello di Toti pubblicato, probabilmente, per rimediare al mezzo passo falso di mercoledì’ notte al cospetto di Bruno Vespa a “Porta a Porta”.
Con il governatore ospite di riguardo, ma non in studio, in collegamento da San Pietroburgo.

Perche’ per Toti si è trattato di un brutto inciampo, in cui è incautamente incorso. Una sorta di imboscata in cui Bruno Vespa, il probabile artefice, ha poi continuato pilatescamente a strofinarsi le mani. E in studio il senatore cinquantenne Massimo Mallegni, vicecoordinatore regionale di Forza Italia ed ex sindaco di Pietrasanta per una dozzina d’anni, presentatosi come un amico di Toti nelle vesti paciose dell’ufficiale di stato civile che lo ha unito in matrimonio con Siria Magri, tanto per metterlo un po’ in difficoltà l’ha trattato come un beneficiato dal padre che dimostra scarsa o quasi nessuna gratitudine. Una sorta di traditore se non proprio il Bruto di turno. Una sceneggiata, tanto per rendere omaggio alla regola “Dagli amici mi guardi iddio che dai nemici mi guardo io”.


 E mentre Toti dalla sua stanza di albergo a San Pietroburgo cercava di sottrarsi al lavoro ai fianchi e di rispondere all’incalzare delle critiche di Mallegni nel corso di un collegamento in cui la voce andava e veniva, Vespa ha tolto la museruola e lasciato via libera a Alessandro Sallusti, il direttore di “Libero” che, come cane da guardia e senza farsi troppi problemi di colleganza, ha addentato alle caviglie il povero Giovanni. Creando più di qualche sconforto nei suoi supporter. Scrive uno di loro a notte alta, giusto al termine della trasmissione: “DA OGGI PIÙ CHE MAI, VISTI GLI IMBECILLI CHE CI SONO IN GIRO NELLE TRASMISSIONI TELEVISIVE CHE SEMBRANO GIRATE AL COTTOLENGO, SENZA OFFENDERNE GLI OSPITI CHE HANNO PIÙ BUON SENSO DEI VARI VESPA, POLITO, MALLEGNI. MA STASERA MI HA DELUSO ANCHE SALLUSTI….FACEVANO TUTTI FINTA DI NON CAPIRE GIOVANNI TOTI…SEMBRAVA GIOCASSERO AI QUATTRO COGLIONI….. VERSIONE MEDIATICA DEI QUATTRO CANTONI”.

Vabbe’, tifosi. Anche se l’incidente di percorso in cui è incespicato Toti a questo punto lascerebbe qualche dubbio sulla lucidità strategica del Governatore. O, al contrario, sulla sua sicurezza riguardo al futuro prossimo. In pratica sembrerebbe essersi convinto che sia solo questione di tempo, in attesa di fondare un nuovo soggetto politico per partecipare alle elezioni erodendo la base di Forza Italia e rafforzandosi grazie alla fuoriuscita della componente liberal-democratica da Fratelli d’Italia. Recuperando, se possibile, anche dalla Lega di Salvini. Con il sogno di presentarsi come leader del terzo polo per una coalizione del centro destra. Del resto anche durante la trasmissione televisiva su RaiUno ha ribadito di essere in ottimi rapporti con il vicepremier e ministro degli interni leghista. La strada pero’, pur mancando giusto un mese, parrebbe ancora lunga e tutta in salita.


Eppure, al momento di andare in onda, probabilmente pensava di aver preparato tutto a dovere. Lui a “Porta a Porta” sui RaiUno. E, per quanto riguarda le Tv locali, Bucci a sostenerlo dal salotto di casa sua. Coprendo, più o meno tutta la fascia di ascolto tra la prima e la tarda serata. E in effetti così è andata. Inoltre, quadi in contemporanea, nel corso di un’intervista di PrimoCanale al sindaco Marco Bucci in compagnia della moglie, lo stesso Bucci ha detto di essere un amico e ammiratore di Toti, di ritrovardi d’accordo con lui al 99,9 per cento e che lo sosterrà nel suo nuovo partito pur non prendendone la tessera. Non tanto per il,partito, ma perché lui è contrario alle tessere di partito. Anche Bucci, comunque si trovava a San Pietroburgo insieme alla delegazione ligure per ribadire gli impegni e gli accordi di un anno fa. Eppure hanno lanciato lo stesso messaggio in completa sintonia e quasi in contemporanea. Potere della diretta e delle registrazioni, con quel Bucci uno e bino. A San Pietroburgo e nello stesso tempo comodamente seduto sulla poltrona del salotto di casa al fianco della moglie per rispondere alle domande di Mario Paternostro. Cose da destare l’invidia del telecavaliere che in quanto a sentirsi Dio e al dono ubiquità non vorrà  davvero dimostrarsi secondo a nessuno.

Comunque diamo il via al conto alla rovescia. Meno 29 al d-day. 

Anche se, io personalmente, se non fosse stato per far coincidere il tutto con la data del genetliaco di Di Maio – che è bene ricordarlo, compirà 33 anni, giusto quelli della passione di Cristo – avrei anticipato di due giorni.

Il 4 luglio è la data in cui negli Stati Uniti si celebra la giornata dell’indipendenza. È la data in cui nel 1776 tredici colonie si staccarono dal regno di Gran Bretagna. (A proposito di presagi). E’ il giorno del ringraziamento in cui le famiglie americane si riuniscono e mangiano il tacchino.


E poi c’è quel film del 1989 di Oliver Stone, “Nato il 4 luglio” con Tom Cruise nei panni di Ron Kovic, ex marine ferito in Vietnam, poi attivista e scrittore impegnato per la pace al ritorno negli  Stati Uniti. Solo dopo altri quattro anni di lotta e la pubblicazione della sua autobiografia riuscirà finalmente a parlare alla nazione, durante la convention del Partito Democratico, svoltasi a New York nel 1976.

Lo so, roba da reduci. Ma sempre di dichiarazione di indipendenza si tratta. E Toti e i suoi accoliti mi pare che a quella, finalmente, intendano approdare. Tanto per cavalcare un po’ la trita e ritrita retorica, ma anche di quello vive la politica, il 4 luglio mi sarebbe sembrata una data più adatta come riferimento metaforico. Pero’ capisco benissimo che quello agli anni della passione e crocifissione…. e di un Di Maio qualunque, per giunta, possano corrispondere ad un significato allegorico più forte. Tanto per stimolare la percezione di quelli del Brancaccio.

Sempre che dal cappello dei prestigiatori della politica non esca un nuovo patto. E in quel senso  dopo la dimostrazione muscolare nel salotto di Vespa ci si sta muovendo. Toti pretende di parlare da solo con il suo padre/padrone. In un faccia a faccia senza intermediari di sorta. Persone di cui, detto per inciso, non si fida affatto. In pratica vuole trattare da pari a pari con Berlusconi, illustrandogli e cercando di imporgli la sua visione nuova del partito. Nel migliore dei mondi possibili dove non sia il monarca a fare le nomine, come è accaduto fino ad ora, ma gli iscritti ad indicarle attraverso forme democratiche di voto. E potrebbe essere che nello stesso giorno di Di Maio, o giù di li’, nasca un altro delfino. Un delfino che il creatore poi si dedicherà regolarmente e inderogabilmente a usare e gettare.  Come è stato, via via, per molti altri.

Con un sottotesto, comunque, efficace in entrambi i casi. L’avvertenza che l’approdo delle prossime politiche potrebbe essere li’. Appena ad un passo. Conclusa l’estate.

Giona

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