Ricordando Norberto Bobbio. La destra e la sinistra.

Nell’anno 1994 compariva nelle librerie italiane il saggio “Destra e sinistra” di Norberto Bobbio. In tre giorni il saggio vendette diecimila copie, nel primo anno dalla pubblicazione trecentomila copie. Poi la traduzione in 22 lingue diverse. Poi le ristampe, che ne hanno fatto un testo epocale. Sorge naturale il desiderio da parte di chi lo ha letto e prima acquistato, di cercare di capire se ancora oggi esistano netti confini e distinzioni in politica fra due tendenze solo apparentemente opposte.

Il concetto di destra e sinistra nacque nei vecchi parlamenti francesi della Rivoluzione, perché nella destra dell’aula prendevano posto gli elementi reazionari, conservatori con simpatie di tipo monarchico. Nella sinistra coloro che volevano mutare le condizioni di vita del popolo con importanti innovazioni politiche.

Gli anni Novanta furono un momento di profondo ripensamento politico che trovarono questo importante pensatore politico ormai ottantenne con delle domande pronte di cui una fu la più importante: di fronte a muri che crollano e ad un mondo che cambia velocemente, il concetto di destra è ancora valido. Dal dopoguerra in poi se ne è parlato e scritto come di un semplice argine al quale non ci si doveva più avvicinare. In un tratto saliente “… Dunque, destra e sinistra esistono ancora? E se esistono ancora, e tengono il campo, come si può dire che hanno perduto del tutto il loro significato? E se hanno un significato, qual è?” Lo stesso Massimo Cacciari negli anni precedenti si pose la necessità di ridefinire la sinistra, perennemente fino ad allora ancorata a valori marxisti poi polverizzatisi clamorosamente con il socialismo reale. Quei valori della Rivoluzione Francese di “Libertà, eguaglianza, fratellanza” rimasti ormai una vuota “collezione di valori”.

Destra e sinistra sono oggi entità concettuali e rappresentano un modo concettuale definito “per diadi”. Quello delle diadi è un sistema utilizzato in vari campi. Quello filosofico (trascendenza – immanenza), del diritto (pubblico – privato) e altri. L’ antiteticità delle due esposizioni è andata col tempo riducendosi, passando da periodi come il secondo dopoguerra durante il quale il concetto di destra pareva quasi scomparso o, secondo l’atra parte politica, definitivamente debellato rendendo inutile il confronto fra le due diadi. Col tempo è nato un termine intermedio, quello del centro. Una lenta mutazione sociale ha fatto nascere nel tradizionale sistema politico una rete di movimenti che quasi mai sono assimilabili alla destra o alla sinistra, a volte neanche al centro.

Dopo il crollo dei regimi comunisti è ricorrente la domanda “Esiste ancora una sinistra? Ed egualmente, in questa interdipendenza perenne dei due poli opposti soliti ad opporsi l’un l’altro, ad iniziare dove l’altro finiva o viceversa, anche la domanda “Esiste ancora una destra?” C’è stato che, come Noam Chomsky nel 1993 vide il fallimento delle politiche dei paesi dell’Est come uno strumento virtuoso che apriva nuove prospettive: “… Se sinistra è quella che tradizionalmente significava, allora il collasso del sistema bolscevico è un trionfo per la sinistra a cui si aprono possibilità che erano state sepolte sotto quel sistema di tirannia dal 1917”.

Sappiamo come sono andate le cose.
Mauro Salucci

Mauro Salucci è nato a Genova. Laureato in Filosofia, sposato e padre di due figli. Apprezzato  cultore di storia, collabora con diverse riviste e periodici . Inoltre è anche apprezzato conferenziere. Ha partecipato a diverse trasmissioni televisive di carattere storico. Annovera la pubblicazione di  “Taccuino su Genova” (2016) e“Madre di Dio”(2017) .   “Forti pulsioni” (2018) dedicato a Niccolò Paganini è del 2018 e l’ultima fatica riguarda i Sestieri di Genova.
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